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Editoriale – Il diniego, gli insulti e quella verità che Agrigento meritava fin dall’inizio da chi si manifestava “controcorrente”

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Editoriale – Il diniego, gli insulti e quella verità che Agrigento meritava fin dall’inizio da chi si manifestava “controcorrente”. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 15 min

Mi avete chiamato “macchina del fango”. Il sindaco Michele Sodano, utilizzando una comunicazione istituzionale, ha definito Report Sicilia una “surreale testata giornalistica” e ha accusato chi la dirige di diffondere “ricostruzioni false e distorte”. Io ho fatto una cosa diversa: ho continuato a cercare documenti. Adesso un documento del Comune di Agrigento dice che la domanda di sanatoria dell’immobile di Zingarello è stata diniegata. Non cancella ogni questione e non emette sentenze penali. Ma impone una domanda: chi deve chiedere scusa a chi?

Ci sono momenti nei quali un giornalista dovrebbe avere la tentazione di dire: avevamo ragione noi.

Io oggi quella tentazione non ce l’ho.

Perché questa storia non mi rende felice.

Mi amareggia.

Mi amareggia profondamente perché Agrigento non meritava tutto questo veleno.

Non meritava settimane di insulti, accuse, tifoserie, aggressioni personali e tentativi di trasformare una questione amministrativa documentabile in una guerra contro Giuseppe Di Rosa e contro Report Sicilia.

E soprattutto non meritava che, invece di rispondere alle domande poste da un giornale, si tentasse di delegittimare chi quelle domande aveva avuto il coraggio di porle.

Oggi, però, c’è un documento.

Ed è da quello che voglio partire.

Anzi, voglio arrivarci lentamente.

Perché prima bisogna ricordare cosa è stato detto.

Tutto comincia dalle domande di Report Sicilia

Report Sicilia ha sollevato il caso dell’immobile di Zingarello riconducibile alla famiglia dell’allora vicesindaco Giovanni Crosta.

Non abbiamo emesso sentenze.

Abbiamo cercato documenti.

Abbiamo posto domande sull’immobile, sulla sua situazione urbanistica, sui lavori effettuati, sull’istanza di sanatoria e sulla compatibilità politica di quella vicenda con il ruolo ricoperto da Crosta nell’amministrazione comunale.

Abbiamo interessato formalmente gli uffici competenti.

Ed è qui che, invece di rispondere alle domande, è cominciato il veleno.

Crosta: «Ho querelato Giuseppe Di Rosa»

Giovanni Crosta scelse di rispondere pubblicamente.

E lo fece con parole pesantissime.

Scrisse:

«Ho querelato il candidato sindaco Giuseppe Di Rosa ed editore di Report Sicilia, che ancora una volta ha attivato la macchina del fango, riportando informazioni false e diffamanti».

Poi fornì la propria ricostruzione.

Spiegò che l’immobile era stato realizzato dal padre nei primi anni Ottanta, che esisteva un’istanza di sanatoria presentata nel 1985, che lo aveva successivamente ereditato insieme alla sorella.

E aggiunse:

«Nessuno la abita e non c’è nessuna utenza idrica. Non ho commesso alcun abuso».

Infine lanciò una sfida:

«Chi fa politica con la macchina del fango se ne assuma la responsabilità, anche davanti a un giudice».

Bene.

Io quella responsabilità me la sono assunta.

E continuo ad assumermela.

Ma oggi vorrei che ciascuno si assumesse anche la propria.

Poi arrivò Michele Sodano

Ed è qui che la vicenda diventa, a mio avviso, ancora più grave sul piano istituzionale.

Perché Michele Sodano non intervenne semplicemente come cittadino.

Non scrisse un commento sulla propria pagina personale.

Non partecipò a una discussione al bar.

Intervenne da sindaco di Agrigento.

Il documento che abbiamo acquisito non lascia spazio alle interpretazioni.

Il 7 settembre 2026, alle ore 12:21, dall’indirizzo istituzionale del sindaco partì verso numerose redazioni — compresa Report Sicilia — un documento intitolato:

«COMUNICATO STAMPA – Dichiarazione del Sindaco Michele Sodano».

Quindi ciò che seguì non era la reazione privata di Michele Sodano.

Era una dichiarazione diffusa nella sua qualità di Sindaco di Agrigento.

E questo, per me, fa una differenza enorme.

