Agrigento – Maddalusa, oltre quattro mesi senz’acqua: Adesso diteci chi la sta fermando. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

Dal 9 maggio un rimpallo che sembra non avere fine. AICA dice di applicare le regole, il sindaco sostiene di non poter decidere da solo, in Prefettura viene ricordato che il regolamento ATI è stato votato dai sindaci. Nel frattempo il Consiglio comunale approva all’unanimità 50 litri al giorno per ogni residente, si celebra un Consiglio aperto, intervengono Regione, Protezione civile e Procura, ma la soluzione generale non arriva. E mentre i residenti pagano tasse, hanno luce, raccolta dei rifiuti e perfino fibra, l’acqua resta il servizio impossibile. Intanto un canile riconducibile all’associazione presieduta dal consigliere PD Sandro Fanara viene regolarmente rifornito. E della battaglia di Sodano per cambiare AICA e dell’assemblea richiesta che fine è rimasta?
AGRIGENTO – Oltre quattro mesi.
Quattro mesi di riunioni.
Quattro mesi di dichiarazioni.
Quattro mesi di rimpalli.
Quattro mesi durante i quali sulla vicenda Maddalusa sono intervenuti praticamente tutti: Comune, AICA, ATI, Prefettura, Regione, Protezione civile, ASP, deputati, Consiglio comunale e persino la Procura della Repubblica.
Eppure una soluzione generale per garantire il minimo vitale ai residenti interessati dalla crisi non è arrivata.
A questo punto Report Sicilia ritiene che sia arrivato il momento di cambiare domanda.
Non vogliamo più sentirci spiegare genericamente che “non si può”.
Vogliamo sapere:
Chi sta fermando l’acqua di Maddalusa?
Quale ente?
Quale norma?
Quale regolamento?
Quale parere?
Quale provvedimento?
Quale dirigente?
Perché dopo oltre quattro mesi deve esistere un atto che spieghi perché cittadini che risultano residenti nel Comune di Agrigento non possano ricevere neppure il quantitativo minimo di acqua necessario per vivere.
E se quell’atto esiste, è arrivato il momento di pubblicarlo.
9 maggio: da qui comincia tutto
La data dalla quale partire è il 9 maggio 2026.
AICA comunica le nuove modalità del servizio di approvvigionamento sostitutivo mediante autobotti conseguenti alla deliberazione ATI dell’8 maggio.
Il servizio viene collegato agli utenti già contrattualizzati oppure a coloro che abbiano formalmente presentato istanza per un nuovo allaccio o una nuova contrattualizzazione.
Viene previsto un periodo transitorio di 60 giorni.
A Maddalusa il risultato è devastante.
Perché lì non esiste una rete idrica pubblica capace di servire quelle abitazioni e per anni l’approvvigionamento era avvenuto mediante autobotti.
Improvvisamente la questione idrica viene legata a quella urbanistica.
Zona A.
Immobili abusivi.
Sanatorie.
Contratti.
Allacci.
E l’acqua non arriva più come prima.
AICA: in presenza di abuso non possiamo contrattualizzare
La posizione del gestore viene resa pubblicamente molto chiara.
AICA sostiene che, in presenza di abuso edilizio, la legge non consenta di attivare nuovi contratti.
Il 30 maggio, durante la protesta congiunta di residenti e autobottisti, proprio questa viene indicata come la ragione del blocco.
Ed è qui che nasce il primo gigantesco equivoco che dopo quattro mesi nessuno sembra essere riuscito a sciogliere.
Perché una cosa è chiedere:
“AICA può stipulare un nuovo contratto idrico con un immobile abusivo?”
Altra cosa è domandare:
“Una persona che vive stabilmente in quell’immobile può ricevere acqua mediante un’autobotte per lavarsi, cucinare e utilizzare i servizi igienici?”
Sono davvero la stessa cosa?
È precisamente questa la risposta che continuiamo a chiedere.
A giugno arrivano persino le diffide
La situazione precipita.
Il Comitato dei residenti arriva a notificare una diffida e messa in mora al sindaco Michele Sodano e al Prefetto Salvatore Caccamo denunciando una “grave e conclamata emergenza igienico-sanitaria”.
