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Social in fermento: chi chiede la grazia per l’ex avvocato Arnone?

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Social in fermento: chi chiede la grazia per l’ex avvocato Arnone?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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In queste ore assistiamo a un fenomeno che lascia sinceramente perplessi. Sui social network, anche autorevoli professionisti del diritto stanno invocando perdono, grazia, misure alternative e trattamenti di favore per l’ex avvocato Giuseppe Arnone, oggi detenuto per scontare una pena definitiva.

La domanda è semplice: perché lui sì e gli altri no? Perchè un soggetto che ha commesso reati punibili ai sensi di legge non deve finire in carcere?

Ogni giorno migliaia di detenuti scontano le proprie pene nel silenzio generale. Nessuno organizza campagne social per loro, nessuno invoca eccezioni, nessuno chiede corsie preferenziali. Eppure, improvvisamente, per un personaggio noto si mobilitano coscienze e sensibilità che fino a ieri sembravano assenti. La legge, però, non dovrebbe conoscere notorietà, simpatie o amicizie. Dovrebbe essere uguale per tutti.

Per oltre venticinque anni Giuseppe Arnone ha costruito la propria immagine pubblica attraverso attacchi, accuse, offese e denigrazioni rivolte a cittadini, professionisti, amministratori, magistrati, rappresentanti delle istituzioni e intere famiglie. Ha utilizzato spesso toni aggressivi, linguaggi offensivi ed espressioni che hanno ferito la dignità di molte persone. Chi oggi ne chiede la grazia dovrebbe ricordare che, in tutti questi anni, difficilmente si sono sentite parole di pentimento o di rispetto verso coloro che sono stati bersaglio delle sue campagne.

Dove erano coloro i quali adesso chiedono clemenza? Dove erano quando Arnone distruggeva la dignità di chicchessia strafottendosene se le mogli dei colpiti, i mariti, i figli, i congiunti, gli amici sprofondassero in un oblio dal quale, molti, non sono più riusciti a fuggire. Non ha avuto pietà nemmeno per chi fosse in procinto di morire o di chi era già andato all’altro mondo.

E la prefetta, la questora, i capi di Procure, avvocati mortificati come birilli da cesso.

Ancora più sorprendente è vedere trasformare in martire chi si trova semplicemente a scontare una pena stabilita dalla giustizia. Non siamo di fronte a un perseguitato politico, né a una vittima di un’ingiustizia evidente. Siamo di fronte a una persona che, secondo quanto accertato dalle autorità competenti, ha violato la legge e che oggi sta affrontando le conseguenze previste dall’ordinamento.

In uno Stato di diritto la pena non è vendetta. Nessuno deve gioire per la detenzione di un altro essere umano. Ma proprio per questo la pena deve essere uguale per tutti e applicata senza privilegi. La dignità del detenuto va rispettata sempre, ma insieme alla dignità delle vittime, delle persone offese e delle istituzioni che per anni sono state bersaglio di comportamenti ritenuti illeciti.

Chi invoca clemenza per Giuseppe Arnone dovrebbe allora avere il coraggio di chiedere la stessa clemenza per tutti i detenuti nelle medesime condizioni. Diversamente, il messaggio che passa è devastante: esistono cittadini comuni che devono scontare la pena fino all’ultimo giorno ed esistono cittadini più visibili, più conosciuti o più influenti per i quali si chiede un trattamento diverso.

La giustizia può essere umana. Ma non può essere selettiva.

Se la legge deve valere, deve valere per tutti. Se la pena deve essere eseguita, deve essere eseguita per tutti. E se la misericordia deve trovare spazio, allora non può trasformarsi nel privilegio riservato a chi ha avuto maggiore esposizione mediatica.

La vera battaglia di civiltà non è chiedere eccezioni per uno. È pretendere uguaglianza per tutti.

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Fonte: Sicilia24h

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