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Giacalone boccia Sodano: «Quattro mesi di nulla. Il sindaco parla inglese, ma Agrigento aspetta risposte»

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Giacalone boccia Sodano: «Quattro mesi di nulla. Il sindaco parla inglese, ma Agrigento aspetta risposte»

Il consigliere comunale di Forza Italia William Giacalone attacca l’amministrazione sui provvedimenti mancati, i cantieri AICA, la vicenda Maddalusa e gli equilibri politici in Consiglio. Poi l’affondo su La Vardera e l’annuncio: «Alle Regionali Forza Italia potrebbe puntare su una donna agrigentina».

AGRIGENTO – Quattro mesi di amministrazione, un Consiglio comunale che, secondo l’opposizione, non ha ancora avuto modo di esaminare provvedimenti significativi della Giunta e una città alle prese con problemi irrisolti. William Giacalone, consigliere comunale di Forza Italia, traccia un bilancio severo dell’avvio dell’esperienza amministrativa del sindaco Michele Sodano. Dalla gestione dei cantieri alla situazione di Maddalusa, dalle nomine ancora da completare agli accordi politici sulle commissioni consiliari, Giacalone non risparmia critiche. E sul futuro del suo partito anticipa una possibile novità in vista delle prossime elezioni regionali.

Quasi quattro mesi in Consiglio comunale. Che cosa avete prodotto concretamente?

«Dal punto di vista degli atti e delle proposte dell’amministrazione, non abbiamo votato praticamente nulla. Le deliberazioni affrontate riguardano soprattutto mozioni e atti di indirizzo presentati dai consiglieri comunali. Dall’11 giugno a oggi abbiamo discusso di acqua a Maddalusa, pulizia di alcune strade e altre questioni sollevate dal Consiglio, ma dall’amministrazione non abbiamo visto arrivare proposte significative. L’unica è stata quella dell’assessore Sciortino in materia urbanistica, una variante al Piano regolatore generale, che però è stata ritirata senza che nessuno abbia spiegato il motivo».

Di quale variante si trattava e perché è stata ritirata?

«Credo riguardasse le cosiddette case con orto. La proposta era arrivata in Consiglio corredata dai pareri, ma dopo appena quindici giorni è stata ritirata. Ho chiesto ufficialmente spiegazioni al sindaco, trattandosi di una materia particolarmente delicata. Mi ha risposto che lui non c’entrava. Ma la domanda era rivolta all’amministrazione, non alla persona del sindaco. Né lui né l’assessore hanno chiarito le ragioni del ritiro. Stiamo ancora aspettando una risposta».

Il sindaco ha recentemente presentato un’iniziativa legata alla promozione internazionale di Agrigento. Come la valuta?

«L’ho visto, ma vorrei capire concretamente che cosa stia facendo e soprattutto che cosa intenda fare per la città. Il sindaco non ha neppure spiegato con chiarezza quale incarico sia stato affidato e quali benefici dovrebbe produrre per Agrigento. Ho l’impressione che si tratti dell’ennesimo tentativo di distrazione mediatica rispetto alle inefficienze dell’amministrazione. Basterebbe molto meno: garantire la normalità, senza inseguire continuamente grandi suggestioni. Il sindaco dovrebbe prendere in mano la situazione, dai cantieri AICA alle dinamiche politiche del Consiglio comunale. Fino a oggi, invece, ha dimostrato di non avere il polso necessario per amministrare una città».

Ma non crede che esistano anche responsabilità del passato? Il centrodestra ha governato Agrigento fino a pochi mesi fa.

«Il centrodestra si è sempre battuto per garantire i servizi, a cominciare dall’acqua, e per tutelare la serenità abitativa dei cittadini. Oggi, dopo quattro mesi di amministrazione Sodano, abbiamo un ex vicesindaco con una casa pericolante, un quartiere senz’acqua e le ruspe pronte ad abbattere le abitazioni. Abbiamo un primo cittadino che non riesce a difendere i cittadini e a mettere ordine nei cantieri AICA. Il sindaco parla inglese, ma credo che in questo momento servirebbe soprattutto un bagno di umiltà».

Voi avreste fatto meglio?

«Avremmo avuto innanzitutto l’umiltà di affrontare i problemi senza proclami. E soprattutto avremmo messo al primo posto la tutela dei cittadini e dei nostri concittadini che vivono situazioni di difficoltà».

Ma tutelare gli abitanti di Maddalusa non rischia di significare difendere l’abusivismo edilizio?

«Assolutamente no. Nessuno vuole difendere l’abusivismo. Le situazioni di irregolarità edilizia devono seguire il loro corso secondo la legge. Ma non possiamo ignorare il diritto delle persone a vivere dignitosamente e ad avere accesso a un bene primario come l’acqua. Sono due questioni diverse. Noi metteremo sempre al centro i diritti delle persone, nel rispetto delle norme».

Ad Agrigento, però, non si realizzano alloggi popolari da almeno cinquant’anni. Non è anche questa una responsabilità della politica?

«Certamente, e non voglio cercare giustificazioni. Ma bisogna comprendere il contesto nel quale è nato e si è sviluppato il fenomeno dell’abusivismo. Non possiamo affrontarlo esclusivamente come una questione edilizia o giudiziaria. È anche, e soprattutto, un fenomeno sociale. Credo sia arrivato il momento di fare pace con il nostro territorio».