«Uno dei migliori amministratori che Agrigento abbia avuto»

Sodano prese una posizione nettissima.

Sulla vicenda dell’immobile scrisse che Crosta aveva ereditato insieme alla sorella una casa costruita dal padre, sulla quale pendeva una domanda di sanatoria presentata oltre quarant’anni prima.

Ricordò inoltre che a Crosta non risultavano contestati reati o ipotesi di reato.

Precisazione corretta e che nessuno dovrebbe dimenticare neppure oggi.

Una vicenda urbanistica non equivale automaticamente a una responsabilità penale.

Ma Sodano andò molto oltre.

Definì Giovanni Crosta:

«uno dei migliori amministratori che Agrigento abbia avuto»,

un «lavoratore instancabile» e sostenne che perderlo avrebbe rappresentato una grave sconfitta per la città.

Legittima opinione politica.

Poi, però, arrivò l’attacco.

E il bersaglio ero io.

Sindaco Sodano, quelle parole portano ancora la sua firma

Il comunicato istituzionale proseguiva sostenendo che perdere Crosta avrebbe rappresentato:

«la vittoria di un soggetto che, prima da candidato a sindaco e poi attraverso una surreale testata giornalistica, ha fatto della diffusione di ricostruzioni false e distorte la propria modalità di azione».

Quelle parole non furono pronunciate da un anonimo.

Non provenivano da uno dei tanti commentatori social.

Non erano nemmeno una dichiarazione firmata semplicemente “Michele Sodano”.

Il comunicato terminava così:

Michele Sodano
Sindaco di Agrigento.

Ed è questo che non ho mai accettato.

Un sindaco può contestare un giornale.

Può smentirlo.

Può produrre documenti.

Può pretendere rettifiche quando ritiene che una notizia sia sbagliata.

Può anche rivolgersi a un giudice.

Ma quando utilizza una comunicazione diffusa dalla propria funzione istituzionale per definire una testata giornalistica «surreale» e attribuire al suo editore la diffusione sistematica di ricostruzioni «false e distorte», la questione assume una dimensione diversa.

Per questo ho denunciato Michele Sodano.

E sarà naturalmente l’autorità giudiziaria, non Giuseppe Di Rosa, a stabilire se quella condotta abbia o meno rilevanza giuridica.

Io non emetto sentenze.

Mi rivolgo agli organi competenti.

È quello che ho sempre fatto.

Mentre loro parlavano, noi continuavamo a cercare carte

Questa è forse la differenza più importante di tutta la vicenda.

Mentre sui social si moltiplicavano gli insulti, Report Sicilia continuava a cercare documenti.

Mentre qualcuno parlava di “macchina del fango”, noi cercavamo protocolli.

Mentre qualcuno ci definiva una “surreale testata giornalistica”, noi chiedevamo atti.

Mentre gli amici degli amici si scatenavano nei commenti, noi continuavamo a fare quello che un giornale deve fare:

controllare.

Perché il giornalismo non deve chiedere il permesso al sindaco.

Non deve chiedere il permesso al vicesindaco.

Non deve chiedere il permesso alla maggioranza.

E non deve chiedere il permesso neppure all’opposizione.

Deve cercare i fatti.

Poi Crosta si dimette

L’11 settembre Giovanni Crosta lasciò l’incarico di vicesindaco.

Ma neppure allora Michele Sodano chiuse politicamente quella vicenda.

Anzi.

Continuò a difenderlo.

Crosta venne rappresentato come vittima di un sistema e di una tempesta mediatica, mentre veniva lasciata aperta persino la prospettiva di un futuro ritorno.

E ancora una volta il problema sembrava essere chi aveva sollevato il caso.

Non il caso.

Poi arriva il 30 settembre

Ed eccoci finalmente al documento.

Non un post.

Non Giuseppe Di Rosa.

Non Report Sicilia.

Non un avversario politico.

Il Comune di Agrigento.

Settore V – Territorio e Ambiente, Servizio II – Sanatoria edilizia.

Pratica di sanatoria n. 3279, legge 47/85.

Immobile ad uso civile abitazione sito in località Mandrascava-Zingarello, via delle Rose.

E cosa rende noto il dirigente?

Che con provvedimento n. 331 del 30 settembre 2026:

la domanda di sanatoria è stata diniegata.

Questo dice l’atto. Diniego+331

E questo è ciò che oggi conta.

