Agrigento – Sergio Criminisi: «La mia Sicilia è una donna bellissima, ferita dal malaffare». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
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Voluto dalla CGIL e inaugurato sabato alla presenza del prefetto Salvatore Caccamo e del sindaco Michele Sodano, nel corso di un evento molto partecipato, il murale di Sergio Criminisi racconta una Sicilia bellissima e ferita dal malaffare. Una donna che spezza le catene, una veste attraversata dall’oro e dalla sporcizia, artigli che trattengono e contaminano: l’artista spiega il significato dell’opera, tra denuncia, speranza e desiderio di riscatto.
Una donna che spezza le catene, una veste attraversata dall’oro e dalla sporcizia, artigli che trattengono e contaminano. Sergio Criminisi racconta il significato del suo murale e chiarisce una scelta centrale: rappresentare le diverse forme del malaffare attraverso un’immagine che si allontana dai consueti tentacoli della piovra. Nelle sue parole, la bellezza della Sicilia convive con le ferite della corruzione e dell’omertà.
Chi è la donna al centro del murale?
«La donna è la Sicilia. Questa è la mia visione da artista: io ho sempre visto la Sicilia e la vedrò sempre come una bellissima donna, che però ha un vestito addosso con tratti d’oro e tratti incrostati dalla muffa e dalle sporcizie del malaffare».
La veste diventa così parte del racconto: custodisce la ricchezza dell’isola e mostra ciò che la mortifica. Il passaggio verso il bianco accompagna visivamente la trasformazione evocata dall’artista, mentre le catene spezzate suggeriscono una possibilità di riscatto.
Che cosa rappresentano le braccia scure e gli artigli che stringono le catene?
«Quelle braccia che tengono le catene sono il malaffare. Come vedi, la sporcizia parte da loro. Anziché fare i soliti tentacoli della piovra, della mafia, ho fatto quest’altra cosa, perché non c’è solo la mafia, quella che intendiamo noi in Sicilia: c’è la corruzione, c’è l’omertà, c’è il far finta di non vedere. Questo è il senso».
È il passaggio che allarga il significato dell’opera. La stretta degli artigli richiama anche quei comportamenti che consentono alla sopraffazione di durare: il silenzio, la complicità, la scelta di voltarsi dall’altra parte. La contaminazione dell’abito rende visibile il rapporto tra queste forze e le ferite della Sicilia.
Nell’opera compare anche un richiamo alla pelle del coccodrillo. Perché?
«Ci sono degli inserti e dei tratti sulla Sicilia che sono a pelle di coccodrillo. Nella mia testa la Sicilia è come un coccodrillo che “prima mangia i suoi figli e poi chiangi”».
Una metafora amara, che può essere letta come una denuncia dell’ipocrisia: una terra che consuma le proprie energie migliori e poi le rimpiange. Il richiamo al coccodrillo introduce così una riflessione sulle responsabilità di una comunità verso i propri figli e il proprio futuro.
Che emozione ha provato durante l’inaugurazione?
«L’emozione è stata immensa e inaspettata, veramente. Non me l’aspettavo, sono rimasto colpito nel profondo».
Quanto è costato il murale?
«Non posso dire quanto è costato, per accordi presi che devo rispettare. È tutto fatturato, sicuramente. Comunque è un giusto costo».
Criminisi non comunica quindi la cifra, richiamando gli accordi assunti e affermando che il lavoro è stato fatturato. Sul tema delle autorizzazioni, nel messaggio fa riferimento alle contestazioni circolate e alla pubblicazione dei permessi, senza fornire documentazione che consenta di chiarire la questione.
Perché i luoghi degli omicidi anziché i ritratti delle vittime?
«Mi avevano chiesto i ritratti di Falcone, Borsellino, Livatino e padre Puglisi. Ho proposto di celebrare i luoghi del martirio: via D’Amelio, la casa di padre Puglisi, la strada dove fu ucciso Livatino e Capaci».
Questi elementi possono distogliere l’attenzione dalla figura centrale?
«Non credo: il disegno principale l’ho colorato molto di più, mentre gli altri li ho lasciati abbozzati e stilizzati».
E la visibilità dell’opera, tra automobili parcheggiate e illuminazione?
«Ho cercato di tenere il disegno il più alto possibile. Il faretto verrà aggiunto: Michele ci ha detto che sarà installato un crepuscolare. Io metterei anche una telecamera».
Sul piano artistico, la forza del murale sta soprattutto nel contrasto tra la bellezza della figura femminile e la brutalità degli artigli. L’oro, il bianco e le incrostazioni costruiscono un racconto di ricchezza, contaminazione e trasformazione. Le numerose scritte e le scene laterali rendono la composizione densa, talvolta a scapito dell’immediatezza del nucleo centrale. Ma la spiegazione di Criminisi restituisce precisione alla sua scelta simbolica: la Sicilia porta sul vestito le tracce del malaffare e, nel gesto di spezzare le catene, conserva la speranza di liberarsene. Leggi anche: Inaugurato il murale di Sergio Criminisi sul riscatto e la rinascita della Sicilia

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Fonte: AgrigentoOggi
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