Agrigento – Crosta ha perso la partita della comunicazione. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Alla fine Giovanni Crosta si è dimesso. E forse, viste le condizioni che si erano create, era diventato inevitabile. Non credo però che questa vicenda possa essere liquidata con una semplice equazione: casa abusiva uguale amministratore inaffidabile.
La questione dell’immobile è certamente più complessa. Il fatto di averlo ereditato non è stato sufficiente a spiegare tutto: l’utilizzo nel tempo, le migliorie e soprattutto la gestione della pratica di sanatoria hanno aperto interrogativi ai quali Crosta non ha saputo dare risposte convincenti. Ed è proprio qui, a mio avviso, che sta il suo vero errore. Crosta ha perso la partita della comunicazione, prima ancora di perdere quella politica.
Ha cercato di rispondere a ogni contestazione, precisando e spiegando. Ma ogni spiegazione finiva spesso per aprire una nuova domanda. Il giornalismo d’inchiesta ha fatto il proprio mestiere, confrontando dichiarazioni, fotografie, documenti e fatti. E Crosta, invece di interrompere quella spirale, vi è entrato sempre più profondamente. C’è poi un rapporto con i giornalisti che è apparso troppo conflittuale. Anche questo è un errore, soprattutto per chi fa politica per la prima volta.
La politica insegna una cosa che probabilmente Crosta non aveva ancora imparato: non ogni domanda è un’aggressione e non ogni articolo richiede una controreplica. A volte basta mettere a disposizione i documenti, rispondere con chiarezza e lasciare che siano quelli a parlare. Lo aveva chiesto ufficialmente anche La Vardera, tramite PEC, sollecitando a Crosta documenti e chiarimenti sulla vicenda. Crosta non lo ha fatto.
Ma c’è un altro elemento che non può essere ignorato: la svolta politica della vicenda è stata impressa da Ismaele La Vardera e da Controcorrente, il movimento nel quale Crosta era stato eletto consigliere comunale e con il quale era entrato nell’amministrazione Sodano. È stato La Vardera a chiedere le dimissioni di Crosta, fino alla rottura politica e all’annuncio della sua espulsione dal movimento. Una linea che ha finito per prevalere e che ha portato, dopo il confronto con il sindaco Sodano, alle dimissioni del vicesindaco.
È un passaggio importante anche perché La Vardera, oggi deputato regionale e leader di Controcorrente, proviene proprio dal giornalismo d’inchiesta e da Le Iene. Quei principi di rigore, trasparenza e attenzione ai fatti li ha portati con sé anche nella politica. E allora la vicenda contiene una singolare contraddizione: il politico che oggi chiede rigore al proprio amministratore di riferimento è lo stesso uomo che ha costruito una parte della propria identità pubblica sul giornalismo d’inchiesta.
Non è necessariamente una contraddizione negativa. La politica ha il diritto, anzi il dovere, di assumersi le proprie responsabilità. Ma proprio per questo occorre distinguere i piani. Si può ritenere che Crosta abbia sbagliato. Si può considerare inopportuna la sua posizione sulla sanatoria. Si può ritenere che, per il bene dell’amministrazione Sodano, fosse arrivato il momento di fare un passo indietro. Ma un errore politico non è automaticamente una colpa morale. Resta però il nodo del conflitto d’interessi: Crosta aveva una pratica di sanatoria pendente e aveva firmato un atto di indirizzo proprio sulle sanatorie. È questo il punto più delicato: la sovrapposizione tra interesse privato e funzione pubblica.
Un tema che va oltre gli errori di comunicazione.
Crosta era stato eletto nella lista Controcorrente con 524 preferenze, risultando il più votato della lista. La sua vicenda, dunque, è stata anche una vicenda interna al progetto politico di cui faceva parte. Le sue dimissioni vanno lette allora per quello che sono: non come una confessione, ma come la presa d’atto che aveva perso la serenità e la credibilità politica necessarie per continuare.
È una sconfitta, certamente, ma non necessariamente la condanna della persona. Crosta ha dimostrato inesperienza, ingenuità e una pessima gestione della comunicazione. Ha probabilmente sottovalutato quanto ogni parola di un amministratore sotto pressione possa diventare materia per una nuova domanda o una nuova verifica. Sono errori importanti, ma continuiamo a chiamarli con il loro nome.
Un errore non è ancora una colpa. E una dimissione non è una confessione.
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Fonte: AgrigentoOggi
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