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Agrigento, i Templi restano ma gli abitanti vanno via

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Agrigento, i templi restano. Gli abitanti se ne vanno

La città ha perso quasi 4.400 residenti in dieci anni. Meno nascite, più anziani e giovani che cercano opportunità altrove. Il patrimonio storico continua ad attrarre visitatori, ma la vera sfida è rendere Agrigento una città nella quale scegliere di vivere.

Agrigento è una città che il mondo viene a visitare, ma dalla quale molti dei suoi figli continuano ad andare via. È forse questa la contraddizione più grande: essere attrattivi per chi arriva e non riuscire a esserlo abbastanza per chi ci vive.

I numeri raccontano una realtà sulla quale sarebbe opportuno riflettere. Nel 2014 Agrigento contava 59.645 residenti. Alla fine del 2024 erano diventati 55.252. In dieci anni la città ha perso 4.393 abitanti, il 7,4% della popolazione. E non è soltanto una questione di partenze. Si fanno sempre meno figli, l’età media supera i 46 anni e si contano circa 211 anziani ogni 100 giovani sotto i 15 anni.

Nel 2024 sono nati appena 366 bambini, contro i 626 decessi. Se il calo demografico dell’ultimo decennio dovesse proseguire allo stesso ritmo, una semplice proiezione matematica porterebbe Agrigento sotto i 53 mila abitanti nel 2030. Non è una previsione ufficiale, ma uno scenario che dovrebbe interrogare chiunque abbia a cuore il futuro della città.

Eppure Agrigento possiede qualcosa che molte altre città possono soltanto immaginare. La Valle dei Templi, una storia millenaria, un patrimonio culturale e paesaggistico straordinario. Una ricchezza che continua a richiamare visitatori e a proiettare il nome della città nel mondo.

Ma una città non può vivere soltanto della propria storia.

Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale, ma non può diventare l’unico orizzonte. Agrigento non è soltanto una destinazione da promuovere, una fotografia da condividere o un luogo da raccontare ai visitatori. È soprattutto una comunità che deve poter vivere, lavorare, crescere e immaginare il proprio domani.

Il vero problema non è quanti turisti arrivano, ma quante persone trovano ancora una ragione per restare.

Perché l’attaccamento alle proprie radici, da solo, non basta. Non sostituisce un lavoro stabile, collegamenti efficienti, servizi adeguati o prospettive professionali. E non può essere chiesto ai giovani di restare per amore della propria terra se quella stessa terra non offre loro le condizioni per costruire una vita.

La questione riguarda anche il modo in cui immaginiamo lo sviluppo. Non bastano gli annunci, le inaugurazioni o i progetti presentati come svolte epocali. Occorre capire quali benefici concreti producano per la città e, soprattutto, quanto siano capaci di durare nel tempo.

Una piazza riqualificata ha valore quando torna a essere vissuta. Un investimento è importante quando genera lavoro. Un’iniziativa culturale diventa una risorsa quando produce opportunità che vanno oltre la durata di un evento.

Agrigento non deve scegliere tra il passato e il futuro. Deve imparare a utilizzare la grandezza della propria storia per costruire un presente all’altezza. E questo richiede una visione che non si esaurisca nella promozione turistica, ma comprenda la qualità della vita, le imprese, i giovani, le famiglie e la cura quotidiana della città.

La responsabilità non appartiene soltanto all’amministrazione di oggi. È una questione che attraversa anni di scelte, occasioni mancate e difficoltà strutturali. Riguarda la politica, le istituzioni, il mondo economico e l’intera comunità.

Agrigento non ha bisogno di diventare un’altra città. Ha bisogno di diventare una città nella quale valga la pena restare.

I templi continueranno a raccontare al mondo la grandezza di una civiltà che ha attraversato i secoli. Ma il futuro di Agrigento non si misurerà soltanto dal numero dei visitatori, dalle presenze turistiche o dalla bellezza delle sue immagini.

Si misurerà anche dai bambini che nasceranno, dai giovani che decideranno di non partire, dalle famiglie che potranno costruire qui il proprio futuro.

Il passato ha già consegnato ad Agrigento un patrimonio straordinario. Adesso spetta al presente dimostrare di esserne all’altezza.

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Fonte: AgrigentoOggi

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