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Agrigento, fanalino di coda: 216 giorni lavorati e stipendi da 14.944 euro.

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Agrigento, fanalino di coda: 216 giorni lavorati e stipendi da 14.944 euro.. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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giovani migranti in partenza immagine generata con intelligenza artificiale

Ad Agrigento si lavora 216,2 giorni l’anno contro i 258,8 di Milano, con una retribuzione media giornaliera di appena 73 euro. Disoccupazione al 15,7%, giovani al 40%. I dati Cgia e ISTAT smontano i luoghi comuni e le promesse di diventare una città europea sono fumo negli occhi.

I numeri parlano un linguaggio crudo, privo di infingimenti retorici. Secondo l’ultimo report dell’Ufficio Studi Cgia di Mestre, riferito al 2023, la provincia di Agrigento registra 216,2 giornate lavorative annue per dipendente del settore privato. Milano, al vertice della classifica nazionale, si attesta a 258,8. Un differenziale di 42,6 giorni—quasi due mesi di lavoro in meno ogni anno. Il che, tradotto in termini di produttività aggregata, equivale a un output gap strutturale che non ha nulla di fisiologico.

Sul fronte retributivo, il quadro è altrettanto impietoso. La retribuzione media annua lorda ad Agrigento si ferma a 14.944 euro, collocando la provincia tra le ultime dieci d’Italia. La retribuzione media giornaliera in Sicilia è di 73 euro lordi, contro i 101 del Nord—un wage gap del 38%. La distanza da Milano, dove la paga media giornaliera supera i 137 euro, è abissale.

Attenzione, però. Come sottolinea la stessa Cgia, non si tratta di una presunta “pigrizia” meridionale. Le cause sono strutturali e ben identificabili: elevata incidenza del part-time involontario—basti pensare ai contratti da 24 ore settimanali degli operatori socio-sanitari dell’Asp di Agrigento—massiccia stagionalità del lavoro nei comparti turistico e agricolo, e un tasso di lavoro sommerso stimato intorno al 19% delle unità di lavoro totali, ben oltre la media nazionale del 12,8%.

Il dato più drammatico, tuttavia, è la disoccupazione: al 15,7% nella provincia, più del doppio della media nazionale. Tra gli under 35, il tasso sale al 40%. Quasi un giovane su tre (31,7%) non studia e non lavora (NEET). A ciò si aggiunge un PIL pro capite di 19.000 euro nel 2023, ultimo posto in Italia, contro i 71.300 di Milano.

La fotografia che emerge è quella di uno squilibrio strutturale che si auto-alimenta: meno giorni lavorati → minori retribuzioni → minore produttività → minori investimenti → minore occupazione. Un circolo vizioso che richiede interventi sistemici, non narrazioni ideologiche. Il policy mix necessario è complesso: infrastrutture, diversificazione produttiva, contrasto al sommerso e politiche attive del lavoro. Ma il primo passo è guardare i numeri in faccia.

 

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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