Nuove ordinanze nel centro storico: il Comune individua altri proprietari dopo nove anni. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Agrigento continua a fare i conti con il degrado e l’abbandono del proprio centro storico. A quasi due mesi dal crollo verificatosi il 20 aprile scorso tra le vie Alletto e Zuppardo, il sindaco Francesco Miccichè ha firmato una nuova ordinanza di messa in sicurezza che integra la precedente Ordinanza Sindacale n. 25 del 22 aprile 2026, ampliando l’elenco dei soggetti destinatari degli obblighi di intervento.
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La vicenda, tuttavia, solleva interrogativi che vanno ben oltre il semplice atto amministrativo.
Dalla documentazione emerge infatti che la zona interessata dal crollo era già stata oggetto di precedenti ordinanze comunali addirittura nel 2017, quando il Comune aveva ordinato ai proprietari di mettere in sicurezza immobili gravemente dissestati identificati al foglio catastale 142, particella 190. Ordinanze che risultano essere state soltanto parzialmente ottemperate.
Nove anni dopo, il risultato è sotto gli occhi di tutti: una parte dell’edificio è crollata, le macerie hanno invaso la pubblica via e si è reso necessario sgomberare precauzionalmente un’abitazione prospiciente per tutelare l’incolumità degli occupanti.
Il Comune aggiorna l’elenco degli eredi dopo il crollo
Uno degli aspetti più singolari dell’ordinanza riguarda il fatto che soltanto dopo il crollo sono stati effettuati “laboriosi accertamenti catastali e anagrafici” che hanno consentito di individuare ulteriori proprietari, eredi e aventi titolo degli immobili coinvolti.
La nuova ordinanza individua infatti numerosi eredi e comproprietari delle particelle catastali 190 e 191, imponendo loro la messa in sicurezza delle strutture residue, la rimozione delle macerie e la presentazione di una perizia giurata attestante l’eliminazione di ogni pericolo per la pubblica e privata incolumità entro quindici giorni dalla notifica.
Una circostanza che inevitabilmente porta a chiedersi se questi accertamenti non potessero essere completati molto prima, evitando che una situazione nota da anni arrivasse al punto del collasso strutturale.
Una città che crolla a pezzi
La vicenda rappresenta l’ennesima fotografia del centro storico agrigentino: edifici abbandonati, ordinanze che si susseguono nel tempo, interventi mai completati e pericoli che diventano emergenze solo quando si verifica il danno.
Nella stessa ordinanza si riconosce che l’area era già transennata da tempo per ragioni di sicurezza e che il crollo è avvenuto in una zona già considerata a rischio.
Il problema, dunque, non è soltanto il crollo del 20 aprile, ma la gestione di un patrimonio edilizio che da anni versa in condizioni critiche senza che si riesca ad arrivare a soluzioni definitive.
L’interrogativo politico
La domanda che molti cittadini potrebbero porsi è semplice: se nel 2017 esistevano già ordinanze di messa in sicurezza e se gli immobili erano già considerati pericolosi, come si è arrivati al crollo del 2026?
L’ordinanza firmata dal sindaco Miccichè cerca oggi di porre rimedio alla situazione imponendo nuovi obblighi ai proprietari individuati.
Ma resta il fatto che il centro storico continua a perdere pezzi mentre la città si prepara ad affrontare le sfide del futuro. E ogni nuovo crollo sembra raccontare la stessa storia: quella di una Agrigento dove i problemi vengono affrontati soltanto dopo che il danno si è già verificato.
I pareri tecnici e amministrativi allegati alla proposta di ordinanza risultano favorevoli, mentre il settore finanziario ha precisato che il provvedimento non comporta alcun effetto economico diretto per l’ente.
E mentre il Comune aggiorna gli elenchi degli eredi e dei proprietari, una domanda rimane sospesa tra le macerie delle vie Alletto e Zuppardo: quanti altri edifici nelle stesse condizioni attendono soltanto il prossimo crollo per tornare all’attenzione dell’amministrazione?
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

