Agrigento, bagni pubblici a rischio chiusura. Giacalone annuncia un’interrogazione, ma perché non presenta un emendamento al bilancio?. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Report Sicilia torna sulla gestione dei servizi pubblici cittadini. Il consigliere comunale Giacalone annuncia un’interrogazione per scongiurare la chiusura dei bagni di Piazzale Rosselli. Ma il Consiglio comunale ha gli strumenti per intervenire concretamente. E torna d’attualità la proposta di Giuseppe Di Rosa di costituire una società comunale per la gestione del patrimonio pubblico.
Ad Agrigento siamo arrivati al punto che per tenere aperti dei bagni pubblici un consigliere comunale annuncia un’interrogazione.
Non una proposta di finanziamento, non un emendamento al bilancio, non un progetto per assicurare stabilmente un servizio essenziale ai cittadini e ai turisti. Un’interrogazione.
È quanto emerge dalla notizia pubblicata da Focus Agrigento, secondo cui il consigliere comunale Giacalone intende intervenire sul rischio di chiusura dei servizi igienici pubblici di Piazzale Rosselli.
Per carità, l’interrogazione è uno strumento legittimo di controllo e di sindacato ispettivo. Nessuno lo mette in discussione.
Ma viene spontanea una domanda.
A cosa serve limitarsi a interrogare l’amministrazione quando il Consiglio comunale, del quale Giacalone fa parte, è proprio l’organo chiamato ad approvare il bilancio e a decidere, nei limiti delle proprie competenze, come destinare le risorse della città?
È questa la questione politica che Report Sicilia intende sollevare.
Consigliere Giacalone, invece delle interrogazioni presenti un emendamento
La soluzione, almeno sul piano politico e amministrativo, non richiede necessariamente grandi annunci.
Quando il bilancio arriverà in Consiglio comunale, sarà possibile presentare un emendamento che preveda le risorse necessarie per mantenere aperti i bagni pubblici di Piazzale Rosselli e della Villa Bonfiglio, naturalmente nel rispetto degli equilibri finanziari e delle verifiche tecniche e contabili previste dalla legge.
Occorre quantificare la spesa, individuare la copertura finanziaria e sottoporre la proposta al voto dell’aula.
Questo significa esercitare concretamente il mandato ricevuto dagli elettori.
Se la maggioranza consiliare ritiene davvero indispensabile mantenere aperti i servizi igienici, perché non assumersi la responsabilità di finanziarli?
E se il sindaco Michele Sodano e la sua amministrazione non hanno ancora previsto le risorse necessarie, perché i consiglieri non intervengono con gli strumenti di cui dispongono?
I cittadini non hanno bisogno di sapere quante interrogazioni vengono presentate. Hanno bisogno di trovare i bagni pubblici aperti, puliti e funzionanti.
Il problema non è ottenere una risposta scritta dal sindaco. Il problema è assicurare un servizio continuativo.
I 66 mila euro del Parco e una scadenza che conoscevamo già nel 2025
Report Sicilia aveva affrontato la questione già il 9 ottobre 2025, quando pubblicammo la notizia dell’imminente riapertura dei servizi igienici della Villa Bonfiglio.
Avevamo anche spiegato da dove provenissero le risorse.
Con la deliberazione della Giunta comunale numero 174 del 7 ottobre 2025, l’amministrazione guidata allora da Francesco Miccichè aveva approvato un programma di interventi finanziato attraverso la convenzione con il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi.
Il programma prevedeva complessivamente 600 mila euro, dei quali 367.500 euro destinati a interventi curati dal Parco e 232.500 euro a iniziative curate dal Comune.
Tra le voci figuravano 66 mila euro per la gestione dei servizi igienici di Piazzale Rosselli e Villa Bonfiglio.
Una somma riferita complessivamente alle due strutture e inserita nel programma annuale 2025.
Avevamo evidenziato un particolare fondamentale. Il finanziamento riguardava il 2025 e non rappresentava, da solo, una garanzia di gestione per gli anni successivi.
Ecco perché oggi la notizia del rischio di chiusura non dovrebbe sorprendere nessuno.
La scadenza era conosciuta, il problema era prevedibile e il tempo per programmare una soluzione non è certamente mancato.
La proposta di Giuseppe Di Rosa che nessuno vuole affrontare
Esiste poi un’altra questione, molto più importante della semplice apertura di due servizi igienici.
È quella della gestione dell’intero patrimonio comunale.
Giuseppe Di Rosa, nel corso della propria attività politica e civica, ha più volte sostenuto la necessità di costituire una società di servizi a controllo comunale, capace di occuparsi in maniera organizzata della gestione e della manutenzione dei beni pubblici.
Una struttura che, nel rispetto della normativa sulle società partecipate e previa verifica della sostenibilità economica, potrebbe occuparsi di servizi igienici, ville, giardini, immobili comunali e altri servizi di manutenzione e valorizzazione del patrimonio.
Una proposta che meriterebbe almeno uno studio di fattibilità serio.
Perché continuare ad affrontare ogni problema separatamente, rincorrendo affidamenti, proroghe, convenzioni e finanziamenti temporanei?
Perché non costruire un modello gestionale che consenta al Comune di programmare i servizi, controllarne i costi e verificarne i risultati?
