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Agrigento – Incendio doloso alla Omnia di Licata, il tribunale ricostruisce i retroscena del rogo

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Agrigento – Incendio doloso alla Omnia di Licata, il tribunale ricostruisce i retroscena del rogo. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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Sono state depositate le motivazioni della sentenza emessa con rito abbreviato nell’ambito del procedimento relativo al devastante incendio che, nel gennaio dello scorso anno, ha distrutto il deposito della ditta Omnia di Licata. Un rogo di vaste proporzioni, ritenuto di natura dolosa, che secondo quanto ricostruito dagli inquirenti sarebbe stato organizzato e realizzato attraverso il coinvolgimento di più persone.

La sentenza di primo grado ha portato alla condanna di Carmelo D’Antona, 40 anni, di Licata, a 14 anni di carcere. Quattro anni sono stati invece inflitti a Gioconda Stemma, 53 anni, di Campobello di Licata, mentre Giuseppe Barbera, 51 anni, e Maurizio Brancato, 50 anni, sono stati condannati entrambi a 4 anni e 8 mesi.

Le contestazioni riguardanti l’incendio attribuiscono ai diversi imputati ruoli differenti nell’organizzazione dell’azione. D’Antona e un altro imputato vengono indicati come coloro che avrebbero ideato l’operazione, mentre Barbera e Brancato sarebbero stati coinvolti nella fase esecutiva. Proprio il ruolo attribuito a D’Antona emerge in maniera significativa dalla motivazione della sentenza, nella quale il tribunale lo indica come uno degli esecutori materiali del devastante rogo.

L’incendio non avrebbe avuto soltanto conseguenze economiche e strutturali. Al procedimento è stata contestata anche l’aggravante legata al pericolo per la salute pubblica. Le fiamme che hanno interessato il deposito di rifiuti avrebbero infatti provocato l’emissione di sostanze nocive, tra cui diossine, determinando un deterioramento della qualità dell’aria nella zona interessata dal rogo.

La vicenda giudiziaria comprende anche altre contestazioni, distinte rispetto all’incendio della Omnia. A D’Antona e Brancato viene contestata la detenzione e il porto di un’arma in luogo pubblico, oltre a presunte minacce rivolte nei confronti di un’altra persona.

Per D’Antona e un altro imputato l’accusa riguarda inoltre un episodio di estorsione. Secondo la ricostruzione investigativa, un uomo ritenuto responsabile di un furto sarebbe stato condotto in una zona di campagna, picchiato e minacciato di morte allo scopo di ottenere la restituzione di 170 euro, somma corrispondente al valore della merce sottratta.

A carico di D’Antona figura infine anche una contestazione per tentato omicidio relativa a un episodio avvenuto il 10 luglio 2024 a Campobello di Licata. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe aggredito a colpi di spranga un senza fissa dimora.

La stessa persona coinvolta in quest’ultimo episodio deve rispondere, a sua volta, di lesioni personali aggravate per un’altra aggressione che avrebbe provocato alla vittima ferite giudicate guaribili in circa una settimana.

Le motivazioni depositate dal tribunale, per quanto riguarda l’incendio, consentono dunque di ricostruire il quadro accusatorio e il ruolo attribuito ai singoli imputati. Il rogo della Omnia viene considerato un’azione organizzata, con una precisa distinzione tra chi avrebbe concepito il progetto e chi sarebbe poi passato alla sua concreta realizzazione.

La vicenda resta ora affidata ai successivi sviluppi giudiziari, mentre le motivazioni della sentenza rappresentano il documento attraverso il quale il tribunale ha spiegato le ragioni alla base delle pesanti condanne pronunciate in primo grado.

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Fonte: Sicilia24h

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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