Attenzione: il diniego non è una sentenza penale

Voglio essere chiarissimo.

Perché noi non faremo oggi quello che abbiamo contestato agli altri ieri.

Il diniego della sanatoria non significa automaticamente che Giovanni Crosta abbia commesso un reato.

Non dimostra che ogni dichiarazione resa da Crosta fosse consapevolmente falsa.

Non significa che Michele Sodano abbia commesso alcun illecito.

E il provvedimento può essere contestato dagli interessati attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento.

Questo deve essere scritto.

Ma c’è una cosa che quel documento dimostra senza possibilità di interpretazione:

la domanda di sanatoria sulla quale si è discusso per settimane è stata diniegata dal Comune di Agrigento. Diniego+331

E allora qualche domanda oggi posso farla anch’io.

Chi diffondeva «ricostruzioni false e distorte»?

Sindaco Sodano, adesso glielo chiedo pubblicamente.

“Lei il 7 settembre, firmandosi Sindaco di Agrigento, scrisse che attraverso una «surreale testata giornalistica» io avrei fatto della diffusione di «ricostruzioni false e distorte» la mia modalità di azione.”

Oggi abbiamo il diniego.

Quali erano esattamente le nostre ricostruzioni false?

Le indichi.

Una per una.

E se abbiamo scritto qualcosa di falso, lo dimostri con gli atti.

Report Sicilia pubblicherà la sua risposta integralmente.

Ma se quelle ricostruzioni false non riesce a indicarle, allora dovrebbe fare qualcosa che in politica sembra essere diventato difficilissimo:

chiedere scusa.

Non soltanto Sodano

E le scuse, però, non le dovrebbe chiedere soltanto lui.

In quelle settimane intorno a questa vicenda si è mosso un piccolo esercito di tifosi.

Persone che non avevano letto un documento.

Che non conoscevano una pratica.

Che probabilmente non avevano mai visto una planimetria.

Ma sapevano già tutto.

Giuseppe Di Rosa era il cattivo.

Report Sicilia era la macchina del fango.

Crosta la vittima.

Sodano il difensore della verità.

Sono volati insulti.

Sono stato deriso.

Sono stato vilipeso.

Qualcuno ha creduto che bastasse alzare il volume delle offese per abbassare quello dei documenti.

Non funziona così.

Agli “scarafaggi” dell’insulto dico una cosa semplice

Ho utilizzato volutamente una parola dura.

Non per disumanizzare nessuno e non per indicare persone specifiche, ma per descrivere quel modo di agire che compare ogni volta che qualcuno osa mettere in discussione il potere: uscire dall’ombra dei social, insultare, screditare e poi scomparire quando arrivano gli atti.

A quelle persone non chiedo di diventare amici di Giuseppe Di Rosa.

Non mi interessa.

Non chiedo neppure che condividano le mie battaglie.

Chiedo che abbiano la dignità di leggere i documenti.

E quelli che mi hanno insultato perché avevo osato porre delle domande, oggi abbiano almeno la stessa energia per chiedere scusa.

A me?

Anche.

Ma soprattutto a Report Sicilia e ai suoi lettori.

Perché tentare di screditare un giornale affinché smetta di fare domande non colpisce soltanto chi quel giornale lo dirige.

Colpisce il diritto dei cittadini a sapere.

Agrigento non meritava tutto questo veleno

Ed è questa la parte che mi fa più male.

Agrigento non meritava tutto questo.

Non meritava che una questione amministrativa diventasse una guerra personale.

Non meritava un sindaco che, invece di limitarsi a produrre documenti e attendere gli accertamenti degli uffici, utilizzasse una comunicazione istituzionale per attaccare chi aveva sollevato il caso.

Non meritava settimane di contrapposizioni.

Non meritava gli insulti.

Non meritava le tifoserie.

E soprattutto non meritava che il dubbio legittimo sollevato da un giornale venisse rappresentato come un attacco alla città.

Controllare chi amministra non significa essere contro Agrigento.

È esattamente il contrario.

La denuncia contro Sodano farà il suo corso

Io ho scelto una strada diversa dall’insulto.

Ho denunciato.

Ho consegnato la questione alle autorità competenti.

La denuncia presentata nei confronti di Michele Sodano farà il proprio corso e non sarò certamente io ad anticiparne l’esito.

