Agrigento verso il 100% rinnovabile entro il 2045: serviva davvero New York?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Il sindaco di Agrigento Michele Sodano ha firmato il 25 settembre, a margine della Climate Week di New York, un protocollo d’intesa con la Blue Planet Alliance e la Greening the Islands Foundation che fa del capoluogo il primo Comune italiano — e il primo dell’Europa continentale — ad aderire alla campagna mondiale “100×100” e all’iniziativa “100% RES Islands”, con l’obiettivo dichiarato dell’indipendenza energetica da fonti rinnovabili entro il 2045. Ad affiancare Agrigento saranno Henk Rogers, fondatore della Blue Planet Alliance (già dietro il percorso rinnovabile delle Hawaii), e Gianni Chianetta, presidente di Greening the Islands. La città entra inoltre nel programma “300 Million Solar Homes” del Global Solar Council. Il tutto, sottolinea il Comune, senza oneri diretti per le casse municipali.
È legittimo, però, chiedersi se un percorso del genere avesse davvero bisogno di un volo intercontinentale per prendere forma. La risposta, a guardare cosa esiste già in Italia e in Europa, è più sfumata di un semplice sì o no.
Da anni il programma comunitario Clean Energy for EU Islands accompagna isole minori italiane — Salina, capofila dal 2019, poi Pantelleria, Favignana, le Eolie, il Giglio, San Pietro, La Maddalena — verso agende di transizione energetica dettagliate. Fra queste c’è Lampedusa e Linosa, comune della stessa provincia di Agrigento: un laboratorio a “chilometro zero” che meriterebbe più attenzione di quanta ne riceva. Il Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia impegna già migliaia di municipi italiani a un piano d’azione (PAESC) con inventario delle emissioni e monitoraggio biennale — resta da verificare a che punto sia quello agrigentino. Nove città italiane, da Bologna a Parma, da Prato a Bergamo, partecipano dal 2022 alla missione europea delle “100 città climaticamente neutre entro il 2030”, con tanto di Climate City Contract: un obiettivo più stringente di quello fissato ora per Agrigento. E le Comunità Energetiche Rinnovabili, introdotte dal decreto legislativo 199/2021, offrono una tariffa incentivante ventennale gestita dal GSE, con un contributo a fondo perduto del PNRR riservato però ai Comuni sotto i 50mila abitanti: soglia che Agrigento, con i suoi circa 55mila residenti, rischia di non poter sfruttare. Il rapporto annuale “Comuni Rinnovabili” di Legambiente censisce peraltro da vent’anni le buone pratiche italiane, segnalando che quasi la metà dei Comuni del Paese produce già, da almeno una fonte, tutta l’energia elettrica che consuma.
In questo senso il viaggio a New York — coincidente peraltro con impegni già previsti sul fronte dell’innalzamento del mare — non era una tappa obbligata: gli strumenti tecnici, normativi e finanziari per costruire un percorso verso il 100% rinnovabile sono in larga parte italiani ed europei, e altre isole e città li stanno già usando. Ciò non rende inutile l’accordo: una rete internazionale gratuita, competenze e visibilità presso investitori possono avere un valore reale, soprattutto per attrarre capitali privati. Ma la sostanza della transizione si misurerà su atti concreti — una delibera di Consiglio comunale, un PAESC aggiornato, i chilowattpicco installati su scuole e uffici, le Comunità energetiche effettivamente costituite — non sull’annuncio newyorchese.Per quanto riguarda il PAESC (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima) ecco la cronologia verificata riguardante Agrigento:
Iter del piano
17 dicembre 2020: il Consiglio Comunale approva il PAESC, dopo una corsa contro il tempo — l’assessore Gerlando Principato aveva segnalato il rischio di perdere circa 3,5 milioni di euro di fondi europei se il documento non fosse stato pronto entro fine anno.
14 gennaio 2021: il piano viene trasmesso all’ufficio del Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors) a Bruxelles.
7 febbraio 2022: la notizia della valutazione positiva da parte del Centro Comune di Ricerca (Joint Research Centre) della Commissione Europea, con l’allora sindaco Franco Miccichè a commentare l’esito come “motivo di grande soddisfazione“.
L’obiettivo dichiarato nel piano è una riduzione del 40% delle emissioni di CO₂ entro il 2030 rispetto all’anno di riferimento — la soglia minima richiesta dal Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia. L’adesione formale dà ad Agrigento accesso, almeno sulla carta, a canali di finanziamento europei dedicati ai Comuni firmatari.
Da qui in avanti non risultano notizie di un monitoraggio biennale delle emissioni pubblicato — obbligo previsto dal Patto dei Sindaci per verificare i progressi reali del piano — né di un aggiornamento del PAESC sotto l’amministrazione Sodano, insediatasi comunque solo a giugno 2026. Quindi abbiamo un piano approvato a Bruxelles nel 2022, ma di cui non emerge un rendiconto recente sullo stato di attuazione (fotovoltaico installato, riduzione effettiva delle emissioni, eventuali fondi PAESC intercettati).
ReportSicilia, chiede pertanto direttamente all’assessorato competente a che punto sia il monitoraggio del PAESC e se il nuovo obiettivo “2045 al 100% rinnovabile” annunciato a New York sostituisca, si affianchi o resti scollegato dal target 2030 già impegnato con Bruxelles .
E’ a partire da risposte a quesiti come questo che si capirà se Agrigento diventerà davvero un modello per la Sicilia.
Leggi anche: Altre notizie su Politica
Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

