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Agrigento – Caso Crosta, PEC a Comune e Soprintendenza: «Definite subito la sanatoria e, se l’immobile è insanabile, ordinate l’abbattimento»

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Agrigento – Caso Crosta, PEC a Comune e Soprintendenza: «Definite subito la sanatoria e, se l’immobile è insanabile, ordinate l’abbattimento». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

Cosa sta succedendo

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Adesso non ci sono più soltanto gli articoli, le domande e le richieste pubbliche di chiarimento. Il caso della casa di contrada Zingarello appartenente al vicesindaco Giovanni Crosta è stato formalmente sottoposto al Comune di Agrigento, alla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali e al Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri.

Questa mattina Giuseppe Di Rosa, presidente dell’associazione Nuovo Millennio, editrice di Report Sicilia, ha trasmesso una PEC con la quale chiede l’immediata apertura di controlli urbanistici, edilizi, paesaggistici e ambientali sull’immobile.

La richiesta centrale è ormai chiarissima: il Comune e la Soprintendenza devono recuperare il fascicolo, definire senza ulteriori ritardi la pratica di sanatoria e, qualora venga confermata la costruzione in violazione del vincolo di inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia, adottare tutti gli atti conseguenti, compresa l’ordinanza di demolizione.

Non può esistere una procedura diversa perché il proprietario è il vicesindaco di Agrigento.

La PEC inviata agli enti competenti

La segnalazione è stata inoltrata al protocollo generale del Comune di Agrigento, al sindaco Michele Sodano, al Segretario generale, al dirigente del settore Urbanistica, alla Soprintendenza di Agrigento e al Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri, comprendente il Nucleo investigativo di polizia ambientale, agroalimentare e forestale.

Nella PEC viene ricostruita la vicenda dell’immobile del quale Crosta ha pubblicamente riconosciuto la proprietà.

Il vicesindaco ha affermato che si tratterebbe di un “rudere”, che nessuno vi abiterebbe, che non avrebbe destinazione residenziale e che per la costruzione sarebbe stata presentata una pratica di sanatoria.

Ma una domanda di sanatoria non equivale a una sanatoria concessa.

Crosta non ha ancora mostrato pubblicamente il titolo edilizio originario, la concessione eventualmente rilasciata, il nulla osta della Soprintendenza e gli altri documenti capaci di dimostrare la regolarità urbanistica e paesaggistica dell’immobile.

Una casa a circa 96 metri dalla battigia

Secondo la documentazione acquisita da Report Sicilia, una misurazione riconducibile alla Soprintendenza collocherebbe l’immobile a circa 96 metri dalla battigia.

La casa ricadrebbe quindi all’interno della fascia dei 150 metri dal mare interessata dal vincolo di inedificabilità previsto dall’articolo 15 della legge regionale siciliana numero 78 del 1976.

Adesso Comune e Soprintendenza devono accertare innanzitutto quando siano state realizzate le singole parti della costruzione.

Devono stabilire:

  • quale fosse la consistenza originaria dell’immobile;
  • quali parti siano state realizzate prima dell’entrata in vigore del vincolo;
  • quali siano state costruite successivamente;
  • quali porzioni risultino eventualmente già legittimate;
  • quali opere siano ancora oggetto della domanda di sanatoria;
  • se esistano parti non sanabili;
  • se siano stati realizzati ampliamenti o trasformazioni più recenti.

Se verrà confermato che le opere sono state realizzate dopo l’introduzione del vincolo e all’interno della fascia di inedificabilità assoluta, la pratica dovrà essere definita negativamente e il Comune dovrà avviare il procedimento repressivo previsto dalla legge.

L’eventuale demolizione, naturalmente, deve essere preceduta dagli accertamenti e dai provvedimenti formali previsti dall’ordinamento. Ma proprio per questo gli uffici devono agire adesso: non è più accettabile lasciare la pratica sospesa o priva di una decisione definitiva.

La Soprintendenza definisca immediatamente il fascicolo

La PEC chiede alla Soprintendenza di individuare e riesaminare con urgenza l’intero fascicolo relativo alla casa.

L’ufficio regionale dovrà verificare la data della domanda di sanatoria, l’identificazione catastale, l’epoca delle opere, la distanza dalla battigia, le porzioni interessate dalla pratica e l’esistenza di precedenti pareri, richieste di integrazione o provvedimenti interlocutori.