La magistratura valuterà.

Io continuerò a fare il giornalista.

E continuerò a pubblicare ogni documento rilevante, anche quelli che eventualmente dovessero smentire Giuseppe Di Rosa.

Perché questa è la differenza tra un giornale e una tifoseria.

E adesso, sindaco, che facciamo con Crosta?

C’è infine una questione politica che Michele Sodano non può continuare a lasciare sospesa.

Crosta si è dimesso l’11 settembre.

Sodano ne ha difeso il valore amministrativo.

Ha lasciato aperta la possibilità politica di un suo ritorno.

Adesso esiste anche il diniego della sanatoria.

Allora basta con i retroscena.

Giovanni Crosta tornerà o non tornerà nella Giunta di Agrigento?

Il sindaco risponda.

Sì o no.

E La Vardera?

La domanda riguarda anche Ismaele La Vardera.

Quando scoppiò il caso fu durissimo.

Arrivò a sostenere che Crosta avesse dimostrato di non essere affatto “Controcorrente”.

Poi Crosta uscì.

Ma Michele Sodano è rimasto.

E Sodano è lo stesso sindaco che difese Crosta e attaccò Report Sicilia attraverso quel comunicato istituzionale.

Allora oggi vorrei conoscere anche la posizione politica di La Vardera.

Controcorrente considera definitivamente escluso un ritorno di Giovanni Crosta?

E considera ancora coerente con la propria linea politica il comportamento tenuto dal sindaco in questa vicenda?

Non lo stabilirò io.

Lo dica La Vardera.

Io non festeggio

Qualcuno forse si aspetta che oggi io festeggi.

No.

Non c’è niente da festeggiare.

Quando la politica arriva a questo livello di contrapposizione, perde tutta la città.

Quando un giornale e un sindaco finiscono davanti alla magistratura per parole pronunciate nel corso di uno scontro politico e giornalistico, non vince nessuno.

Quando gli agrigentini vengono divisi in tifoserie mentre i problemi veri della città rimangono sul tavolo, perde Agrigento.

Per questo oggi non dico:

«Avete visto? Avevo ragione».

Dico qualcosa di diverso.

Bastava rispondere con gli atti.

Bastava farlo il primo giorno.

Senza insulti.

Senza “macchine del fango”.

Senza “surreali testate giornalistiche”.

Senza trasformare Giuseppe Di Rosa nel nemico da abbattere.

Il documento resta. Gli insulti passano.

Alla fine questa storia ci consegna una lezione semplicissima.

Gli insulti durano il tempo di un post.

Le tifoserie durano il tempo di una polemica.

Il potere dura il tempo di un mandato.

Gli atti restano.

E oggi resta un provvedimento.

Numero 331.

Data 30 settembre 2026.

Domanda di sanatoria:

diniegata. Diniego+331

Io non chiedo vendette.

Non mi interessano.

Chiedo rispetto.

Per il giornalismo.

Per chi lavora a Report Sicilia.

Per chi legge.

E soprattutto per Agrigento.

A chi mi ha insultato e vilipeso dico soltanto questo:

leggete gli atti.

Poi, se ne avete la dignità, chiedete scusa.

A Michele Sodano, invece, rivolgo una domanda ancora più semplice.

Sindaco, il 7 settembre scriveva, nella sua veste istituzionale, che attraverso una «surreale testata giornalistica» diffondevo «ricostruzioni false e distorte».

Oggi è il 7 ottobre.

È passato esattamente un mese.

Quali erano quelle falsità?

Ce le indichi.

Noi siamo qui.

Come sempre.

Alla luce del sole.

Con il nostro nome.

E soprattutto, con le carte sul tavolo.

Ai colleghi non chiediamo di citarci. Chiediamo di ricordare che domani potrebbe capitare a loro

Una riflessione, infine, voglio rivolgerla al mondo dell’informazione agrigentina.

Non chiediamo alle altre testate di citare Report Sicilia.

Non chiediamo medaglie.

Non chiediamo solidarietà di categoria.

Non chiediamo neppure che qualcuno scriva che questa vicenda è partita dalle nostre denunce e dalle nostre domande.

Non ci interessa.

La storia di questo giornale la scrivono i documenti che pubblichiamo e, soprattutto, i nostri lettori.

Ma ai colleghi vorrei ricordare una cosa molto più importante.