Rai racconta il blocco delle autobotti e la protesta di cittadini che sostengono che l’irregolarità urbanistica non possa trasformarsi automaticamente nella privazione di un bene indispensabile alla vita.
A quel punto nessuno può più sostenere di non conoscere il problema.
Tutti in Prefettura
La questione arriva sui tavoli istituzionali.
Prefettura.
Comune.
AICA.
ASP.
Forze dell’ordine.
Procura.
Poi Regione.
Protezione civile.
Assessore regionale.
Sindaco.
Si discute.
Si analizza.
Si cercano soluzioni.
E dal vertice del 15 luglio arriva finalmente una risposta.
Ma soltanto per alcuni.
Acqua soltanto a cinque categorie di fragili
Il capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina annuncia che l’acqua potrà essere garantita a cinque categorie individuate dall’ASP: ultrasettantacinquenni, bambini fino a cinque anni, allettati, invalidi al 100 per cento e invalidi con accompagnamento.
Il Comune attiva il COC.
Per queste persone viene quindi individuata una soluzione emergenziale.
Per tutti gli altri no.
Ed è proprio questo il punto.
Perché se l’acqua può essere portata fisicamente mediante autobotte ad alcune abitazioni per una ragione igienico-sanitaria, significa che materialmente e amministrativamente una modalità emergenziale esiste.
Il problema diventa stabilire chi abbia deciso che quella modalità debba fermarsi soltanto alle cinque categorie individuate.
Sodano: il problema non dipende soltanto dal sindaco
Durante questi mesi il sindaco Michele Sodano ha ripetutamente sostenuto di non poter risolvere autonomamente il problema.
Il sindaco non è il gestore del servizio idrico.
Non è il legislatore.
Non può cancellare norme urbanistiche.
Non può trasformare un immobile abusivo in un immobile regolare.
Tutto vero.
Ma Michele Sodano è il sindaco di Agrigento.
E Maddalusa è Agrigento.
Quindi dopo quattro mesi la risposta “non dipende da me” non può rappresentare la fine della discussione.
Deve essere l’inizio.
Non dipende da lei?
Perfetto.
Da chi dipende?
E AICA dice sostanzialmente la stessa cosa
AICA, dal canto suo, sostiene di dover rispettare norme e regolamenti.
Anche questo è comprensibile.
Ma allora arriviamo al secondo paradosso.
Il sindaco dice:
“Non sono il gestore”.
Il gestore dice:
“Io applico le regole”.
E chi ha approvato quelle regole?
Il regolamento ATI lo hanno votato i sindaci
Questo è uno dei passaggi politicamente più importanti dell’intera vicenda.
Perché l’ATI non è un organismo arrivato da Marte.
Nell’ATI siedono i rappresentanti dei Comuni.
I sindaci.
E durante il confronto istituzionale è stato ricordato proprio che la disciplina applicata dal gestore deriva dalle determinazioni dell’ATI.
Allora adesso vogliamo sapere:
chi ha votato quelle regole?
Come votò Agrigento?
Chi rappresentava il Comune?
Quali osservazioni furono presentate?
E soprattutto:
dopo che quelle disposizioni hanno prodotto il caso Maddalusa, Michele Sodano ha formalmente chiesto di modificarle?
Dov’è l’atto?
Poi il Consiglio comunale fa una cosa chiarissima: vota all’unanimità
Il 15 luglio accade qualcosa che politicamente avrebbe dovuto cambiare tutto.
Il Consiglio comunale approva all’unanimità dei presenti la mozione sulle “Misure urgenti per garantire il diritto all’approvvigionamento idrico minimo vitale e la tutela della salute pubblica nella contrada Maddalusa”.
Non una chiacchierata.
Non una dichiarazione.
Un atto politico formale.
La mozione impegna sindaco e Giunta ad attivare, con la massima urgenza, gli strumenti consentiti dall’ordinamento per garantire ai residenti il minimo vitale.
E indica persino la quantità:
50 litri pro capite al giorno.
Non soltanto ai fragili.
