Agrigento – Emergenza idrica a Maddalusa, l’ANAFePC chiede interventi immediati: «Servono soluzioni, non più rinvii». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Una situazione che dura ormai da mesi e che, secondo quanto denunciato dai residenti, ha raggiunto livelli non più sostenibili. L’emergenza idrica nella frazione di Maddalusa è tornata al centro del confronto istituzionale durante il Consiglio comunale straordinario e aperto dedicato alla crisi dell’acqua.
Nel corso della seduta è intervenuta anche l’ANAFePC – Accademia Nazionale per l’Alta Formazione e Promozione della Cultura del Lavoro e del Sociale, che ha portato all’attenzione dell’amministrazione comunale una serie di proposte operative rivolte soprattutto alle famiglie della frazione, alle prese da circa 110 giorni con l’assenza di regolare approvvigionamento idrico.
L’associazione ha chiesto di superare quella che considera una gestione fatta di rinvii e giustificazioni, sollecitando risposte concrete a una crisi che, viene sottolineato, non riguarda soltanto l’organizzazione del servizio, ma coinvolge anche aspetti legati alla salute pubblica e alla dignità delle persone.
A rappresentare l’associazione durante il Consiglio comunale è stato il presidente Calogero Coniglio, che ha illustrato tre possibili interventi.
Il primo riguarda l’estensione a tutti gli abitanti di Maddalusa dell’ordinanza emergenziale attualmente prevista per le persone fragili. L’obiettivo sarebbe quello di consentire un accesso straordinario all’approvvigionamento idrico, anche attraverso deroghe motivate da esigenze igienico-sanitarie.
La seconda proposta riguarda invece il problema delle pratiche edilizie rimaste ferme per decenni. L’ANAFePC propone la creazione di una task force comunale che possa esaminare e definire le numerose posizioni ancora irrisolte. Per gli immobili che non potranno essere regolarizzati, l’associazione chiede inoltre di attivare percorsi di tutela sociale coinvolgendo lo IACP, così da evitare che le irregolarità edilizie si traducano automaticamente nell’impossibilità di garantire servizi essenziali alle famiglie.
Infine, viene proposta l’utilizzazione delle nuove autobotti finanziate dalla Regione Siciliana per realizzare temporaneamente cisterne pubbliche e punti di distribuzione dell’acqua. Il sistema dovrebbe essere accompagnato da un censimento degli utenti e dei consumi, realizzato con il coinvolgimento dell’Asp, in modo da assicurare tracciabilità e controllo.
L’iniziativa dell’ANAFePC ad Agrigento si inserisce in un’attività più ampia avviata dall’associazione in diverse aree della Sicilia.
Sono 21 i Comuni, distribuiti in cinque province, nei quali l’organizzazione ha chiesto la convocazione di Consigli comunali straordinari e aperti per discutere dell’emergenza idrica. L’associazione ha inoltre avviato procedure di diffida e richieste di accesso agli atti attraverso il FOIA e riferisce di avere presentato esposti alle nove Procure della Repubblica siciliane.
Tra gli obiettivi della mobilitazione figura anche la richiesta di fare chiarezza sull’utilizzo di circa 250 milioni di euro di risorse pubbliche destinate a interventi su dighe e invasi. L’associazione sta inoltre sollecitando un confronto con la Regione, le Prefetture e i ministeri competenti sulla gestione dell’emergenza e sulle possibili conseguenze sanitarie della carenza d’acqua.
Tra le soluzioni indicate figura anche l’adozione di un modello di gestione idrica regionale ispirato a quello già sperimentato in Puglia.
Il vicepresidente dell’ANAFePC, Maurizio Cirignotta, ha chiesto che alle proposte illustrate durante la seduta seguano adesso atti concreti da parte dell’amministrazione comunale e del Consiglio.
L’associazione intende continuare a monitorare l’iter delle iniziative presentate e le decisioni che saranno assunte nelle prossime settimane, annunciando la volontà di intervenire nuovamente qualora la situazione dovesse rimanere senza risposte.
Il caso Maddalusa, intanto, continua a rappresentare uno dei volti più problematici dell’emergenza idrica nell’Agrigentino: famiglie che, pur vivendo in abitazioni dotate di altri servizi e continuando a sostenere i relativi tributi, denunciano di non poter disporre con continuità di quello che resta il più elementare dei servizi pubblici, l’acqua potabile.
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Fonte: Scrivo Libero
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