Agrigento – Appalto rifiuti da 147 milioni, nuova inchiesta su Armao: sei indagati, coinvolti anche due imprenditori agrigentini. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo
Un nuovo filone investigativo accende i riflettori su una maxi-gara per la gestione dei rifiuti nell’Agrigentino. Tra le persone indagate figurano due imprenditori di Porto Empedocle. Al centro degli accertamenti una consulenza che, secondo l’ipotesi investigativa, potrebbe aver nascosto un compenso illecito.
Una gara d’appalto da 147,1 milioni di euro per sette anni di servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti. È questo il nuovo fronte dell’inchiesta che coinvolge l’ex assessore regionale all’Economia Gaetano Armao e che adesso si allarga anche al settore della gestione dei rifiuti in provincia di Agrigento.
L’appalto, suddiviso in due lotti, riguarda la città di Agrigento e altri nove comuni del territorio provinciale. Sulla vicenda indaga la Squadra mobile, che ipotizza il reato di corruzione. Complessivamente sono sei le persone finite sotto indagine.
Oltre a Gaetano Armao e all’avvocato Pierluigi Matta, già emersi nell’inchiesta principale, tra i nuovi indagati vengono indicati il deputato regionale di Forza Italia Gaspare Vitrano, l’avvocato Valentina Matta e due imprenditori agrigentini: Giuseppe Gaglio e Pietro Alongi, 63 anni.
Le contestazioni sono ancora al vaglio degli investigatori e la posizione delle persone coinvolte dovrà essere valutata nelle successive fasi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il punto centrale degli accertamenti riguarda una prestazione professionale di consulenza che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe potuto rappresentare il mezzo per mascherare un presunto pagamento illecito destinato ad Armao.
L’ex assessore regionale avrebbe ricoperto il ruolo di presidente della commissione aggiudicatrice incaricata di esaminare le offerte tecniche ed economiche presentate per la gara milionaria. Saranno gli approfondimenti investigativi a dover chiarire la natura della consulenza e l’eventuale collegamento con l’appalto.
La vicenda ha provocato nuove ripercussioni sul piano politico e istituzionale. Il presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, ha convocato per giovedì il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e i vertici dei dipartimenti regionali interessati.
Cracolici ha parlato di una «deriva preoccupante» e di un «colpo mortale allo sviluppo dell’isola», sollecitando un approfondimento sulle vicende che coinvolgono gli appalti e l’amministrazione regionale.
L’inchiesta dovrà ora chiarire se dietro la consulenza contestata vi fosse una legittima prestazione professionale oppure, come ipotizzato dagli investigatori, un meccanismo finalizzato a ottenere o trasferire denaro indebitamente nell’ambito della procedura di affidamento.
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Fonte: Sicilia24h
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