Una società pubblica non rappresenterebbe automaticamente la soluzione di ogni problema. Servirebbero un piano industriale, controlli, personale adeguato e una valutazione delle condizioni previste dalla legge.
Ma sarebbe finalmente una proposta strutturale sulla quale discutere, anziché continuare a inseguire le emergenze.
Sodano, i soldi del Parco e le promesse elettorali
E arriviamo al sindaco Michele Sodano.
La questione diventa ancora più interessante se si considera il dibattito politico che si è aperto sull’utilizzo delle risorse provenienti dal Parco Archeologico.
Report Sicilia ha già criticato la volontà politica di destinare quelle somme a nuovi interventi e iniziative, mentre la città continua a presentare carenze nei servizi essenziali.
Il nostro interrogativo è preciso.
Le risorse del Parco devono servire a migliorare la vivibilità di Agrigento oppure a finanziare iniziative che rischiano di rispondere soprattutto agli impegni politici assunti durante la campagna elettorale?
È una domanda che rivolgiamo pubblicamente al sindaco.
Perché, a nostro giudizio, la scelta delle priorità sembra orientarsi verso iniziative e affidamenti, mentre i servizi ordinari continuano a dipendere da soluzioni provvisorie.
Non sosteniamo che sia stato dimostrato un utilizzo irregolare dei finanziamenti o che esistano favoritismi accertati. Chiediamo però trasparenza sui beneficiari, sui criteri di assegnazione e sulle finalità concrete di ogni euro destinato alla città.
E soprattutto chiediamo perché, prima di pensare a nuove iniziative, non si garantiscano i servizi pubblici indispensabili.
Il patrimonio comunale deve essere gestito, non semplicemente affidato all’esterno
Il secondo aspetto riguarda la prospettiva di esternalizzazione della gestione del patrimonio comunale.
È questa la direzione che l’amministrazione Sodano intende seguire?
Se così fosse, il confronto con la proposta avanzata da Di Rosa diventerebbe inevitabile.
Da una parte un modello di gestione pubblica organizzata, con una società comunale da valutare attraverso un serio piano economico.
Dall’altra il ricorso ad affidamenti esterni, da esaminare caso per caso per comprenderne costi, convenienza e risultati.
La differenza non è soltanto amministrativa. È profondamente politica.
Il Comune deve limitarsi a pagare soggetti esterni perché gestiscano il proprio patrimonio oppure deve dotarsi di una struttura capace di valorizzarlo direttamente, quando questa soluzione risulti più conveniente ed efficiente?
Sono queste le domande che dovrebbero occupare il dibattito consiliare.
E invece ci ritroviamo a discutere dell’ennesima interrogazione sui bagni pubblici.
Sindaco e consiglieri, così rischiate di farvi un favore a vicenda
Il rischio politico è che si crei un meccanismo comodo per tutti.
Il consigliere presenta un’interrogazione, dimostrando pubblicamente di essersi interessato al problema.
Il sindaco risponde, magari richiamando difficoltà finanziarie o la necessità di individuare nuove forme di gestione.
Il consigliere può rivendicare di avere sollevato la questione e l’amministrazione può sostenere di essersi attivata.
Nel frattempo, però, i cittadini potrebbero ritrovarsi con i bagni chiusi.
Un favore politico reciproco, mentre il problema concreto resta irrisolto.
È questo il rischio che denunciamo, non un accordo che possiamo dare per accertato.
Perché il Consiglio comunale non è un ufficio reclami e i consiglieri non sono semplici spettatori dell’attività amministrativa.
Sono chiamati a esercitare le proprie prerogative, a discutere il bilancio, a proporre modifiche e a votare le scelte finanziarie che riguardano la città.
La vera interrogazione è quella che rivolgiamo noi a tutti
A questo punto Report Sicilia pone alcune domande al consigliere Giacalone, al sindaco Michele Sodano e all’intero Consiglio comunale.
Siete disponibili a destinare nel prossimo bilancio le risorse necessarie per garantire l’apertura continuativa dei bagni pubblici?
Siete disponibili a discutere concretamente la costituzione di una società comunale di servizi, come proposto da Giuseppe Di Rosa?
Siete disponibili a presentare alla città un piano complessivo di gestione del patrimonio comunale, indicando costi, modalità operative e risultati attesi?
E soprattutto, siete disponibili a stabilire che prima delle iniziative promozionali e degli annunci vengano finanziati i servizi essenziali?
Perché Agrigento non può continuare a vivere di emergenze annunciate, interrogazioni presentate e soluzioni rinviate.
I bagni pubblici non sono un’opera straordinaria. Sono un servizio ordinario che una città turistica dovrebbe essere capace di garantire ogni giorno.
Se per mantenerli aperti occorre ogni volta un’interrogazione, significa che il problema non è soltanto economico.
È un problema di programmazione e di responsabilità politica.
E allora, consigliere Giacalone, la prossima volta, anziché annunciare soltanto un’interrogazione, annunci un emendamento al bilancio.
Il sindaco faccia la propria parte predisponendo le risorse e il Consiglio si assuma la responsabilità di votarle.
Perché amministrare significa trovare soluzioni, non limitarsi a raccontare i problemi.
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Fonte: Report Sicilia
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