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Il libro di Rosaria Salamone denuncia la violenza domestica in Italia

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Esiste un paradosso drammatico e inaccettabile nell’Italia di oggi: le donne che trovano il coraggio monumentale di denunciare una violenza domestica, spesso, vengono punite dal sistema stesso che dovrebbe proteggerle. È da questa dolorosa consapevolezza che nasce “Quando il silenzio uccide. Responsabilità degli operatori nella violenza domestica: dal dovere morale al dovere giuridico” (Alpes Italia, I edizione 2026), l’ultimo libro di Rosaria Salamone, avvocata del Foro di Roma ed ex consulente legale presso il Senato della Repubblica. Prefato dalla giornalista RAI Giovanna Serpico, il testo non è semplicemente un saggio giuridico, ma un vero e proprio “strumento di lotta” che punta il dito contro la catena di omissioni, paure e pregiudizi che trasforma i femminicidi in cronache di morti annunciate. L’analisi della Salamone parte da un dato di fatto: dopo l’introduzione del Codice Rosso nel 2019 e le successive riforme (fino alle leggi del 2023 e del 2025), l’Italia si è dotata di uno degli impianti normativi più avanzati d’Europa. Eppure, decine di donne continuano a morire per mano di partner o ex partner. Com’è possibile se molte di loro avevano già denunciato, erano seguite dai servizi sociali o erano passate per i pronto soccorso? La risposta dell’autrice è lucida e spietata: il sistema è gravemente disfunzionale perché le norme rimangono sulla carta. La “catena della protezione” si spezza a causa della superficialità, della mancanza di formazione specialistica e della paura degli operatori di esporsi e assumersi responsabilità.

Il libro mappa con precisione millimetrica le responsabilità e le disfunzioni dei diversi attori in gioco:

  • Forze dell’ordine e Magistratura: Nonostante i tempi stringenti del Codice Rosso (come l’audizione della vittima entro tre giorni), le prassi rimangono spesso inefficaci, le valutazioni del rischio sono discrezionali e le archiviazioni finiscono per abbandonare le vittime, derubricando i reati a “normali liti familiari”.
  • Operatori Sanitari: Troppo spesso i medici omettono di fare il referto per la paura di “intromettersi”, privando la vittima di una prova documentale fondamentale.
  • Assistenti Sociali e Insegnanti: Pur ricoprendo una chiara “posizione di garanzia”, si muovono spesso tra il timore di intervenire e relazioni che minimizzano la violenza, ignorando persino i segnali devastanti sui bambini, vittime invisibili della violenza assistita.

“A cosa serve il coraggio delle vittime se il sistema ti punisce per averlo avuto?” si chiede Giovanna Serpico nella prefazione. Se una donna denuncia dopo anni viene considerata “inattendibile”; se si costituisce parte civile è “interessata ai soldi”; se ritratta per terrore diventa “calunniatrice”. Una trappola psicologica e giudiziaria senza via d’uscita.

La parte più tecnica e dirompente del volume analizza il Codice Penale. Salamone ricorda che per i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio (inclusi medici, assistenti sociali e insegnanti), il silenzio non è un’opzione, ma un reato.

Il libro esamina nel dettaglio:

  • L’Art. 361 c.p. e 362 c.p. (omessa denuncia).
  • L’Art. 365 c.p. (omissione di referto).
  • L’Art. 40 c.p. (responsabilità per omissione): il principio cardine secondo cui “non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. Chi non denuncia o non attiva i protocolli può andare incontro a pesanti conseguenze penali, civili e disciplinari.

A differenza di molti saggi di denuncia, “Quando il silenzio uccide” non si limita a fotografare il disastro, ma propone una rivoluzione strutturale su 5 livelli per ribaltare il sistema:

  1. Riforma Normativa: Introduzione di un obbligo qualificato di segnalazione, aumento delle sanzioni per omessa denuncia ed esclusione automatica dell’affidamento condiviso in presenza di violenza domestica accertata (smontando il dogma pericoloso della bigenitorialità a tutti i costi).
  2. Formazione Obbligatoria e Rigida: Corsi specialistici vincolanti (con ore minime e crediti) per magistrati, avvocati, forze dell’ordine, medici, assistenti sociali e insegnanti.
  3. Protocolli Organizzativi Nazionali: Linee guida operative chiare e vincolanti per standardizzare l’intervento di scuole, ospedali e servizi sociali.
  4. Tecnologia contro la Discrezionalità: L’adattamento in Italia del modello spagnolo VioGén, un sistema informatico integrato e basato su algoritmi per la valutazione oggettiva del rischio, che toglie spazio alla dannosa “impressione personale” dell’operatore di turno.
  5. Rivoluzione Culturale: Linee guida vincolanti per i giudici per estirpare gli stereotipi di genere nei tribunali e abbattere la piaga della vittimizzazione secondaria (quando le istituzioni colpevolizzano la vittima).

Questo testo è un manuale d’azione fondamentale. È pensato per gli avvocati che devono difendere le vittime in tribunale, per i magistrati, per le forze dell’ordine, ma anche per medici, assistenti sociali e docenti che hanno bisogno di sapere esattamente cosa fare e come tutelarsi quando intercettano un caso di violenza.

“Quando il silenzio uccide” ci ricorda che la violenza domestica non è un “affare privato”. Ogni volta che un operatore si volta dall’altra parte per paura o burocrazia, diventa complice. Il coraggio delle donne non può più essere lasciato solo: serve il coraggio civile e giuridico delle istituzioni per fare, finalmente, scudo intorno a chi chiede aiuto.

Luigi Mula – scrivolibero.it

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Fonte: Scrivo Libero

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