Agrigento – inchiesta Armao, spunta il filone agrigentino. Quattro nuovi indagati, tra loro il deputato Gaspare Vitrano e due imprenditori di Porto Empedocle. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

L’indagine della Procura di Palermo si allarga all’appalto da 147,1 milioni di euro per la raccolta e il trasporto dei rifiuti ad Agrigento e in altri nove comuni. Sotto la lente degli investigatori una consulenza che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe potuto nascondere un compenso destinato all’ex assessore regionale Gaetano Armao. La Commissione regionale Antimafia convoca il presidente Renato Schifani.
PALERMO. L’inchiesta sulle presunte tangenti alla Regione Siciliana arriva anche ad Agrigento e apre un nuovo capitolo giudiziario che riguarda uno degli appalti più importanti degli ultimi anni nel settore dei rifiuti.
Al centro degli accertamenti della Squadra mobile di Palermo c’è una gara da 147,1 milioni di euro per sette anni di servizi di spazzamento, raccolta e trasporto dei rifiuti, suddivisa in due lotti e riguardante Agrigento e altri nove comuni della provincia.
Le novità investigative, riportate oggi dal Giornale di Sicilia e da La Sicilia, riguardano quattro nuovi indagati, che si aggiungono alle persone già coinvolte nel filone principale dell’inchiesta sull’ex assessore regionale all’Economia Gaetano Armao.
Tra i nomi compare quello del deputato regionale di Forza Italia Gaspare Vitrano, 65 anni, insieme all’avvocato Valentina Matta, cugina di Pierluigi Matta, e agli imprenditori Giuseppe Gaglio e Pietro Alongi, entrambi originari di Porto Empedocle e attivi nel settore dei rifiuti.
Per tutti vale il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Le contestazioni rappresentano ipotesi investigative che dovranno essere verificate nelle sedi giudiziarie.
L’appalto dei rifiuti da 147 milioni e la consulenza sospetta
Secondo quanto ricostruito dal Giornale di Sicilia, gli investigatori stanno approfondendo una consulenza professionale che avrebbe potuto costituire lo strumento attraverso il quale far arrivare un compenso indebito a Gaetano Armao.
L’ex assessore regionale, all’epoca dei fatti, ricopriva anche la presidenza della commissione incaricata di valutare le offerte relative all’appalto milionario.
L’ipotesi investigativa è che dietro un incarico apparentemente professionale potesse nascondersi un pagamento collegato alla procedura di aggiudicazione.
Un aspetto particolarmente delicato, perché l’appalto riguarda un servizio pubblico essenziale e somme considerevoli destinate alla gestione dei rifiuti per un periodo di sette anni.
Le verifiche dovranno chiarire se la consulenza fosse effettivamente collegata a prestazioni professionali oppure se potesse rappresentare, come ipotizzato dagli investigatori, uno strumento per trasferire denaro.
Il ruolo di Vitrano e i contatti con gli imprenditori
La ricostruzione pubblicata dal Giornale di Sicilia dedica particolare attenzione ai rapporti tra il deputato Gaspare Vitrano, l’avvocato Valentina Matta e gli imprenditori interessati alla gara.
Secondo quanto riportato dal quotidiano, il 9 giugno sarebbe stato registrato un contatto tra Vitrano e Pierluigi Matta, al quale il parlamentare avrebbe chiesto quando potersi incontrare.
Nei giorni successivi sarebbero emersi ulteriori contatti per organizzare una riunione con Giuseppe Gaglio e Pietro Alongi, alla presenza dell’avvocato Valentina Matta.
Gli investigatori attribuirebbero particolare interesse alla documentazione necessaria per predisporre un preventivo professionale e ai successivi sviluppi della vicenda.
Secondo la ricostruzione giornalistica, sarebbe stato discusso un possibile compenso di consulenza pari allo 0,25 per cento dell’importo di aggiudicazione del primo lotto e dello 0,50 per cento del secondo.
Percentuali che, applicate a contratti di valore milionario, potrebbero tradursi in somme rilevanti.
Resta naturalmente da accertare se quelle ipotesi economiche abbiano avuto un seguito concreto e quale fosse l’effettiva natura degli eventuali incarichi.
Due imprenditori di Porto Empedocle nel nuovo filone
La presenza tra gli indagati di Giuseppe Gaglio e Pietro Alongi porta l’attenzione direttamente sul territorio agrigentino.
Entrambi, secondo le notizie pubblicate, vantano una lunga esperienza nel settore dei rifiuti.
Il loro coinvolgimento nell’inchiesta non costituisce di per sé una prova di responsabilità, ma rende particolarmente importante comprendere quali interessi economici ruotassero attorno alla procedura di gara.
