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Il nuovo lavoro di Marco Accetti svela un dettaglio sorprendente: la bara della Skerl scomparsa

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Il nuovo lavoro di Marco Accetti svela un dettaglio sorprendente: la bara della Skerl scomparsa. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Il nuovo corpus di Accetti e il punto che cambia tutto: la bara della Skerl non c’era più

Per anni Marco Accetti è stato raccontato come un mitomane, un depistatore, un uomo incapace di distinguere realtà e rappresentazione. Una figura quasi teatrale, sospesa tra ossessione, protagonismo e bisogno compulsivo di restare dentro il più oscuro mistero italiano degli ultimi quarant’anni: la scomparsa di Emanuela Orlandi.

Poi, però, è successo un problema. Uno di quelli che rompono le narrative comode.

Nel nuovo “corpus, indizi e prova” diffuso l’8 maggio, Accetti torna sul caso di Caterina Skerl e rimette al centro un fatto che oggi non può più essere liquidato come fantasia: il fornetto della ragazza al Verano era stato realmente aperto e la bara mancava davvero. Accetti racconta minuziosamente i dettagli della trafugazione.

Accetti sostiene di avere raccontato già anni prima che il feretro della Skerl fosse stato trafugato nel 2005 e portato fuori dal cimitero, con successiva richiusura del loculo usando la lapide originaria. Una storia che per lungo tempo sembrava l’ennesimo tassello delirante di una costruzione gigantesca.
Finché nel 2022 non emerge che quel loculo era stato effettivamente violato e che la bara non c’era più.

Da quel momento il problema smette di essere “Accetti dice cose assurde”. Il problema diventa: come faceva a saperlo?

Ed è anche su questo che il nuovo documento insiste con ferocia quasi ossessiva. Non cerca più soltanto di suggerire collegamenti tra Orlandi, Gregori, De Pedis e la Skerl. Cerca invece di trasformare Accetti da narratore ambiguo a soggetto che possedeva informazioni concrete e anticipatorie.

La tesi è chiara: nel 2005 alcune persone avrebbero deciso di rimuovere il corpo della Skerl per timore di future analisi genetiche. Il contesto evocato è quello della telefonata anonima alla trasmissione RAI che invitava a verificare la tomba di Enrico De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare. Secondo il ragionamento contenuto nel corpus, chi aveva motivo di temere nuove indagini avrebbe agito preventivamente anche sul corpo di Caterina Skerl.

È una teoria pesantissima. E soprattutto costruita in modo intelligente, perché poggia su un elemento reale: il corpo non c’era.

Il documento poi scende in dettagli quasi maniacali, come se Accetti sapesse che proprio nei dettagli si gioca la partita della credibilità. La storia della maglia con l’etichetta “Via Frattina” è forse il passaggio più emblematico. Secondo il racconto, quell’indumento sarebbe stato occultato dentro una scenografia di Cinecittà per evitare che venisse collegato ai comunicati del sedicente gruppo “Turkesh”, che proprio quella dicitura aveva utilizzato nel 1984.

Qui il testo cambia tono. Diventa quasi velenoso.

Accetti sostiene di avere indicato già nel 2015 al giornalista Fabrizio Peronaci il luogo esatto dove recuperare la maglia. Peronaci, secondo questa versione, non avrebbe proceduto. Poi nel luglio 2022 la collocazione della scenografia viene pubblicata e, tre giorni dopo, un incendio distrugge tutto.

È il genere di sequenza che sembra scritta da un autore noir più che da un testimone giudiziario. Ma proprio per questo produce un effetto disturbante. Perché accumula coincidenze, sovrapposizioni, dettagli concreti, tempi e luoghi reali.

Il punto centrale, però, resta uno soltanto: la bara mancava davvero.

Ed è questo che rende il nuovo corpus molto più insidioso dei precedenti. Non perché provi definitivamente le tesi di Accetti, ma perché introduce un elemento che altera la percezione dell’intero personaggio. Se una parte della sua narrazione si è rivelata fondata, allora diventa inevitabile chiedersi quante altre informazioni possano avere un nucleo reale.

Naturalmente esiste anche l’altra possibilità: che Accetti abbia costruito negli anni una rete talmente vasta di racconti, intuizioni, mezze verità e informazioni raccolte negli ambienti più disparati da riuscire ogni tanto a intercettare fatti autentici. È una dinamica che esiste in molte grandi vicende criminali: personaggi borderline che orbitano intorno al caso, accumulano frammenti di realtà e li trasformano in una mitologia personale.

Ma qui il problema è diverso. Qui non si parla di impressioni o suggestioni. Qui si parla di un loculo aperto e di una bara scomparsa.

E allora la domanda cambia radicalmente.

Non è più: “Accetti è credibile?”
La domanda vera è: “Da dove arrivavano certe informazioni?”

Ed è una domanda che, dopo il nuovo corpus dell’8 maggio, torna ad aprire una crepa inquietante dentro uno dei misteri più opachi della storia italiana.

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Fonte: Report Sicilia

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