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Agrigento, il venerdì sera è Far West: Quando rispettare le regole diventa un optional

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Agrigento, il venerdì sera è Far West: Quando rispettare le regole diventa un optional. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 6 min

Auto e moto dove non dovrebbero stare, marciapiedi occupati, divieti e aree di cantiere che sembrano non preoccupare nessuno. E mentre chi prova ad applicare le regole viene trasformato nello “sceriffo”, troppo spesso sembra mancare proprio la normalità: prevenzione, controlli e lo stesso metro per tutti.

AGRIGENTO – Ci sono fotografie che raccontano una città molto meglio di cento comunicati stampa.

Quelle che pubblichiamo sono state scattate venerdì sera ad Agrigento e mostrano una situazione che, purtroppo, rischia di non sorprendere più nessuno.

Un’area di cantiere delimitata da transenne e rete arancione, segnaletica di divieto, spazi che dovrebbero essere sottratti alla normale circolazione e alla sosta. E poi automobili e motocicli che sembrano trovare comunque il modo di arrivare dove non dovrebbero.

Una motocicletta, in particolare, appare parcheggiata sul marciapiede proprio a ridosso delle delimitazioni del cantiere.

Non ci interessa fare la caccia al proprietario di quella moto né a quelli delle automobili immortalate nelle fotografie.

Ci interessa una cosa molto più seria: ad Agrigento, il venerdì sera, chi controlla?

La città del “tanto non succede niente”

Il vero problema non è una moto parcheggiata male.

Non è neppure un’automobile lasciata dove non dovrebbe stare.

Il problema è ciò che tutto questo rappresenta.

Ad Agrigento sembra essersi progressivamente radicata una convinzione pericolosissima: si può fare, tanto non succede niente.

Si parcheggia dove capita. Il marciapiede diventa uno stallo. Il divieto diventa un suggerimento. Una transenna qualcosa da aggirare. E un’area interessata da lavori finisce per non essere più percepita come uno spazio sottoposto a precise limitazioni.

Quando comportamenti del genere diventano ripetitivi e visibili, non siamo più davanti soltanto alla responsabilità di chi viola una regola.

Dobbiamo interrogarci anche sull’efficacia della prevenzione e del controllo.

Perché una regola che nessuno fa rispettare, alla lunga, nella percezione collettiva rischia di smettere di essere una regola.

Poi arriva “lo sceriffo”

Ed è qui che Agrigento riesce a produrre uno dei suoi paradossi migliori.

Quando un agente della Polizia locale decide semplicemente di applicare con continuità ciò che dovrebbe essere applicato normalmente, ecco che diventa “lo sceriffo”.

Quello che multa.

Quello inflessibile.

Quello che “esagera”.

Ma siamo sicuri che il problema sia soltanto lui?

O forse siamo arrivati al punto che applicare la normalità appare eccezionale proprio perché troppo spesso intorno ci si gira dall’altra parte?

Questo non significa sostenere che serva una città militarizzata o che ogni infrazione debba trasformarsi in una guerra tra cittadino e Polizia locale.

Anzi.

Noi continuiamo a pensare che serva una via di mezzo, che poi altro non sarebbe che la normalità.

Prima la prevenzione. Poi il controllo. E, quando necessario, la sanzione.

Ma sempre.

E soprattutto per tutti.

Né sceriffi né vigili che guardano altrove

Il problema nasce quando si passa da un estremo all’altro.

Non può esistere una città nella quale per giorni sembra essere consentito quasi tutto e poi, improvvisamente, quando arriva l’agente particolarmente zelante, scatta la tolleranza zero.

Perché in questo modo si ottiene il risultato peggiore.

Il cittadino non percepisce più la regola: percepisce il vigile.

Comincia a pensare che il problema non sia parcheggiare dove è vietato, ma avere la sfortuna di incontrare quel determinato agente.

Ed è esattamente il contrario di ciò che dovrebbe accadere.

La regola dovrebbe essere talmente chiara e normalmente applicata che non dovrebbe interessare chi indossa quella sera la divisa.

Hai commesso la stessa violazione?

Devi ricevere lo stesso trattamento.

Che tu abbia vent’anni o sessanta. Che guidi una Panda o una motocicletta da migliaia di euro. Che sia conosciuto oppure perfettamente sconosciuto.

E aggiungiamo una cosa che dovrebbe essere persino superflua: qualunque sia il tuo ruolo nella città.

Guardate le fotografie

Per questo pubblichiamo le immagini.

Non per chiedere una multa postuma attraverso un articolo di giornale e nemmeno per sostituirci alla Polizia locale nello stabilire, fotografia per fotografia, quali specifiche violazioni siano state commesse.

Le pubblichiamo perché raccontano plasticamente il problema.

Ci sono delimitazioni.

Ci sono cartelli.

Ci sono divieti.

Ci sono mezzi.

E allora la domanda diventa inevitabile: i controlli dove sono?

Qualcuno è passato?

Qualcuno ha verificato?

Sono state elevate sanzioni?

È stato controllato che nessuno entrasse o sostasse negli spazi interdetti?

Sono domande normalissime in una città normale.

Il venerdì sera non può essere una zona franca

La movida porta persone in centro, riempie locali e strade e rappresenta anche una risorsa per le attività commerciali.

Ma non può significare sospensione delle regole.

Anzi, proprio quando aumenta la presenza di persone e mezzi dovrebbe aumentare la prevenzione.

Non servono necessariamente decine di verbali.

La presenza stessa della Polizia locale, se organizzata in maniera visibile e costante, può impedire che una situazione irregolare si verifichi.

Perché la migliore multa è spesso quella che non è necessario fare perché qualcuno ha impedito prima che venisse commessa l’infrazione.

Questo significa controllo del territorio.

Il problema non è la multa: è sapere che la regola vale

Ed è questo il punto sul quale Agrigento dovrebbe finalmente interrogarsi.

Una città non diventa ordinata perché un venerdì sera vengono elevate cinquanta contravvenzioni.

Diventa ordinata quando il venerdì successivo nessuno parcheggia più lì perché sa che non può farlo.

Quando non serve conoscere il turno della Polizia locale.

Quando non serve chiedersi se quella sera c’è “lo sceriffo”.

Quando nessuno può pensare: “Io posso lasciarla qui perché tanto a me non diranno nulla”.

Quella frase, anche soltanto come convinzione diffusa, rappresenterebbe la sconfitta di qualsiasi sistema di controllo.

La normalità, semplicemente

Agrigento non ha bisogno dello “sceriffo”.

Ma non ha neppure bisogno di chi vede e si gira dall’altra parte.

Ha bisogno di agenti messi nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro, di un’organizzazione dei servizi adeguata soprattutto nelle serate più complicate e di una linea semplicissima:

prevenzione, controllo e, quando serve, repressione delle violazioni. Senza eccessi ma senza eccezioni.

Perché il rispetto delle regole non può dipendere dal venerdì o dal lunedì, dall’orario, dal vigile che passa o dal nome di chi ha parcheggiato il mezzo.

Le fotografie di venerdì sera pongono quindi una domanda molto semplice all’Amministrazione e al Comando della Polizia locale:

in quell’area i divieti valevano davvero?

Se la risposta è sì, devono valere per chiunque.

Perché una città nella quale qualcuno pensa di poter fare ciò che vuole mentre qualcun altro viene sanzionato per la stessa identica cosa non è una città severa o tollerante.

È semplicemente una città nella quale la regola ha perso credibilità.

Ed è proprio da lì che nasce il Far West.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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