Dovrà inoltre stabilire se le opere siano compatibili con il vincolo paesaggistico e se la costruzione sia totalmente o parzialmente insanabile.

La richiesta non è quella di adottare arbitrariamente un parere negativo senza istruttoria. È quella di concludere immediatamente l’istruttoria e di emettere un parere negativo qualora venga confermato quanto emerge dalla documentazione sulla distanza dal mare e sull’epoca delle opere.

La legge deve essere applicata fino in fondo, senza sconti e senza riguardi per il ruolo politico del proprietario.

Il Comune non può rimanere immobile

Anche il Comune di Agrigento è chiamato ad assumersi precise responsabilità.

Il settore Urbanistica deve recuperare il fascicolo edilizio, confrontare le planimetrie depositate con lo stato attuale dei luoghi e verificare la legittimità di ogni singola parte della costruzione.

Se dagli accertamenti emergerà l’insanabilità delle opere, il Comune non potrà limitarsi a prenderne atto. Dovrà adottare i provvedimenti previsti: rigetto della sanatoria per le parti non regolarizzabili, ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi.

La repressione degli abusi edilizi non è una scelta politica discrezionale. Una volta accertata l’assenza dei titoli e l’impossibilità di sanare le opere, l’amministrazione deve procedere attraverso gli atti previsti dall’ordinamento.

La stessa giurisprudenza amministrativa continua a ricondurre l’ordinanza di demolizione alle conseguenze previste per le opere edilizie abusive, sulla base degli accertamenti compiuti dall’amministrazione. Giustizia Amministrativa

Adesso il sindaco Sodano deve spiegare se intenda garantire l’applicazione delle regole anche quando il proprietario dell’immobile è il proprio vicesindaco.

I lavori apparentemente eseguiti tra il 2024 e il 2026

Un capitolo specifico della segnalazione riguarda gli interventi che, dal confronto tra le immagini storiche e quelle più recenti, sembrerebbero essere stati realizzati tra il 2024 e il 2026.

Le fotografie e le riprese effettuate con il drone mostrano oggi un immobile rifinito e apparentemente curato, con spazi esterni pavimentati e attrezzati, arredi, vegetazione mantenuta, biancheria stesa e contenitori destinati ai rifiuti.

Elementi difficilmente conciliabili con la definizione di un semplice rudere abbandonato.

Gli enti dovranno accertare quali lavori siano stati eseguiti, chi li abbia commissionati, quale impresa li abbia realizzati e attraverso quale titolo edilizio.

È stata presentata una Cila?

Esiste una Scia?

È stato richiesto un permesso di costruire?

La Soprintendenza ha rilasciato un’autorizzazione paesaggistica?

I lavori hanno riguardato parti regolari oppure porzioni ancora abusive e interessate dalla pratica di sanatoria?

Non tutti gli interventi richiedono lo stesso titolo edilizio. Ma se sono state realizzate opere su parti abusive o insanabili, senza le autorizzazioni necessarie, anche la regolarità del cantiere e degli interventi più recenti dovrà essere valutata dagli organi competenti.

I controlli affidati anche ai Carabinieri

La PEC è stata trasmessa anche al Centro Anticrimine Natura dei Carabinieri di Agrigento affinché valuti l’avvio di accertamenti indipendenti.

Ai Carabinieri viene chiesto di verificare la corrispondenza tra lo stato attuale dei luoghi e le planimetrie depositate, l’epoca delle opere, la legittimità dei lavori più recenti, la presenza dei titoli edilizi e paesaggistici e l’eventuale esecuzione di interventi su porzioni non sanate.

La segnalazione riguarda anche il sistema di approvvigionamento idrico e lo smaltimento delle acque reflue.

Crosta avrebbe sostenuto che la casa non dispone di utenza idrica e non viene abitata. Le immagini e le testimonianze pervenute al giornale descrivono però una situazione che merita di essere verificata.

Da dove arriva l’acqua utilizzata nell’immobile?

La casa è collegata direttamente o indirettamente alla rete?

Dispone di pozzo, serbatoi o rifornimenti mediante autobotte?

È collegata alla nuova fognatura di Cannatello-Zingarello?

Se non lo è, dove vengono smaltite le acque reflue?

Considerata la vicinanza al mare, anche questi aspetti assumono un evidente rilievo ambientale.

Il conflitto determinato dalle deleghe di Crosta

La vicenda è ancora più delicata perché Giovanni Crosta non è un semplice cittadino.