Oggi è successo a noi. Domani potrebbe succedere a voi.

Un giornale pone una domanda.

Un amministratore risponde.

È normale.

Un giornale pubblica un documento.

L’amministratore lo contesta.

È normale anche questo.

Ma quando il sindaco di una città utilizza una comunicazione diffusa nella propria veste istituzionale per definire una testata giornalistica «surreale» e attribuire al suo editore la diffusione di «ricostruzioni false e distorte», allora non siamo più davanti soltanto a una lite personale tra Michele Sodano e Giuseppe Di Rosa. Quelle espressioni compaiono proprio nel comunicato istituzionale del 7 settembre.

Si pone una questione che dovrebbe interessare chiunque faccia questo mestiere.

Perché la prossima testata definita “surreale” potrebbe essere un’altra.

Il prossimo giornalista accusato pubblicamente di diffondere falsità potrebbe avere un nome diverso dal mio.

Il prossimo amministratore infastidito da una domanda potrebbe essere di destra, di sinistra, civico o appartenere a qualsiasi movimento.

La libertà di stampa non cambia a seconda di chi governa.

Poi, però, diciamoci anche una cosa che ad Agrigento pochi hanno ancora il coraggio di dire.

Forse mi sbaglio quando scrivo che domani potrebbe accadere a tutti.

Non a tutti.

Perché per essere attaccati per una notizia bisogna prima cercarla, quella notizia.

E ad Agrigento il giornalismo d’inchiesta e di controllo del potere si è progressivamente impoverito.

Ci sono colleghi e testate che continuano a cercare documenti, verificare atti, fare domande e assumersi il rischio di disturbare il potente di turno.

Sono pochi.

A loro va il mio rispetto, anche quando scrivono qualcosa che non condivido e anche quando criticano me.

Poi esiste un’altra informazione.

Quella che troppo spesso si limita a ricevere il comunicato del politico, copiarlo, pubblicarlo e passare al successivo.

Nessuna domanda.

Nessun controllo.

Nessuna verifica.

Nessun documento cercato.

Nessuna contraddizione evidenziata.

Quello non è il giornalismo che vogliamo fare noi.

Un giornalista non è l’addetto stampa del politico di turno.

L’addetto stampa svolge un mestiere dignitosissimo e preciso: comunica ciò che il proprio referente vuole comunicare.

Il giornalista deve fare un’altra cosa.

Deve domandarsi se ciò che gli viene raccontato sia vero.

Deve cercare quello che non viene raccontato.

Deve confrontare una dichiarazione con un documento.

Deve ricordare oggi quello che un amministratore aveva promesso ieri.

E soprattutto deve essere disposto a fare la domanda che il potente non vorrebbe ricevere.

Altrimenti possiamo anche continuare a chiamarla informazione.

Ma il controllo democratico del potere è un’altra cosa.

Noi abbiamo scelto da che parte stare: dalla parte delle carte

Report Sicilia non pretende di essere depositaria della verità.

Possiamo sbagliare.

E quando sbaglieremo dovremo avere l’umiltà di correggere.

Ma c’è una cosa alla quale non rinunceremo:

cercare.

Cercare una determina.

Cercare un protocollo.

Cercare una delibera.

Cercare una pratica.

Fare una PEC.

Chiedere un accesso agli atti.

Confrontare ciò che viene dichiarato con ciò che è scritto nei documenti.

È molto più faticoso che pubblicare comunicati stampa.

Ed è certamente molto meno comodo.

Perché facendo così, prima o poi, qualcuno si arrabbia.

È successo a noi.

Succederà ancora.

Ma preferisco cento volte un sindaco arrabbiato con Report Sicilia perché gli abbiamo posto una domanda scomoda piuttosto che un sindaco soddisfatto perché il giornale si è limitato a pubblicare ciò che lui voleva raccontare.

Per questo ai colleghi non chiediamo di citarci.

Chiediamo soltanto di non dimenticare cosa significa essere giornalisti.

Perché i sindaci passano.

Gli assessori passano.

I deputati passano.

Le maggioranze passano.

Anche gli editori e i direttori, prima o poi, passano.

Ma una stampa che rinuncia a controllare il potere lascia un vuoto che una città democratica paga molto più a lungo.

E Agrigento, di vuoti, ne ha già pagati abbastanza.

Giuseppe Di Rosa
Editore di Report Sicilia

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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