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Festa dei Nonni: il passato che torna ad carezzare il presente
Angelo Jay
I profumi di casa, le storie sugli scalini, il vento sul motorino e quelle sere che sembravano non finire mai: un ricordo dedicato a tutti i nonni.
Ci sono ricordi che non hanno bisogno di fotografie.
Basta un profumo, un rumore, una voce… e all’improvviso il tempo torna indietro.
Sei di nuovo lì, a casa dei nonni.
Appena entravi, riconoscevi subito quel profumo: il pane appena tagliato, il sugo che cuoceva piano, quelle stanze con un odore tutto loro.
Allora non ci facevi caso. Era semplicemente casa dei nonni. Oggi basta sentire, per caso, un profumo simile… e in un attimo ritorna tutto: le stanze, le voci, i rumori.
E per qualche secondo il tempo rallenta, come se il passato tornasse ad accarezzare il presente.
Fuori casa c’erano gli scalini.
Ci sedevamo lì e ascoltavamo i racconti dei nonni come si ascoltano le storie più belle.
Parlavano di quando erano giovani, dei primi viaggi lontano da casa, di persone che noi non avevamo mai conosciuto, dei lavori duri, delle famiglie numerose, delle feste di paese.
E poi c’erano i racconti della guerra.
Per molti di loro non era una pagina di storia, ma qualcosa che avevano vissuto davvero.
Raccontavano le partenze, le attese, la paura e i lunghi viaggi per tornare finalmente a casa.
Noi restavamo lì, affascinati, quasi increduli.
Forse è stato anche così che abbiamo imparato a conoscere un mondo venuto prima di noi, lontano nel tempo ma, attraverso la loro voce, ancora così vicino.
E poi c’eravamo noi bambini.
Bastava un cortile, un pallone, qualche amico, i cugini e quella voglia infinita di stare insieme.
Tra quei momenti ce n’era uno che aspettavamo sempre con entusiasmo: il giro in motorino con il nonno.

Quel motorino era uno di quelli che si potevano ricevere con le televendite di Mondial Casa: compravi la batteria da cucina e, tra i regali, poteva arrivare anche il motorino.
E subito torna in mente quella frase: “Prendi la cornetta, Mondial Casa ti aspetta.”
Per gli adulti era un semplice ciclomotore, uno di quelli che, per accenderlo, dovevi pedalare un po’… e già quello faceva parte dell’avventura.
Per noi, invece, era una moto vera.
Ti mettevi davanti, vicino al manubrio, e appena il motore si accendeva iniziava la magia.
Il vento sul viso, i capelli spettinati, la strada davanti. Guardavi tutto con gli occhi spalancati e sorridevi.
Allora non sapevi spiegare quella sensazione. Sapevi soltanto di essere felice.
Oggi forse sappiamo darle un nome: libertà.
Era sentirsi grandi restando ancora bambini e, soprattutto, sapere che dietro di te c’era tuo nonno.Quel giro non era un semplice giro in motorino. Era un viaggio, era partire senza andare lontano, era uno di quei momenti che, senza saperlo, sarebbero rimasti per sempre dentro di noi.
Poi arrivava la sera.
Si entrava in casa e ci si ritrovava tutti davanti alla televisione.
Non era soltanto qualcosa da guardare: era un momento da condividere.
Si sceglieva il programma, si commentava, si rideva, si aspettava il film della prima serata.
Poi le luci si abbassavano, la casa si faceva più silenziosa e si restava tutti lì, insieme, davanti allo stesso schermo.
Niente telefoni da controllare, niente programmi diversi in stanze diverse.
E si faceva tardi, ma allora i programmi, a un certo punto, finivano davvero. Le trasmissioni si interrompevano e sullo schermo compariva quella scritta:
“Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile.”

Molto spesso noi bambini quel momento non lo vedevamo nemmeno.
Ci addormentavamo sul divano, con la luce della televisione sul viso e le voci degli adulti ancora in sottofondo.
Poi succedeva una piccola magia: chiudevi gli occhi sul divano… e li riaprivi la mattina nel letto, senza sapere quando fossi arrivato lì.
Durante la notte, uno dei nonni ti aveva preso in braccio piano, cercando di non svegliarti, ti aveva portato a letto e sistemato le coperte.
Anche quello era amore: silenzioso, semplice, capace di farti sentire al sicuro senza bisogno di parole.
Quella era la vacanza.
Non servivano grandi viaggi: bastava una casa piena d’affetto, gli scalini fuori, le storie dei nonni, le giornate trascorse insieme e quella voce dalla cucina che chiamava: “È pronto!”
Bastava questo per sentirsi nel posto giusto.
Con i nonni.
Poi si cresce e si capisce che alcune delle cose più grandi della vita erano proprio quelle più semplici.
E che certe persone continuano ad accompagnarci anche quando il tempo passa: in un gesto, in una frase, in una ricetta, in un profumo, in una vecchia fotografia.
O nel ricordo di un bambino con il vento tra i capelli, seduto davanti a un manubrio e convinto, per qualche istante, che quella felicità potesse durare per sempre.
Auguri a tutti i nonni: a quelli che possiamo ancora abbracciare, a quelli che ci aspettano con una porta aperta e una storia da raccontare, e a quelli che oggi non possiamo più vedere ma che continuano a vivere nei nostri ricordi, nei nostri gesti e nell’amore che ci hanno lasciato.
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Fonte: Sicilia On Press
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