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Agrigento – AICA, l’assessore Riccobene fa l’elenco delle inadempienze. Ma la cura?

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Agrigento – AICA, l’assessore Riccobene fa l’elenco delle inadempienze. Ma la cura?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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a destra, giuseppe riccobene all'assemblea dei sindaci

L’assessore Riccobene denuncia le falle della gestione idrica, ma il Comune di Agrigento è il primo a sedere al tavolo in cui si decide. Quali atti ha presentato?

C’è una frase, nel lungo intervento pubblicato su Facebook dall’assessore al servizio idrico Giuseppe Riccobene, che merita di essere letta con attenzione. Il Comune di Agrigento, scrive, ha prodotto un documento «articolato e puntuale» che individua «inadempienze di natura tecnica, contrattuale e contabile» con «diretta incidenza sui bilanci dei singoli comuni soci, a iniziare proprio dal capoluogo». Su quel bilancio 2025 di AICA, Agrigento, attraverso l’assessore Riccobene, si è astenuta.

Sono parole pesanti. Parlano di problemi tecnici, di contratti non rispettati, di conti che non tornano. Eppure, a una lettura attenta, il testo si ferma esattamente dove dovrebbe cominciare. Dell’elenco delle inadempienze non si dà conto ai cittadini, che sono poi quelli che pagano le bollette.  Della cura, cioè di cosa il Comune intenda fare per rimediare, non c’è traccia.

Il bilancio «fittizio» e la domanda mancante

L’assessore definisce «sostanzialmente fittizio» l’utile dichiarato, perché si basa su entrate «di assai dubbia esigibilità». Il giudizio è netto e, se fondato, riguarda tutti i soci. Ma una valutazione così severa richiede di essere sostenuta. Quali crediti sono ritenuti inesigibili? Per quali importi? Verso chi? E soprattutto: perché il Comune, che siede nell’assemblea e nel sistema di controllo della società, lo segnala soltanto ora, a bilancio già proposto e approvato dal CDA?

Riccobene sostiene che così si finisce per «spostare agli esercizi successivi temi talmente cruciali da dover essere discussi subito». Verissimo. Ma il rinvio non è solo di chi ha redatto il bilancio. Anche chi si limita ad astenersi contribuisce a spostare la soluzione più avanti.

Astenersi non è governare

Il punto politico è questo. Nei commenti Riccobene rivendica di parlare «con gli atti». Bene: quali atti? Una nota agli uffici, una diffida al gestore, una richiesta formale di chiarimenti, una proposta di modifica del contratto di servizio, un’istanza di verifica contabile? Il testo pubblico cita un documento presentato in assemblea e il lavoro degli uffici comunali, ma non dice cosa conteneva, né se ne esistano altri, né quali risposte abbia ricevuto.

L’astensione è un atto legittimo, ma resta un atto di segno negativo. Dice cosa non si approva, non cosa si vuole. E il tono dell’assessore somiglia molto a quello di un oppositore della presidenza e del consiglio di amministrazione di AICA. Ma il Comune di Agrigento non è all’opposizione. È tra i soci della società e, per quota, uno dei più rilevanti (si parla di oltre il 15%). Non è maggioranza assoluta, ma pesa. Chi pesa non può limitarsi a mettere agli atti il dissenso. Ha il dovere di proporre soluzioni, perché gli strumenti per farlo li ha.

La Consulta e il «controllore civico»

Un capitolo a parte è quello della Consulta, soppressa nel settembre 2025 e ora in corso di ricostituzione. Su richiesta di Agrigento, l’assemblea ha ritirato il punto sul suo regolamento, che sarà adottato dalla Consulta stessa, quella che lo statuto indica come «controllore civico» del gestore. È una scelta di principio condivisibile: non si fa scrivere le regole al controllato.

Ma lo stesso Riccobene ammette che le modalità della soppressione sono state «sempre al centro del dibattito politico e associativo». Si dice «certo» che le associazioni escluse continueranno a collaborare «sotto altre forme». Una certezza che, per ora, è una speranza. Chi controllerà davvero, nel frattempo?

Quattro domande, una sola risposta attesa

L’elenco delle inadempienze, dice l’assessore, è chiaro. Allora lo si renda pubblico. E si risponda a quattro domande semplici. Quali sono le inadempienze, voce per voce? Quali atti formali il Comune ha già prodotto per contestarle? Quale piano propone il socio più importante al CDA e alla presidenza di AICA? In quali tempi?

Non sarà sufficiente il ritornello, già sentito, della nuova amministrazione insediata da poco e priva di bacchetta magica. Chi si è candidato a governare Agrigento conosceva le criticità dell’azienda idrica da anni. Una soluzione, o almeno una direzione, doveva essere già nel programma.

I cittadini hanno bisogno di acqua e di chiarezza, non di diagnosi. La diagnosi, l’assessore l’ha fatta. Ora tocca alla terapia. Aspettiamo la risposta.

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Fonte: Report Sicilia

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