Che cosa significa concretamente fare pace con il territorio?

«Significa prendere atto di ciò che è accaduto negli ultimi sessant’anni e avviare una riflessione seria, anche legislativa, sui vincoli e sulla loro attualità. La Valle dei Templi è patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’Unesco nonostante la presenza di Maddalusa e di tante altre realtà urbanistiche. Dobbiamo partire da questo dato e capire che cosa sia possibile fare oggi, senza mettere in discussione la tutela del patrimonio archeologico».

Sta proponendo di rivedere la perimetrazione del Parco archeologico?

«Credo sia necessario affrontare il tema di una revisione, partendo proprio dalla tutela del Parco. Quello che è stato stabilito cinquant’anni fa non è detto che risponda ancora integralmente alla realtà attuale. Guardiamo a Pompei, a Roma e ad altre esperienze. Studiamo come sono state affrontate situazioni analoghe e capiamo che cosa possiamo fare ad Agrigento. Servirebbe un confronto scientifico e istituzionale di altissimo livello».

Torniamo alla politica. Il centrodestra appare ancora una volta diviso. È così?

«Non credo che il centrodestra sia diviso, credo piuttosto che alcune forze politiche abbiano fatto scelte diverse rispetto all’amministrazione. Fratelli d’Italia, secondo me sbagliando, ha accolto l’invito di Sodano a partecipare alla gestione amministrativa. Ritengo che dietro queste scelte ci siano accordi politici ben precisi, come dimostra anche la configurazione delle commissioni consiliari. Lo stesso discorso riguarda Lega e Democrazia Cristiana. Vedo, per esempio, che Alessia Cantone è destinata a diventare vicepresidente della commissione Turismo, Eventi, Spettacolo e Sport. Sono indicazioni che, a mio giudizio, lasciano intravedere intese politiche».

Forza Italia ha sollevato dubbi sulla procedura seguita per la costituzione delle commissioni, con una nota che riguarda la deliberazione del Consiglio a firma di Gerlando Alongi. Che cosa vi aspettate?

«Ci aspettiamo che la questione venga valutata e che il segretario generale possa esprimersi in tempi brevi».

Quale segretario generale?

«Appunto, quando ne avremo uno. Anche questa è una nomina che aspettiamo, insieme a quella del capo di gabinetto, del vicesindaco e del nuovo comandante della Polizia municipale. Prima o poi arriveranno. Magari con i 90 milioni di euro chiesti dal sindaco alla Regione riusciremo a sistemare tante cose».

Novanta o settantacinque milioni?

«Io gli avrei suggerito di chiederne almeno 120. Le idee non mancano. Per esempio, una parte di quelle risorse, anche un paio di milioni di euro, la investirei per costituire una commissione di studiosi di altissimo profilo internazionale, incaricata di approfondire la questione della perimetrazione del Parco e di individuare eventuali soluzioni. Sarebbe un investimento sul futuro della città».

Quindi basta chiedere e i milioni arrivano?

«Siamo un po’ come i bambini che scrivono la letterina a Babbo Natale. Ci piace sognare, essere romantici, poi vedremo cosa arriverà. A proposito di letterine, aspetto ancora che il sindaco ci dica che fine abbia fatto la raccolta di idee organizzata con il banchetto a Porta di Ponte per la finanziaria regionale. Al netto della scheda compilata dalla capogruppo di Controcorrente Elvira Mangione, vorrei sapere quante altre letterine siano finite dentro quell’urna e soprattutto che cosa ne sia stato fatto».

A proposito di Controcorrente, come giudica il ruolo del movimento di Ismaele La Vardera ad Agrigento?

«Ho l’impressione che La Vardera abbia ormai mollato Agrigento. Forse ha capito di avere offeso abbastanza la città e gli agrigentini. A mio giudizio avrebbe voluto costruire sulle nostre spalle una carriera politica, ma per farlo servono risultati tangibili. Non basta occupare un palazzo. Vorrei anche rivolgere un appello a Fratelli d’Italia affinché riveda la propria posizione all’interno del Consiglio comunale. E al sindaco dico un’altra cosa: visto che è stata avanzata l’ipotesi di una sua candidatura alle Regionali, lo invito a ufficializzarla subito, così da liberare Agrigento dall’imbarazzo politico e amministrativo nel quale, a mio giudizio, si trova».

Forza Italia attraversa una fase delicata, segnata anche da inchieste e polemiche. Quali prospettive vede per il partito?

«Credo che il partito stia attraversando una fase di sana riflessione interna. C’è bisogno di un’analisi seria, di rilanciare e ridisegnare Forza Italia, recuperando motivazioni ed energie. Saremo impegnati alle prossime elezioni regionali e stiamo lavorando anche a una candidatura di spicco che possa partire proprio dalla città di Agrigento. Il partito ha bisogno di nuovi stimoli per uscire da questa fase delicata».

Chi sarebbe questa figura di spicco?

«Abbiamo bisogno di una ventata di novità, di una persona credibile che possa farci compiere un salto di qualità. Ci stiamo lavorando e per il momento non faccio nomi. Posso però dire che mi piacerebbe fosse una donna. Una donna agrigentina, della nostra città, capace di rappresentare un elemento di rinnovamento per Forza Italia».

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Fonte: AgrigentoOggi

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