Per Agrigento la questione assume una rilevanza che va oltre l’aspetto strettamente giudiziario.
La gestione dei rifiuti rappresenta da anni uno dei capitoli più onerosi per le amministrazioni comunali e, di conseguenza, per i cittadini che finanziano il servizio attraverso la Tari.
Un appalto da 147,1 milioni di euro richiede la massima trasparenza amministrativa, indipendentemente dall’esito delle indagini penali.
Occorre distinguere con chiarezza le eventuali responsabilità individuali dalla regolarità della procedura amministrativa, che deve essere valutata attraverso gli atti e gli accertamenti degli organismi competenti.
Armao e Matta, il collegamento con l’inchiesta principale
Il nuovo filone agrigentino si inserisce nell’indagine più ampia che coinvolge Gaetano Armao e l’avvocato Pierluigi Matta.
Per entrambi la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere nell’ambito del procedimento principale, secondo quanto riferito dalla stampa.
Le notizie diffuse indicano che gli investigatori stanno approfondendo diversi episodi e rapporti professionali che potrebbero avere avuto un collegamento con l’esercizio di funzioni pubbliche.
Il coinvolgimento di ulteriori soggetti e l’attenzione verso una gara di grande valore economico ampliano quindi il quadro delle verifiche.
È importante sottolineare che la richiesta di una misura cautelare non equivale a una condanna e che le posizioni dei singoli indagati devono essere valutate separatamente.
La Commissione Antimafia convoca Schifani
Le notizie sull’inchiesta hanno provocato anche una reazione istituzionale.
Il presidente della Commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, ha annunciato la convocazione del presidente della Regione Renato Schifani, insieme agli assessori, ai dirigenti generali dei dipartimenti interessati e al responsabile regionale anticorruzione.
L’audizione è prevista per giovedì prossimo, alle ore 12.
Cracolici ha espresso una valutazione particolarmente severa sul quadro emerso, richiamando il problema dell’etica pubblica e della credibilità delle istituzioni.
Il presidente della Commissione ha sostenuto che quanto sta emergendo rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nell’amministrazione regionale e di danneggiare anche le prospettive di sviluppo economico della Sicilia.
Ha inoltre evidenziato come la lentezza delle procedure amministrative possa creare condizioni favorevoli a possibili fenomeni corruttivi.
Un passaggio politicamente significativo riguarda la responsabilità delle scelte e delle nomine, distinta dalle eventuali responsabilità penali, che competono esclusivamente alla magistratura.
Agrigento, la trasparenza sugli appalti non può essere facoltativa
L’inchiesta impone una riflessione che riguarda anche il sistema amministrativo agrigentino.
Quando si parla di un appalto pubblico da oltre 147 milioni di euro, non è sufficiente attendere gli sviluppi delle indagini giudiziarie per interrogarsi sulla trasparenza delle procedure.
Chi ha partecipato alla gara? Quali soggetti hanno presentato le offerte? Quali incarichi di consulenza sono stati conferiti e da chi? Quali verifiche sono state effettuate sui rapporti tra i soggetti interessati alla procedura?
Sono interrogativi di interesse pubblico che meritano risposte documentate, senza anticipare giudizi di colpevolezza nei confronti di nessuno.
Report Sicilia ritiene necessario che gli enti competenti rendano pienamente conoscibili gli atti della procedura, nei limiti previsti dalla legge e senza interferire con le attività investigative.
Perché una gara pubblica di queste dimensioni non riguarda soltanto le imprese partecipanti o gli amministratori che hanno assunto decisioni.
Riguarda soprattutto i cittadini di Agrigento e degli altri comuni coinvolti, chiamati a sostenere economicamente il servizio attraverso le tariffe.
La magistratura dovrà accertare se siano stati commessi reati e da chi.
La politica e le amministrazioni pubbliche, invece, hanno già oggi il dovere di garantire trasparenza, controlli e piena tracciabilità delle decisioni.
Il nuovo filone dell’inchiesta Armao porta Agrigento al centro di una vicenda giudiziaria di rilievo regionale. Adesso occorre conoscere fino in fondo gli atti amministrativi e attendere gli accertamenti della magistratura, senza trasformare le ipotesi accusatorie in sentenze anticipate.
Perché i 147,1 milioni di euro al centro della gara rappresentano risorse destinate a un servizio essenziale per il territorio. E su risorse pubbliche di questa portata il diritto dei cittadini a conoscere come vengono assunte le decisioni non può essere messo in discussione.
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Fonte: Report Sicilia
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