È il vicesindaco e detiene, tra le altre, le deleghe agli Affari legali, alla Trasparenza e anticorruzione, alla Polizia municipale, al Patrimonio, ai Tributi e al Personale.

Alcuni degli uffici chiamati a verificare la sua casa ricadono quindi in settori sui quali egli esercita un ruolo politico.

Per questa ragione la PEC chiede al sindaco e al Segretario generale di garantire l’assoluta indipendenza degli accertamenti e l’astensione di Crosta da qualsiasi attività o interlocuzione collegata al proprio immobile.

Ogni assegnazione, accesso al fascicolo, sopralluogo e provvedimento dovrà essere formalmente protocollato e tracciabile.

Non deve esserci soltanto imparzialità: deve essere escluso anche qualsiasi dubbio sulla libertà degli uffici incaricati dei controlli.

Adesso si individui il responsabile del procedimento

Con la PEC è stato chiesto al Comune di comunicare il numero di protocollo, il responsabile del procedimento e l’ufficio al quale la segnalazione verrà assegnata.

Non saranno sufficienti risposte politiche, comunicati o dichiarazioni sui social.

Il Comune dovrà dire:

  • chi sta esaminando il fascicolo;
  • quali atti risultano depositati;
  • se sia già stato effettuato un sopralluogo;
  • se la pratica di sanatoria possa essere accolta;
  • se siano state individuate opere insanabili;
  • quando verrà adottato il provvedimento conclusivo;
  • quali atti saranno assunti in caso di rigetto.

Anche la Soprintendenza dovrà chiarire lo stato del procedimento e spiegare perché una pratica relativa a un immobile che risulterebbe collocato a circa 96 metri dalla battigia non sia stata ancora definitivamente conclusa.

Se è insanabile, si proceda all’abbattimento

Il punto non può essere eluso.

Se il fascicolo dimostrerà che tutta o parte della casa è stata costruita in violazione del vincolo assoluto dei 150 metri e che le opere non possono essere sanate, Comune e Soprintendenza dovranno adottare immediatamente i rispettivi provvedimenti.

La Soprintendenza dovrà esprimere il parere previsto dalla legge. Il Comune dovrà rigettare la sanatoria per le parti insanabili e ordinare la demolizione.

Non si può lasciare una casa abusiva in piedi soltanto perché appartiene al vicesindaco.

Non si possono lasciare senz’acqua interi quartieri, criminalizzando famiglie che vivono da decenni nelle proprie abitazioni, e contemporaneamente rinviare ogni decisione sulla proprietà di un amministratore che detiene persino la delega alla Trasparenza.

Le regole devono valere per tutti. Anzi, chi ricopre un incarico pubblico ha il dovere di dare l’esempio e di sottoporsi ai controlli con una trasparenza ancora maggiore.

Sodano valuti immediatamente la permanenza di Crosta

La PEC chiede infine al sindaco Michele Sodano di valutare la compatibilità politica della permanenza di Crosta nella carica di vicesindaco e nell’esercizio delle sue deleghe durante gli accertamenti.

Report Sicilia ha già chiesto le dimissioni.

Non è credibile che un amministratore titolare delle deleghe alla Trasparenza, alla Polizia municipale, agli Affari legali e al Patrimonio continui a esercitarle mentre gli stessi uffici comunali devono verificare la regolarità della sua casa.

Il sindaco non può nascondersi dietro il silenzio. Deve garantire i controlli, sottrarli a qualsiasi possibile condizionamento e assumere una decisione politica.

Crosta, dal canto suo, può chiarire tutto rendendo pubblici il titolo edilizio, la sanatoria concessa, il nulla osta della Soprintendenza e le pratiche relative agli interventi più recenti.

Fino a quando non lo farà, le domande resteranno tutte aperte.

Da oggi, però, la responsabilità di rispondere non è più soltanto politica. La segnalazione è stata formalmente protocollata e inviata agli enti competenti.

Adesso Comune e Soprintendenza devono aprire i fascicoli, svolgere i controlli e concludere il procedimento. Se l’insanabilità verrà confermata, l’unica strada sarà quella prevista dalla legge: ordinare l’abbattimento e ripristinare lo stato dei luoghi.

Agrigento, e se il Vicesindaco avesse una casa abusiva e in parte insanabile?

Il Vicesindaco avrebbe una casa quasi interamente abusiva e insanabile, ma servita dalla condotta idrica: Ecco l’Agrigento che “cambia”

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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