Agrigento – Pronto Soccorso, una paziente racconta: «Mi aspettavo il peggio, ho trovato un’altra realtà». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.
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San Giovanni di Dio, la sorpresa di una paziente: «Al Pronto Soccorso questa volta ho trovato efficienza e gentilezza»
Dopo precedenti esperienze segnate da lunghe attese e confusione, Francesca racconta una giornata diversa al Pronto Soccorso di Agrigento: «Personale sorridente, preparato e gentile». Non mancano però i suggerimenti: più privacy, locali più adeguati e un sistema elimina-code.
AGRIGENTO – Era entrata al Pronto Soccorso facendo, come racconta lei stessa, «due segni della croce: uno per non avere nulla di grave e l’altro per non rimanere lì troppo tempo». Sette ore e mezza dopo ne è uscita con una sorpresa: questa volta, al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, qualcosa le è sembrato diverso.
A raccontare la propria esperienza è Francesca, che ha deciso di scrivere dopo essere stata più volte nella struttura ospedaliera per accompagnare alcuni familiari. Esperienze precedenti che, spiega, erano state caratterizzate da lunghe attese, confusione e diverse difficoltà.
Ieri, invece, il racconto è stato differente.
Francesca si è presentata intorno alle 9.15, dopo due giorni di sintomi che l’avevano preoccupata. La prima sorpresa è arrivata già al triage.
«Due infermieri sorridenti, preparati e gentili», racconta. Le viene assegnato un codice arancione e le viene riferito che in quel momento erano presenti quattro medici in servizio. Poco dopo incontra anche due giovani guardie giurate che descrive come disponibili e cortesi.
L’attesa per la prima visita è stata breve. «Neanche 15 minuti e vengo chiamata nella Sala 1», scrive Francesca, dove trova una giovane dottoressa, un’infermiera tirocinante e due infermieri.
Con una battuta racconta lo stupore: «Ma dove sono finita? Ho sbagliato strada? Forse sono sul set di Chicago Med o E.R. – Medici in prima linea? No, no, sono proprio al San Giovanni di Dio».
Elettrocardiogramma, primo prelievo e poi il ritorno in sala d’attesa. Gli accertamenti proseguono con ulteriori prelievi nel corso delle ore fino alle 16.45, quando arriva la dimissione. Complessivamente circa sette ore e mezza trascorse in Pronto Soccorso.
Fortunatamente gli accertamenti non avrebbero evidenziato nulla di preoccupante e Francesca può tornare a casa. Ma ciò che decide di raccontare pubblicamente è soprattutto l’impressione ricevuta dall’organizzazione e dal personale incontrato durante la giornata.
«Ho notato celerità e cortesia», sottolinea, auspicando che quanto vissuto non sia stato soltanto il risultato di una giornata particolarmente fortunata, ma possa rappresentare un segnale di miglioramento.
La lettrice attribuisce questa sua percezione anche alla nuova organizzazione e alla presenza di un numero adeguato di operatori, evidenziando quanto sia importante garantire personale sufficiente per evitare condizioni di stress sia per i pazienti sia per medici, infermieri e ausiliari.
Nel suo racconto, però, non mancano le criticità e i suggerimenti. Francesca segnala la necessità di migliorare la privacy all’interno dei locali del Pronto Soccorso e propone l’installazione in sala d’attesa di un sistema elimina-code, con chiamata attraverso numero o codice visualizzato su un display, evitando così di pronunciare pubblicamente i nomi dei pazienti.
Chiede inoltre di valutare una diversa sistemazione del triage, con spazi più ampi e postazioni adeguate, e auspica che una presenza consistente di medici possa essere garantita non soltanto durante il turno mattutino ma, compatibilmente con le disponibilità di personale, anche nelle ore pomeridiane e notturne.
Qualche osservazione riguarda anche gli utenti. Meno ricerca dell’“amico”, meno insistenze e maggiore rispetto per chi lavora e per gli ambienti comuni, è in sostanza l’appello della paziente, che racconta di avere visto bottiglie vuote abbandonate e segnala condizioni non ottimali del bagno della sala d’attesa.
Il messaggio conclusivo, però, resta positivo.
«Anche le esperienze positive devono essere raccontate – scrive Francesca – per dare incoraggiamento al personale sanitario che lavora per noi con grande serietà e competenza».
Una testimonianza personale, dunque, che non pretende di cancellare le difficoltà che negli anni hanno accompagnato il Pronto Soccorso agrigentino, ma che proprio per questo assume un significato particolare: quando qualcosa funziona meglio, vale la pena raccontarlo. E quando qualcosa può ancora essere migliorato, vale la pena segnalarlo.
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Fonte: AgrigentoOggi
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