Agrigento – Cefpas, il gip dispone i domiciliari per Riccardo Gallo Afflitto e l’interdizione per sei mesi a Giuseppe Capodieci. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
Cosa sta succedendo

Nuovo sviluppo nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Caltanissetta sul Cefpas, il Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del Servizio sanitario regionale. Il giudice per le indagini preliminari ha emesso le prime misure cautelari, accogliendo solo in parte le richieste formulate dai pubblici ministeri al termine di una complessa attività investigativa.
Il provvedimento più gravoso riguarda il deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, nei cui confronti il Gip ha disposto gli arresti domiciliari. Diversa, invece, la decisione assunta nei confronti di Giuseppe Capodieci, direttore generale dell’ASP di Agrigento, per il quale il giudice ha respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura, applicando la misura dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di sei mesi.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Caltanissetta, ipotizza a vario titolo i reati di corruzione e falso ideologico e riguarda presunti rapporti illeciti nella gestione del Cefpas, con particolare riferimento all’affidamento di incarichi, consulenze e ad alcune scelte amministrative che, secondo l’accusa, sarebbero state orientate da interessi estranei al buon andamento della pubblica amministrazione.
Secondo gli inquirenti, il deputato regionale avrebbe esercitato un ruolo determinante nell’influenzare decisioni dell’ente di formazione sanitaria, mentre uno dei filoni investigativi riguarda anche i rapporti istituzionali tra il Cefpas e l’ASP di Agrigento attraverso specifici accordi di collaborazione.
Per la provincia di Agrigento la decisione del Gip assume particolare rilevanza proprio per il coinvolgimento del direttore generale dell’ASP, chiamato negli ultimi mesi a gestire numerose questioni strategiche legate alla sanità provinciale. L’interdizione comporta l’immediata sospensione dall’esercizio delle funzioni pubbliche per il periodo stabilito dal giudice.
L’inchiesta è destinata a proseguire con gli interrogatori e gli eventuali riesami delle misure cautelari. Sarà inoltre il prosieguo del procedimento penale a stabilire se le accuse formulate dalla Procura troveranno conferma nel dibattimento.
Come previsto dall’ordinamento italiano, è opportuno ricordare che le misure cautelari non costituiscono una pronuncia di colpevolezza e che tutti gli indagati devono ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
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Fonte: Report Sicilia
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