Ai residenti.
La mozione distingue espressamente l’approvvigionamento temporaneo dalla regolarità urbanistica degli immobili e richiama anche la possibilità di valutare gli strumenti previsti dall’articolo 50 del TUEL.
E quella mozione che fine ha fatto?
Questa domanda Report Sicilia la pone da settimane.
Il Consiglio comunale ha votato.
All’unanimità.
Maggioranza e opposizione.
Anche consiglieri che sostengono Michele Sodano.
Quindi oggi non ci interessa sapere se il sindaco sia favorevole o contrario all’acqua a Maddalusa.
Vogliamo sapere:
quali atti ha adottato per dare seguito alla mozione?
Numero.
Data.
Protocollo.
Risposta ricevuta.
Se invece ritiene che la mozione sia giuridicamente ineseguibile, torni in Consiglio e lo dica.
Ma porti il documento che lo dimostra.
Poi arriva persino il Consiglio comunale aperto
Nonostante il Consiglio avesse già votato all’unanimità, il 27 agosto si celebra anche un Consiglio comunale aperto.
Ancora Maddalusa.
Ancora interventi.
Ancora politica.
Ancora cittadini.
Giuseppe Di Rosa pone pubblicamente la domanda che rappresenta il cuore dell’intera vicenda:
in base a quale disposizione di legge non viene data l’acqua a una parte di Agrigento?
E avverte:
se da quella seduta non nascerà un atto concreto, sarà soltanto una passerella.
Sono trascorse altre settimane.
Quindi adesso possiamo chiederlo:
qual è l’atto prodotto dal Consiglio comunale aperto?
Poi parla anche il Procuratore Di Leo
Sulla vicenda interviene anche il Procuratore della Repubblica Giovanni Di Leo.
La sua posizione sulla legalità urbanistica è netta.
Le norme vanno applicate.
I sindaci devono esercitare le proprie competenze.
E sulla possibilità di utilizzare una riperimetrazione del Parco per aggirare i vincoli viene espressa una posizione altrettanto netta.
Giusto.
Report Sicilia non ha mai chiesto una sanatoria generalizzata.
Non abbiamo mai sostenuto che un immobile abusivo debba diventare regolare perché qualcuno ci abita.
Se deve essere demolito, si proceda secondo la legge.
Ma proprio per questo sorge un’altra domanda.
Quattro mesi di discorsi su demolizioni e abusivismo: quali atti sono stati notificati?
Per mesi abbiamo ascoltato parole pesantissime.
Immobili insanabili.
Demolizioni.
Sgomberi.
Ricognizioni.
Verifiche.
Controlli.
Possibili conseguenze per i residenti.
Perfino durante lo scontro con gli autobottisti è stata attribuita alla presidente di AICA Danila Nobile una frase diventata famosa:
“Se fate polverone arrivano gli ordini di demolizione”.
Il polverone è arrivato.
Sono trascorsi oltre quattro mesi.
E allora chiediamo:
cosa ha prodotto la ricognizione sulle singole posizioni di Maddalusa?
Quali procedimenti sono stati definiti?
Quali provvedimenti conseguenti alle verifiche compiute durante questa emergenza sono stati notificati?
Quanti immobili sono stati dichiarati inabitabili?
Quanti sgomberi sono stati disposti?
Quali demolizioni sono state avviate?
Attenzione: non stiamo sostenendo che nell’area non esistano vecchi ordini o procedimenti di demolizione.
Stiamo chiedendo quale sia stato l’esito della ricognizione che durante l’emergenza è stata indicata come indispensabile per distinguere le singole situazioni.
Perché qui c’è qualcosa che non torna
Se bisogna verificare ogni immobile singolarmente, allora la domanda è inevitabile:
come è stato possibile produrre prima un effetto generalizzato sull’approvvigionamento idrico e verificare dopo le singole posizioni?
Prima si ferma l’acqua.
Poi si controlla?
È questo che qualcuno deve spiegare.
E adesso allarghiamo lo sguardo: succede anche nelle altre province siciliane?
C’è poi una domanda alla quale AICA e ATI potrebbero rispondere molto facilmente.
