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Caos politico ad Agrigento: alleanze fragili tra i vari schieramenti

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Caos politico ad Agrigento: alleanze fragili tra i vari schieramenti. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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Agrigento, il grande caos delle alleanze

Cari lettori, cerchiamo di conoscere meglio chi oggi concorre alla carica di sindaco di Agrigento e comprendere come si sia giunti alle candidature degli aspiranti alla guida del Palazzo dei Giganti.

Occorre però fare subito una distinzione: da un lato vi sono i candidati sostenuti dai partiti tradizionali, dall’altro coloro che hanno scelto di presentarsi esclusivamente con liste civiche.

La premessa impone immediatamente una constatazione: è del tutto legittimo che i partiti schierino candidati espressione della propria presenza sul territorio. Questo non rappresenta né un elemento negativo né positivo, ma semplicemente il modo attraverso cui si costruiscono alleanze e si misurano i rapporti di forza al termine della competizione elettorale.

Agrigento è sempre stata un laboratorio politico e spesso quanto accade in città finisce per diventare modello o riferimento anche per future dinamiche regionali e nazionali.

L’elemento che più sorprende in questa tornata elettorale è però l’alleanza tra Lega e Democrazia Cristiana.

La Lega di Salvini, che tradizionalmente dovrebbe collocarsi accanto a Fratelli d’Italia, non ha trovato un accordo con gli altri partiti del centrodestra e ha invece scelto di convergere con la DC di Totò Cuffaro. Una scelta politicamente singolare, dalla quale emerge la candidatura di Luigi Gentile, frutto di un’intesa che appare difficile da interpretare secondo gli schemi classici della coalizione di destra.

Più che una convergenza naturale, sembra quasi una dimostrazione di autonomia politica: “ci siamo comunque”, anche a costo di un compromesso più stoico che storico.

Non è difficile immaginare le perplessità di parte dell’elettorato: i democristiani chiamati a sostenere un candidato leghista e, viceversa, i leghisti chiamati a votare un candidato sostenuto dal centro moderato.

Non appare meno complessa la situazione dell’altro blocco del centrodestra, composto da UDC, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Anche qui emergono divisioni e assenze significative rispetto all’idea di una coalizione compatta, ma si prova comunque a correre uniti attorno alla candidatura di Dino Alonge, confidando soprattutto nella forza trainante delle liste.

Sul fronte del centrosinistra, invece, permane una forte turbolenza politica. Un copione già visto, tra alleanze difficili e frammentazioni interne. Accanto al Partito Democratico si collocano infatti anche esponenti vicini a Italia Viva attraverso la lista “Casa Riformista”, oltre a una lista riconducibile all’area del Movimento 5 Stelle, pur senza il simbolo ufficiale del partito.

Resta inevitabile una domanda politica: perché né Italia Viva né il Movimento 5 Stelle hanno autorizzato l’utilizzo dei rispettivi simboli? Una scelta prudenziale o una precisa presa di distanza? Saranno gli elettori, e forse il tempo, a fornire una risposta. Questo agglomerato politico propone Michele Sodano, con buona pace del PD rimasto senza una proposta vincente, soccombente quindi alla proposta di La Vardera.

Ma come, La Vardera non era con Cateno De Luca? Era stato nominato portavoce del movimento “Sud chiama Nord” e ha ottenuto l’elezione all’Assemblea Regionale Siciliana proprio grazie alla lista di De Luca. Poi, Cateno De Luca ha parlato di “ingratitudine” e del fatto che La Vardera avesse usato il movimento come un taxi per arrivare al palazzo per poi mettersi in proprio. Insomma un bel quadretto famigliare. Ora siamo quindi all’imitazione del lavoro di Cateno: fare e sostenere sindaci.

Infine vi è la candidatura civica di Giuseppe Di Rosa, che da anni porta avanti una battaglia contro quella che definisce la mala-politica, denunciando la scarsa competenza amministrativa e l’incapacità delle istituzioni di rilanciare una città che attraversa una profonda difficoltà economica e sociale. Una scelta pulita e priva di secondi fini. Forse fastidiosa per quelli che vedono gli stemmi politici come una casa dove abitare, peccato che è mai la loro, ma di quelli che – prima ti fanno entrare – e poi ti lasciano sull’uscio per il resto della vita.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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