Campo largo: i sospetti di La Vardera sul Pd e il conto che si paga ad Agrigento. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Dal patto su Sodano al “piano anti-Ismaele”: lo scontro tra La Vardera e il Pd siciliano e le conseguenze sulla giunta di Agrigento.
La papera resta fuori
In Herren im Bad, il celebre sketch di Loriot, due signori si ritrovano per errore nella stessa vasca da bagno. Non si conoscono, non si sopportano, e passano l’intera scena a negoziare confini: chi occupa il lato del rubinetto, di chi è la papera di gomma. «Die Ente bleibt draußen», la papera resta fuori, intima il dottor Klöbner, come se fosse una questione di principio. Nessuno dei due, però, esce dalla vasca. Si limitano a rendersela invivibile. Il campo largo siciliano, in questi giorni, è esattamente quella vasca. E Agrigento è il rubinetto.
La tela di Lima, cucita su misura per Agrigento
Ricapitoliamo, perché la memoria in politica dura quanto un comunicato. All’inizio dell’anno la segreteria nazionale e quella regionale del Pd affidano a Sergio Lima — della direzione nazionale del Pd, già portavoce dell’Antimafia all’Ars — il compito di compattare lo schieramento progressista in Sicilia e nell’Agrigentino. Nella Città dei Templi il quadro è frammentato: una frangia dem spinge Nuccio Dispenza, Italia Viva punta su Roberta Lala, La Vardera ha già il suo uomo, Michele Sodano. Lima chiude gli accordi a livello regionale e li fa atterrare su Agrigento. Non tutti capiscono, non tutti accettano. Ma l’8 giugno Sodano vince il ballottaggio con il 72,31 per cento e il centrodestra resta fuori da Palazzo dei Giganti.
Tre mesi dopo, quella vasca è un ring.
Dal «piano anti-Ismaele» alla replica che punge
La Vardera scrive una lettera aperta a Elly Schlein: ha letto in prima pagina su La Sicilia di un «piano anti-Ismaele» attribuito al Pd siciliano e chiede una smentita, ricordando che «in politica gli articoli non smentiti, alla fine, passano per veri» e aggiunge “Per questo, con assoluta serenità, ti chiedo una cosa semplice: è vero o non è vero che il PD siciliano sta lavorando a un “piano anti-Ismaele”? Una smentita, se la ricostruzione è infondata, sarebbe sufficiente. Altrimenti ne prenderemo atto. E continueremo a fare il nostro lavoro, senza paura e senza rancore.”
La risposta di Lima non arriva da Roma ma da Palermo con tono istituzionale: arriva da Facebook, e taglia. Nessun piano fantasmagorico, nessuna paura, nessuna «ipocondria». E l’invito, non proprio affettuoso, a «smettere di vedere complotti e fantasmi». “Il PD Sicilia, anche perché consapevole del ruolo che gli spetta in quanto principale partito del campo progressista, non ha fantasmagorici piani contro nessun alleato – scrive Lima – E non ha manco paure, ipocondrie o altre simili patologie. Nei confronti di chicchessia”.
Tradotto: il Pd non nega di volere un proprio candidato alla Regione. Nega di avere bisogno di un piano per ottenerlo. Che è, se si legge bene, una risposta assai più dura di una smentita: significa dire all’alleato che non lo si considera un ostacolo da aggirare e che quindi non costituisce problema, avendo più diritto di altri nel campo largo di esprimere un proprio candidato per il governo della Sicilia.
Il conto lo paga Palazzo dei Giganti
Qui l’analisi diventa agrigentina. Perché la polemica esplode mentre ancora il caso Crosta è caldo: il vicesindaco espulso da ControCorrente con un video, difeso dal sindaco contro i «processi sommari», infine dimissionario. Agli Stati generali del movimento — organizzati proprio ad Agrigento — La Vardera ha parlato di «amichettismo» e «poltronite». E il Pd cittadino ha risposto schierandosi con il sindaco.
È il rovesciamento perfetto. Il partito che La Vardera accusa di tramare contro di lui è lo stesso che tiene in piedi il sindaco eletto grazie a lui. In una giunta dove ControCorrente esprime tre assessori e il Pd due, con diciannove consiglieri all’opposizione e cinque nell’area del sindaco, ogni strappo regionale si scarica su una maggioranza che di margine non ne ha.
La domanda, allora, non è chi vinca il duello mediatico tra un post e una lettera aperta. È chi paghi il conto quando in aula arriveranno il bilancio, il servizio idrico, i rifiuti: materie su cui una maggioranza di cinque non può permettersi di litigare sul rubinetto. La papera, temiamo, resta dentro.
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Fonte: Report Sicilia
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