Dalle verifiche effettuate sulle fonti pubblicamente reperibili non abbiamo individuato, nelle altre province siciliane, un caso perfettamente sovrapponibile a Maddalusa.
Se esiste, indicatelo.
Comune.
Provincia.
Gestore.
Regolamento.
Provvedimento.
Perché non possiamo sostenere che un caso analogo non sia mai esistito da nessuna parte.
Ma possiamo chiedere ad AICA:
qual è il precedente siciliano al quale vi siete ispirati?
Residenti quando devono pagare, abusivi quando chiedono acqua?
Ed eccoci probabilmente al paradosso più grande.
A Maddalusa esistono persone che risultano anagraficamente residenti.
Per il Comune abitano lì.
Pagano la TARI.
La raccolta dei rifiuti viene effettuata.
Le abitazioni dispongono di energia elettrica.
E nella stessa Maddalusa è arrivata persino la fibra ottica.
La Repubblica ha raccontato proprio questo incredibile contrasto: una Maddalusa senza acqua ma con la fibra, ricordando inoltre che nella stessa zona esistono immobili abusivi dotati di vecchi contratti idrici regolari.
E allora la domanda non è demagogica.
È amministrativa.
Come può una persona essere residente per l’anagrafe, contribuente per il Comune, utente per l’energia elettrica, destinataria della raccolta dei rifiuti e raggiungibile dalla fibra, ma diventare improvvisamente “abusiva” nel momento in cui chiede acqua per lavarsi?
La legalità deve valere sempre.
Non a servizi alterni.
Nessuno sta chiedendo un nuovo allaccio abusivo
Questo deve essere chiarissimo.
Non stiamo chiedendo ad AICA di realizzare una condotta illegittima.
Non stiamo chiedendo di installare un contatore dove la legge lo vieta.
Non chiediamo di stipulare un contratto vietato dalla normativa.
Non chiediamo una sanatoria.
Stiamo chiedendo:
un residente può acquistare o ricevere acqua potabile trasportata mediante un’autobotte autorizzata?
Se la risposta è no, mostrateci la norma.
Articolo.
Comma.
Parere.
Sentenza.
Se invece la risposta è sì, qualcuno deve spiegare perché ad Agrigento è stato impedito.
E poi arriva il paradosso del canile di Sandro Fanara
C’è infatti una circostanza già documentata da Report Sicilia che rende la domanda ancora più pesante.
Il 14 luglio abbiamo documentato il rifornimento effettuato da un’autobotte AICA presso una struttura utilizzata come canile nella zona del Babbaluciaro.
Dalle informazioni raccolte, la struttura risulta riconducibile all’associazione animalista Aronne, fondata e presieduta da Sandro Fanara, consigliere comunale eletto nelle liste del Partito Democratico.
E Report Sicilia ha successivamente ricordato che quel rifornimento risultava effettuato attraverso il sistema AICA.
Chiariamolo per evitare qualsiasi equivoco.
I cani devono avere l’acqua.
Ci mancherebbe altro.
Nessuno vuole togliere un solo litro agli animali.
Il problema è l’esatto contrario.
Se l’acqua può arrivare ai cani, perché non può arrivare agli uomini?
Se quella struttura possiede tutti i requisiti per essere regolarmente rifornita, benissimo.
AICA ci spieghi quali sono.
Qual è il titolo?
Esiste un contratto?
Da quando?
Qual è la posizione urbanistica della struttura?
Quale disciplina consente quel rifornimento?
Perché magari proprio quella risposta potrebbe aiutare a capire come risolvere Maddalusa.
Non chiediamo:
“Perché date acqua ai cani?”
Chiediamo:
“Perché riuscite legittimamente a dare acqua agli animali e non riuscite a trovare, dopo quattro mesi, una modalità legittima per garantire il minimo vitale agli esseri umani residenti?”
Questa è una differenza enorme.
E Fanara è anche consigliere comunale
C’è inoltre un aspetto politico.
Sandro Fanara non è soltanto presidente dell’associazione interessata dal rifornimento.
È consigliere comunale.
