Agrigento – Inaugurato il Porto di Akragas: la sfida tra chi valorizza e chi vede solo qualcosa da abbattere. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Ieri pomeriggio, sul ponte di Maddalusa, a San Leone, numeroso pubblico e autorità civili, militari e religiose hanno inaugurato il percorso museale del porto di Akragas. Il progetto, ideato e realizzato dal Libero Consorzio con fondi regionali (nel 2021 la Regione ne stanziò 1,39 milioni), ha restituito alla città l’ex Focetta, chiusa per troppi anni: l’ha recuperata, memoria dei fasti musicali degli anni Sessanta, anziché abbatterla. Ospita oggi una sala espositiva con il diorama del porto di Roberto Vanadia e una sala immersiva. Lungo l’argine corrono i pannelli con le figure degli ecisti, i capi spedizione che fondavano le colonie greche, e con le voci di Pindaro, Empedocle, Livio, Cicerone e del geografo arabo al-Idrisi; all’ingresso si staglia la sagoma del pentecontoro, la nave a cinquanta remi disegnata dall’archeologo navale Stefano Medas; alla foce, le postazioni per il birdwatching. L’evento si è concluso con lo spettacolo finale, “Akragas il fiume degli Dei” di Daniele Salvo, nel quale gli attori protagonisti dialogheranno con gli Dei rappresentati dai droni, mentre sul cielo di Maddalusa un originale e suggestivo si eseguieva una coreografia aerea in cui 150 droni luminosi con luci LED si muovevano sincronizzati nel cielo notturno per disegnare figure, animazioni e messaggi tridimensionali legati ai miti di Akragas. «L’inaugurazione è solo il punto di partenza – ha detto il presidente del Libero consorzio dei Comuni Giuseppe Pendolino – E’ giusto rivalutare un lugo dove è nata la storia della città, un luogo della memoria che noi continueremo a valorizzare anche in senso turistico e siamo certi che avremo molti risultati”
Il dirigente del Libero Consorzio dei Comuni di Agrigento Achille Contino ha auspicato che non si apra una frattura tra antico e moderno e ha ricordato che i maddalusani hanno seguito i lavori con affetto, rimuovendo di persona i sacchetti di spazzatura dalle discariche per ripulire un sito che amano. Il sindaco Michele Sodano ha parlato di valorizzare il territorio, come il boschetto, con la sua flora e la sua fauna; l’assessore regionale Giusi Savarino di ripristinare luoghi naturali come questo in tutta la Sicilia, con parchi urbani; il prefetto Salvatore Caccamo di farne un luogo da far conoscere ai giovani. Vera Greco, già Direttrice del Parco Archeologico Naxos Taormina ha tenuto una lectio magistralis sul valore storico e archeologico del sito.
Pochi angoli della Sicilia tengono insieme storia, archeologia, paesaggio e natura come la foce dell’Akragas. Qui nacque l’emporio, lo scalo commerciale di una città che Polibio descrive protetta da due fiumi e il cui fiume Pindaro chiamò «sacro». Nel 1558 Tommaso Fazello vi vide ancora i saxa quadrata, i blocchi squadrati delle banchine; nel 1930 Michele Caruso Lanza ne contava quindici. Gli scavi di Ettore Gabrici (1920) restituirono magazzini tardo romani e arabi; nel 2011 una stratigrafia sulla riva sinistra ha documentato una frequentazione dall’età arcaica a quella bizantina. Una tradizione erudita colloca da queste parti il monastero da cui, nel 577, san Gregorio partì per Cartagine.
Da una parte, dunque, chi progetta, restaura e racconta. Dall’altra, chi sa soltanto contare i muri da buttare giù, dimenticando le persone che lì abitano. È l’altra Maddalusa, quella senza nastro da tagliare. Dal 9 maggio, quando la fine dello stato di emergenza idrica ha fermato le autobotti, la contrada – dove si contano 364 immobili irregolari – vive senza regolare approvvigionamento: 103 giorni al 19 agosto, 144 a fine settembre, oltre 150 oggi. Si è stabilito l’acqua spetti solo ad alcune categorie fragili – over 75, bambini fino a cinque anni, allettati e invalidi – e per tre mesi. Per l’assessore regionale Francesco Colianni si tratta di un «problema urbanistico», non di un’emergenza idrica: come se la sete si potesse archiviare alla voce planimetrie. A Ferragosto una cinquantina di persone faceva la fila alla fontana pubblica; i residenti parlano di «punizione collettiva».
Nessuno chiede di cancellare con un colpo di spugna ciò che la legge vieta: gli abusi si accertano e si sanzionano nelle sedi competenti. Persino Legambiente, che esclude ogni sanatoria, scrive che agli abitanti va garantito almeno il minimo per lavarsi e dissetarsi. Eppure, dopo cinque mesi, si discute di vincoli, competenze, scambi di pec tra Comune e Soprintendenza, mentre avanza il partito della ruspa: quello che ha trasformato un nodo urbanistico vecchio di decenni in bandiera ideologica e in rendita di visibilità, e che finisce per fare dell’acqua negata uno strumento di pressione. La sete non è una politica del territorio: è una mortificazione.
Un museo senza comunità è un diorama: bello, ma muto. Il porto di Akragas visse perché lì si lavorava, si commerciava, si abitava. Se Maddalusa deve diventare un luogo da far conoscere ai giovani, come si è auspicato dal palco, si cominci dai suoi bambini, garantendo l’acqua. La frattura tra antico e moderno, che Contino teme, passa anche da un rubinetto.
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Fonte: Report Sicilia
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