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Agrigento, la città che disabilita

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Per portare le persone con difficoltà motorie nei luoghi di Pirandello servono le navette del Mudia. Nel resto dell’anno restano marciapiedi dissestati, un piano per le barriere atteso da quarant’anni e fondi col contagocce.

«È la società a rendere disabili le persone con una menomazione fisica». Il principio, formulato nel 1976 dagli attivisti britannici dell’UPIAS, è diventato il cuore del lavoro di Michael Oliver, sociologo scomparso nel 2019 e primo professore di Disability Studies al mondo, che lo ha chiamato «modello sociale della disabilità». Il limite, cioè, non sta soltanto nel corpo, ma nel gradino senza rampa, nel marciapiede sbriciolato, nell’ufficio irraggiungibile. Ad Agrigento questa teoria trova conferma a ogni angolo.

Venerdì 25 settembre, alle 16, da piazza Plebis Rea partirà «La Girgenti di Pirandello, per tutti», passeggiata accessibile ideata da Roberto Bruccoleri e Alice Natalello, promossa da associazioni e cooperative sociali con il patrocinio del Comune. Un’iniziativa meritoria. Ma un dettaglio dice molto: per far partecipare chi ha difficoltà motorie servono le navette gratuite del Mudia.

Agrigento è una città in salita, fatta di scalinate, vicoli ripidi di impianto medievale e quartieri cresciuti in fretta, spesso senza regole. I marciapiedi, quando esistono, sono stretti, sconnessi, interrotti da pali e radici. Nel 2023 i lavori del nuovo marciapiede di viale Emporium si fermarono perché il progetto non rispettava il decreto ministeriale 236 del 1989: se ne accorsero i residenti in carrozzina, non i progettisti. Poi c’è l’inciviltà: nel 2023 la Polizia municipale ha multato circa duecento automobilisti negli stalli riservati, e l’assessore ammetteva che il fenomeno cresceva.

Il nodo politico ha un nome: PEBA, Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, obbligatorio per legge dal 1986. Nel 2021 l’allora assessore Gianni Tuttolomondo riconobbe che il Comune avrebbe dovuto adottarlo trentacinque anni prima, spiegando che proprio il PEBA apre la strada ai bandi europei, statali e regionali. Seguì una mappatura partecipata, con un portale per le segnalazioni. Cinque anni dopo, l’osservatorio dell’Associazione Luca Coscioni, aggiornato a luglio 2026, colloca Agrigento tra i piani «in corso di realizzazione» e osserva che dagli atti pubblicati non si capisce se il Piano sia mai stato adottato. Nessun capoluogo siciliano lo ha approvato in Consiglio comunale; in Italia lo ha fatto il 38 per cento dei capoluoghi. A Catania è servita una condanna del TAR.

Senza PEBA gli interventi restano episodici. Qualcosa si è fatto: la riqualificazione di piazza Concordia a Villaseta, oltre due milioni di lavori, barriere comprese; la Casa museo Pirandello, con servizi accessibili e piattaforma elevatrice. Ma il rifacimento di viale della Vittoria, dove lo stesso Comune descrive radici affioranti e pavimentazioni sollevate, è fermo al progetto di fattibilità. E per i contributi ai privati previsti dalla legge 13 del 1989 la Regione ha trasferito ad Agrigento, per il 2025, appena 6.723 euro. Come ha raccontato questo giornale, una donna che da anni sperava di liberare la propria casa dalle barriere è morta prima dei lavori, e il Comune ha dovuto restituire la somma.

Anche la scuola paga il conto. Secondo dati Istat del 2019 elaborati da Openpolis, la provincia di Agrigento è tra le undici in Italia in cui meno della metà degli istituti dispone di un ascensore adatto alle persone con disabilità. Il Libero Consorzio ha appena attivato l’assistenza per gli studenti con disabilità grave delle superiori: un passo necessario, che però non sostituisce edifici accessibili. Manca, infine, un censimento pubblico degli uffici comunali davvero raggiungibili in carrozzina: esattamente ciò che il PEBA dovrebbe contenere.

Il punto, dunque, è tutto politico. Le barriere non sono una fatalità dell’orografia, ma il risultato di scelte rinviate da sindaci e consigli comunali di ogni colore. Alla nuova amministrazione non servono altri patrocini, ma un PEBA approvato e pubblicato, una voce stabile di bilancio, cantieri verificabili e controlli quotidiani sulla sosta. Finché mancheranno, anche la più bella passeggiata «per tutti» resterà l’eccezione di un pomeriggio, e la città continuerà a disabilitare i propri cittadini.

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Fonte: Report Sicilia

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