E il Consiglio comunale ha votato all’unanimità la mozione dei 50 litri.
Allora la domanda riguarda anche lui e tutti gli altri consiglieri:
dopo avere votato quella mozione, cosa state facendo per verificarne l’attuazione?
Perché il lavoro di un consigliere non finisce quando alza la mano.
Comincia proprio in quel momento.
Ma c’è ancora un altro capitolo: Sodano aveva dichiarato guerra alla gestione AICA
Nel pieno della crisi accade anche altro.
L’8 agosto Michele Sodano annuncia di avere chiesto la convocazione dell’Assemblea dei sindaci dell’ATI per discutere della situazione del servizio idrico e valutare con gli altri Comuni le possibili soluzioni.
Poi il 21 agosto Controcorrente Agrigento, il movimento politico del sindaco, alza ulteriormente il tiro.
La gestione viene definita fallimentare.
Il CdA AICA viene invitato a valutare un passo indietro.
Parole pesantissime.
Non pronunciate da Report Sicilia.
Pronunciate dal movimento che sostiene Michele Sodano.
E allora: che fine ha fatto l’assemblea richiesta da Sodano?
Siamo al 15 settembre.
È passato più di un mese dall’annuncio.
L’Assemblea richiesta da Michele Sodano è stata convocata?
Quando?
Si è svolta?
Qual era l’ordine del giorno?
Come ha votato Agrigento?
Che cosa hanno detto gli altri sindaci?
Quale documento è stato approvato?
Quale risultato è stato ottenuto?
Perché, nelle fonti pubbliche consultate, non abbiamo trovato un esito pubblico chiaro di quella battaglia.
Se esiste, pubblicatelo.
E attenzione: ATI e AICA non sono la stessa cosa
Qui bisogna essere precisi.
L’Assemblea dei sindaci dell’ATI e l’Assemblea degli enti consorziati di AICA sono organismi differenti.
Se il problema era discutere la disciplina del servizio, l’ATI è una sede fondamentale.
Ma se il 21 agosto il movimento del sindaco sosteneva che la gestione AICA avesse fallito e chiedeva sostanzialmente un cambio ai vertici, allora bisognava agire anche nella sede societaria competente.
Quindi poniamo un’altra domanda:
Michele Sodano ha chiesto formalmente la convocazione dell’Assemblea dei soci AICA per discutere la permanenza del CdA e della presidente Danila Nobile?
Se sì:
data e protocollo.
Se no:
perché?
Il 21 agosto AICA aveva fallito. Oggi?
Questo è il punto politico.
Il 21 agosto il giudizio era pesantissimo.
Gestione fallimentare.
Passo indietro.
Cambio necessario.
Oggi il CdA è ancora lì.
Danila Nobile è ancora presidente.
Maddalusa non ha una soluzione generale.
E della battaglia politica non sentiamo quasi più parlare.
Cos’è successo?
Gli altri sindaci hanno detto no?
Sodano non aveva i numeri?
È cambiata la posizione di Controcorrente?
Ci sono stati incontri?
Sono state date garanzie?
È cambiato qualcosa nella gestione AICA?
Tutto può essere.
Ma bisogna dirlo alla città.
Perché il silenzio, dopo quelle parole, diventa una notizia
Questo è il problema.
Prima il cannone.
Poi il silenzio.
Maddalusa: dichiarazioni, tavoli, Prefettura, Consigli comunali.
E ancora nessuna soluzione generale.
AICA: attacchi durissimi, richiesta di assemblea, gestione definita fallimentare, richiesta di passo indietro.
Poi?
Silenzio.
E quando la politica utilizza parole così pesanti, anche il silenzio diventa una notizia.
Non vogliamo complotti. Vogliamo documenti
Non serve immaginare regie misteriose.
Servono gli atti.
Ed è proprio questo che Report Sicilia chiede.
Al sindaco Michele Sodano: gli atti adottati per dare seguito alla mozione dei 50 litri votata all’unanimità.
Al Comune: l’esito della ricognizione sulle singole posizioni urbanistiche di Maddalusa e gli eventuali provvedimenti conseguenti.
