Tariffa Idrica Agrigento: l’ATI chieda risorse regionali per abbattere i costi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

Agrigento paga tariffe idriche fra le più alte d’Italia per i costi di approvvigionamento e perdite. L’ATI Enna propone uno stanziamento regionale mirato a ridurre la quota di costi trasferita in bolletta. Perchè L’ATI Agrigento non presenta alla Regione Sicilia la medesima proposta?
Il problema delle bollette idriche in Sicilia riguarda in prima battuta l’entroterra dell’isola, dove i costi di approvvigionamento elevati e le perdite di rete incidono pesantemente sulle tariffe. In provincia di Agrigento, come già denunciato per l’Ennese, una quota significativa dei costi degli interventi necessari sul servizio idrico e depurativo graverà direttamente sulla bolletta dei cittadini. Nell’ambito di Enna l’ATI locale ha calcolato che addirittura il 31% del costo degli investimenti ricade sui cittadini tramite tariffa. Sebbene non esista un dato ufficiale specifico per Agrigento, è ragionevole ritenere un peso analogo: il meccanismo regolatorio (in vigore in tutta la Sicilia) trasferisce sui consumatori una parte crescente degli investimenti, ampliando così le tariffe locali.
La situazione agrigentina è aggravata da cause strutturali: in gran parte dell’Agrigentino l’acqua arriva da lontano attraverso Siciliacque (dighe, invasi, dissalatori), con un costo “all’ingrosso” molto alto. Ogni litro acquistato a cifre elevate deve poi coprire i guasti e le perdite di rete: la Sicilia detiene infatti il triste primato nazionale di dispersione, circa il 51,6% secondo l’ISTAT 2024. In pratica, per ogni 100 litri immessi si perdono oltre 50 litri. Il meccanismo tariffario ARERA prevede che i costi totali dei gestori siano ripartiti sui soli metri cubi fatturati (non su quelli immessi). Ciò significa che un’Azienda Idrica come AICA, se compra 1.000 litri da Siciliacque ma ne fattura soltanto 480 ai cittadini, deve “spalmare” il costo di tutti i 1.000 litri su quei 480 venduti. Il risultato è che la tariffa unitaria raddoppia. In altre parole, l’inefficienza della rete diventa una tassa occulta che pesa enormemente sulle province interne come Agrigento. Questa situazione ha portato i siciliani dell’entroterra a pagare tra le tariffe idriche più alte d’Italia.
Per alleggerire in modo strutturale le bollette agrigentine è ormai necessario un intervento politico mirato. Analogamente a quanto richiesto per l’Ennese, l’ATI Agrigento dovrebbe chiedere alla Regione Siciliana uno stanziamento specifico nel bilancio, finalizzato a ridurre progressivamente la quota dei costi (come quella del 31% calcolata per Enna) attualmente coperta dalla tariffa. Non si chiede un sussidio generico, ma una misura precisa e strutturale: trasferire risorse proprie dagli stanziamenti regionali ad un fondo destinato all’ATI di Agrigento. In tal modo si potrebbero alleviare le bollette delle famiglie senza rinunciare agli investimenti necessari per il rinnovo delle reti e il potenziamento dei depuratori.
In prospettiva il Consiglio regionale siciliano, disponendo di risorse aggiuntive, avrebbe la possibilità di inserire nella Finanziaria una voce dedicata all’ATI Agrigento. Tale intervento comporterebbe un alleggerimento immediato della bolletta pro capite e un segnale di attenzione alla provincia. È evidente che ridurre il peso della tariffa non è solo un atto contabile, ma un sostegno concreto alle famiglie e ai cittadini costretti a pagare altissime tariffe per un servizio essenziale. L’Ambito Idrico Agrigentino ha il dovere di ricordare alle istituzioni che oggi esistono le condizioni finanziarie per intervenire: come chiesto in sede regionale, serve un impegno preciso affinché la prossima Finanziaria diventi un’occasione concreta per ribaltare la logica della tassazione geografica. In definitiva, un piano di stanziamento mirato e strutturale può essere la chiave per alleggerire le bollette dell’acqua agrigentine, restituendo dignità a un territorio stanco di pagare dazio per i costi del servizio idrico.
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Fonte: Report Sicilia
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