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Telamone “povero”: scoperta la sua triste sorte in un deposito del Palacongressi

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Telamone “povero”: scoperta la sua triste sorte in un deposito del Palacongressi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

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Da due anni Agrigento vanta la presenza di un grande telamone nel cuore della Valle dei Templi. Eretto dopo vent’anni di studi, ricerche e restauri il “gigante di pietra” dell’antica Akragas venne rialzato. La cerimonia di presentazione del “nuovo” Telamone, ricostruito in posizione eretta, si tenne il 29 febbraio 2024 alla presenza del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato, il direttore del Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei templi, Roberto Sciarratta, e altre autorità. Ad Agrigento però c’è un altro gigante, sia pure in pezzi, che giace abbandonato in un deposito alle spalle del palacongressi del Villaggio Mosè. Si tratta del busto con la testa e della parte bassa della riproduzione di un telamone che per anni è stata usata in città in varie location e che visse altri anni di abbandono, alle spalle del palasport Nicosia, quando anch’esso venne chiuso.

Una storia di ordinario degrado e abbandono che meriterebbe un finale diverso, tenuto conto dell’importanza intrinseca di una simile opera. Una sorte decisamente diversa per il telamone eretto un paio d’anni orsono dopo tanti anni di studi e ricerche, rendendo possibile l’erezione di una statua alta quasi 8 metri, è sostenuta da una struttura in acciaio di 12 metri alla quale sono ancorate delle mensole dove sono collocati i singoli pezzi del monumento riassemblato. Nel 2004, il Parco della Valle dei templi ha avviato un’estesa campagna di studi e ricerche sull’Olympieion affidata all’Istituto archeologico germanico di Roma (Dai Rome) guidata da Heinz-Jürgen Beste. Sono stati così individuati più di 90 frammenti che appartenevano ad almeno otto diversi telamoni.

Dove giace il telamone “povero”

Di uno di questi, si conservavano circa i due terzi degli elementi originari che lo componevano. Questo nucleo omogeneo di blocchi è stato quindi utilizzato per la ricostruzione del “nuovo” Telamone, “fratello” di quello già ricostruito a fine Ottocento, ospitato al Museo archeologico “Pietro Griffo”. Il quarto “fratello”, quello più scarso, giace a pezzi in un deposito nascosto agli occhi della gente. Un peccato.

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Fonte: Report Sicilia

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