Danila Nobile avverte: “Polverone su Maddalusa porterà a demolizioni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo

“Se fate polverone arrivano gli ordini di demolizioni”, parole e musica di Danila Nobile, presidente del Cda di Aica, durante un incontro con gli autobottisti, sempre più sul piede di guerra. Parole che stanno facendo esplodere indignazione e rabbia tra cittadini residenti a Maddalusa e operatori del settore, soprattutto per il passaggio in cui si farebbe riferimento al rischio di “ordini di demolizione” qualora dovesse continuare il “polverone” mediatico e politico sulla vicenda. Il primo problema: gli autobottisti. Loro non hanno intenzione di riprendere il lavoro, alle condizioni di Aica. Hanno chiesto un tavolo tecnico al Prefetto, ma ancora non hanno avuto risposta. Chi aveva manifestato intenzione di riprendere a lavorare ha subito desistito. Il clima rimane tesissimo e, oltre a Maddalusa, altre zone di Agrigento di altri paesi limitrofi rimangono senza servizio sostitutivo. Sul “caso Maddalusa” le parole di Nobile lasciano perplessi: Secondo quanto riportato dai presenti, durante il confronto la presidente avrebbe dichiarato: “Attenzione, perché se dovessero alzare ancora di più questo polverone potrebbe pure voler dire che degli ordini di demolizione potrebbero essere a breve messi in atto”.

Una frase che viene interpretata da molti residenti come una sorta di avvertimento istituzionale, nei confronti di chi sta protestando per la gestione dell’acqua e del servizio autobotti nella zona considerata storicamente come popolata da abusivi. Abusivi che però pagano tutte le tasse al Comune e allo Stato. Tipico paradosso agrigentino. Il clima, già tesissimo per l’emergenza idrica e per le continue polemiche sulla gestione AICA, rischia adesso di esplodere definitivamente. Molti cittadini parlano apertamente di “terrorismo psicologico”, accusando la governance AICA di utilizzare la paura delle demolizioni e delle verifiche urbanistiche per tentare di spegnere le proteste e le denunce pubbliche. La vicenda assume contorni ancora più delicati perché il caso coinvolge famiglie che da anni vivono e pagano tasse e tributi comunali, compresa la Tari, in aree dove i problemi infrastrutturali e urbanistici sono noti da decenni alle istituzioni. “Se paghiamo Tari, servizi, utenze e tributi — sostengono diversi residenti — allora lo Stato e gli enti pubblici non possono ricordarsi dell’esistenza delle case solo quando qualcuno protesta”. Durissimo anche il commento che circola tra associazioni e cittadini: “Altro che dialogo: si tenta di zittire residenti e autobottisti evocando demolizioni e controlli”. La legalità è una priorità, ma senza prevaricare alle esigenze basilari della popolazione, ovvero l’acqua e il lavoro. Intanto cresce la richiesta di un intervento immediato del Prefetto e della Regione Siciliana per riportare serenità in un territorio ormai esasperato da mesi di emergenza idrica, tensioni sociali e continui scontri istituzionali.
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Fonte: Report Sicilia
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