Ad ATI: il regolamento applicato, i verbali, chi lo ha votato e le eventuali richieste di modifica presentate successivamente.
Ad AICA: la disposizione precisa che impedirebbe il rifornimento mediante autobotte dei residenti privi di contratto.
Sul canile dell’associazione presieduta da Sandro Fanara: il titolo che consente il regolare rifornimento, non per contestarlo ma per comprendere la differenza rispetto alle famiglie escluse.
Sulla governance AICA: la richiesta di assemblea annunciata da Sodano, l’eventuale convocazione, il verbale e gli atti con i quali sia stata formalmente posta la questione del CdA.
Non opinioni.
Documenti.
Dopo quattro mesi «non dipende da me» non basta più
Questo è il risultato.
Il sindaco dice di non essere il gestore.
AICA dice di applicare le regole.
Le regole arrivano dall’ATI dove siedono i Comuni.
La Regione individua il problema urbanistico.
La Protezione civile garantisce acqua soltanto ai fragili.
Il Consiglio comunale vota all’unanimità 50 litri per i residenti.
La Procura ricorda che la legalità urbanistica va rispettata.
La Prefettura convoca.
I residenti aspettano.
E allora chi decide?
Non può esistere un sistema nel quale tutti hanno competenza per partecipare alle riunioni e nessuno ha competenza per assumersi la responsabilità della soluzione.
Residenti, contribuenti, utenti di tutto. Tranne che dell’acqua
Ed è forse questa l’immagine che meglio racconta l’assurdità di Maddalusa.
Per lo Stato e per il Comune quelle persone esistono.
Sono residenti.
Pagano tributi.
Producono rifiuti e pagano per la loro raccolta.
Utilizzano energia elettrica.
Hanno telecomunicazioni.
È arrivata persino la fibra.
Poi chiedono l’acqua.
E improvvisamente davanti a loro compare un muro.
“La casa è abusiva”.
Se quella casa deve essere demolita, la si demolisca secondo legge.
Ma fino a quando dentro quella casa lo stesso Stato riconosce che vive una persona, qualcuno deve spiegare se davvero l’ordinamento imponga che quella persona non possa neppure ricevere acqua mediante autobotte.
E soprattutto deve spiegare perché un caso del genere sembri essere diventato una peculiarità tutta agrigentina.
Sindaco Sodano, adesso dica chi sta fermando l’acqua
Quindi torniamo alla domanda iniziale.
Chi sta fermando l’acqua di Maddalusa?
AICA?
Mostri l’atto.
ATI?
Mostri la deliberazione.
La Regione?
Mostri il parere.
Il Comune?
Se ne assuma la responsabilità.
Un dirigente?
Nome, atto e norma applicata.
Un parere legale?
Pubblichiamolo.
La legge impedisce persino che un residente riceva acqua trasportata da un’autobotte autorizzata?
Articolo e comma.
Perché dopo oltre quattro mesi la frase “non dipende da me” non può più essere considerata una risposta.
E c’è un’ultima domanda alla quale Michele Sodano deve rispondere.
Aveva annunciato la convocazione dei sindaci.
Il suo movimento aveva definito fallimentare la gestione AICA.
Era stato chiesto il passo indietro del CdA.
Maddalusa è ancora lì.
Danila Nobile è ancora presidente.
Il CdA è ancora in carica.
Che fine ha fatto quella battaglia?
Giuseppe Di Rosa aveva avvertito durante il Consiglio comunale aperto che senza atti quella seduta sarebbe rimasta soltanto una passerella.
Sono trascorse altre settimane.
Adesso non servono altre passerelle.
Non servono altri tavoli.
Non servono altri comunicati.
Servono gli atti.
E se davvero la legge impedisce di portare il minimo vitale di acqua a cittadini residenti che il Comune riconosce, tassa e serve quotidianamente in ogni altro modo, qualcuno abbia almeno il coraggio istituzionale di mettere quel divieto nero su bianco e mostrarlo alla città.
Altrimenti la domanda continuerà a rimanere lì, sempre più pesante:
chi, e soprattutto cosa, sta davvero fermando l’acqua di Maddalusa?
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

