Agrigento – Crosta si dimette: finalmente. Ma non provi a trasformare il passo indietro in un gesto eroico. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo
Alla fine Giovanni Crosta si è dimesso da vicesindaco e assessore di Agrigento. Bene. Era il minimo indispensabile. E dopo tutto quello che è emerso, dopo le contraddizioni, le spiegazioni cambiate e il gigantesco imbarazzo politico provocato da questa vicenda, non c’è proprio nulla da celebrare.
Anzi, sarebbe il caso di evitare la solita, insopportabile retorica del “gesto di responsabilità”, del sacrificio personale e dell’uomo costretto dalle cattiverie altrui ad abbandonare il proprio incarico.
Crosta dice di essere vittima di “speculazioni politiche strumentali”. La solita scorciatoia. Quando le domande diventano scomode, quando la vicenda non può più essere nascosta sotto il tappeto, quando il clamore cresce, ecco comparire gli immancabili “complotti”, gli “sciacalli”, la “speculazione politica”.
No. Qui il punto è molto più semplice e molto più serio.
Nessuno ha detto che Giovanni Crosta sia un delinquente. Nessuno aveva bisogno di inventarsi un “caso Crosta”. Il problema era, ed è sempre stato, politico e di opportunità. Un vicesindaco, per di più con una delega delicatissima come quella alla Polizia Municipale, non poteva continuare a far finta che non esistesse una questione enorme attorno a un immobile abusivo di cui è comproprietario, sul quale sono emersi interrogativi e rispetto al quale lo stesso Crosta ha fornito pubblicamente versioni che hanno alimentato ulteriormente il caso.
E allora basta con la favola del povero amministratore perseguitato.
Le dimissioni non cancellano ciò che è accaduto. Arrivano dopo giorni di polemiche, dopo la richiesta di lasciare l’incarico, dopo l’espulsione da Controcorrente, dopo la revoca della delega alla Polizia Municipale da parte del sindaco Michele Sodano. Arrivano, insomma, quando la permanenza in Giunta era diventata politicamente insostenibile.
E adesso Ismaele La Vardera tenta persino di intestarsi la “lezione di coerenza data all’Italia”. Anche qui, un po’ di pudore non guasterebbe. Crosta era stato candidato, eletto e portato al governo della città proprio da quel progetto politico. Lo hanno difeso fino a quando hanno potuto, poi hanno chiesto le dimissioni quando il peso della vicenda è diventato impossibile da sostenere. Chiamarla “lezione di coerenza” è una generosa interpretazione della realtà.
La verità è che questa storia ha fatto esplodere in pochi giorni tutte le fragilità di un’amministrazione che da mesi vive tra tensioni, annunci, contrasti e imbarazzi. Crosta era il vicesindaco. Non un semplice consigliere comunale. Era uno degli uomini più importanti della squadra di Michele Sodano. E la sua uscita rappresenta una sconfitta politica pesantissima per chi quella squadra l’ha costruita e difesa.
Quanto a Crosta, il “sussulto di dignità” è arrivato. Tardi, ma è arrivato.
Le dimissioni erano l’unica strada rimasta per evitare che l’intera città continuasse a pagare il prezzo di una vicenda che aveva ormai travolto ogni altra cosa. Per questo il passo indietro va preso per quello che è: non un atto eroico, non il sacrificio di un martire della politica, non la fuga da fantomatiche persecuzioni.
Semplicemente, la conclusione inevitabile di una situazione che non era più sostenibile.
Adesso Agrigento ha bisogno di una cosa soltanto: meno vittimismo, meno propaganda, meno autoincensamento e più verità.
Perché le poltrone possono essere lasciate. La credibilità, quando viene perduta, è molto più difficile da recuperare.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Sicilia24h
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

