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Agrigento – Montallegro: giudice salva Comune, locali caserma e guardia medica

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Agrigento – Montallegro: giudice salva Comune, locali caserma e guardia medica. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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La sentenza del tribunale di Agrigento, pubblicata ieri, fa tirare un gran respiro di sollievo al Comune di Montallegro e al sindaco Giovanni Cirillo che era stato citato in giudizio per un risarcimento di oltre 882 mila euro, oltre che per la restituzione (previa riduzione in pristino stato) di alcuni immobili ad uso pubblico.

Gli immobili riguardano un tratto della sede stradale di via Cattolica, il complesso edilizio della caserma dei Carabinieri, quello della guardia medica e l’area sulle pendici del Monte Suso.

Grazie alla sentenza n. 1359/2026 del Tribunale di Agrigento, fresca di pubblicazione, il Comune di Montallegro non deve pagare nulla e non deve restituire nulla ai privati pretendenti che l’avevano condotto in giudizio.

E’ stata dunque confermata la titolarità dei beni pubblici in capo al Comune, è stato scongiurato il maxi-risarcimento di oltre 880mila euro, è stata respinta ogni richiesta dei privati pretendenti che avevano lamentato l’occupazione senza titolo e la trasformazione di diverse aree ricadenti nel territorio comunale.

Il caso

I privati pretendenti, ritenendosi comproprietari dei beni per successione ereditaria, avevano chiesto la condanna dell’ente locale alla restituzione di cinque cespiti immobiliari — previa dismissione delle opere edilizie realizzate e riduzione in pristino stato — oltre al pagamento di un risarcimento danni per mancato godimento quantificato in € 882.041,90 e all’applicazione di penalità di mora giornaliere per ciascuno dei beni rivendicati.

Le pretese -dicevamo- riguardavano, nello specifico, unità immobiliari inglobate nell’edificio sede del Municipio, un tratto della sede stradale di via Cattolica, il complesso edilizio che ospita la caserma dei Carabinieri in via Cesare Battisti, il terreno su cui sorge il presidio della Guardia Medica e un’estesa area sulle pendici del Monte Suso su cui sorgeva l’originario insediamento di Montallegro.

Costituitosi in giudizio, il Comune di Montallegro -in persona del sindaco Giovanni Cirillo e col patrocinio dell’avvocato Santo Botta – ha chiesto il rigetto integrale delle domande.

La difesa del Comune

In particolare, l’avvocato Santo Botta ha puntualmente contestato il valore probatorio delle mere registrazioni catastali e delle trascrizioni delle denunce di successione poste dagli attori a fondamento della pretesa proprietà dei beni.

L’avvocato difensore del Comune ha inoltre eccepito, in relazione ai singoli immobili, l’intervenuto acquisto per cessione volontaria dell’area destinata alla stazione dei Carabinieri, la sussistenza di un consolidato uso pubblico sul tratto stradale di via Cattolica, il difetto di legittimazione passiva del Comune rispetto all’edificio della Guardia Medica — realizzato e detenuto dall’Azienda Sanitaria — nonché l’appartenenza al patrimonio comunale dei terreni siti sul Monte Suso.

La sentenza

All’esito dell’istruttoria e degli accertamenti tecnici d’ufficio, il Tribunale di Agrigento, in persona del giudice dott. Giuseppe Guarino, condividendo le argomentazioni difensive dell’avvocato Santo Botta, ha rigettato integralmente tutte le domande avanzate nei confronti del Comune di Montallegro.

Il Tribunale ha infatti rilevato il mancato assolvimento dell’onere probatorio circa la titolarità dominicale in capo agli attori per le porzioni inglobate nell’edificio municipale e per i terreni del Monte Suso, ha accertato l’esistenza di una servitù di uso pubblico sulla sede stradale di via Cattolica e la piena validità ed efficacia traslativa dell’atto di cessione volontaria del 1986 per l’area della caserma dei Carabinieri, confermando infine il difetto di legittimazione passiva dell’amministrazione comunale per l’immobile della Guardia Medica.

Per l’effetto, il Comune di Montallegro conserva la piena disponibilità dei beni pubblici e vede scongiurato l’esborso di € 882.041,90, mentre i privati pretendenti sono stati condannati in solido alla refusione delle spese di lite in favore dell’ente e al pagamento integrale delle spese di consulenza tecnica d’ufficio.

 

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Fonte: Sicilia On Press

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