Agrigento – Ex carcere San Vito, la speranza chiusa con un lucchetto. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.
Cosa sta succedendo

Quasi trent’anni di abbandono, poi il 28 giugno 2025 il portone dell’ex carcere di San Vito si è riaperto. Agrigento era Capitale italiana della Cultura. Le speranze erano alte. Il complesso, convento dal 1432 e carcere dal 1863 al 1996, sembrava pronto a rinascere. Doveva diventare un centro culturale e un richiamo turistico. Oltre mille visitatori in pochi mesi, dicono i gestori.
A sedici mesi di distanza, il bilancio è deludente. Era uno dei pochi progetti davvero realizzati nell’anno della Capitale della Cultura. Oggi vacilla. L’ex convento vive a singhiozzo. Ha chiuso il 27 dicembre 2025 per lavori e in attesa di risposte da Invitalia. Ha riaperto solo il 5 luglio 2026, e soltanto nei fine settimana. I biglietti valevano dal venerdì alla domenica, dalle 18 alle 21.30, fino a settembre. Poi un nuovo stop.
Non è la storia di una gestione svogliata. Andrea Bartoli, fondatore di Farm Cultural Park, lo ammette: per il recupero «i soldi non ci sono mai stati». Il progetto si regge su volontariato e autofinanziamento. Il Demanio ha concesso il bene per tre anni di uso temporaneo. Chi vorrebbe investire, però, chiede garanzie su tempi più lunghi. Le tre realtà agrigentine che hanno chiesto fondi a Invitalia attendevano un esito.
Le associazioni, anche le più generose, poco possono fare senza finanziamenti adeguati. Un complesso di queste dimensioni richiede cantieri, messa in sicurezza, personale. Un edificio fragile e chiuso si degrada in fretta, e le piogge dell’ultimo anno hanno già lasciato il segno. Il volontariato è un valore, non un piano industriale. Un monumento non si salva con la buona volontà.
E le istituzioni? Il sindaco Michele Sodano ha incontrato i responsabili e ne ha lodato l’impegno. Le lodi, però, non pagano ponteggi né manutenzioni. Per il recupero dell’immobile, il Comune, con la precedente amministrazione, ha finanziato soltanto interventi sul muro. Poi più nulla. Gli altri enti locali non hanno più sostenuto il progetto. La rinascita non ha avuto né continuità né garanzie. Per un luogo di questo valore è una colpa istituzionale.
È l’ennesimo copione agrigentino: un sito apre, fa sperare, poi chiude. Esperienze culturali nate con entusiasmo vengono lasciate sole. Agrigento si presenta come meta culturale e turistica. Poi trascura ciò che dovrebbe richiamare i visitatori. Ogni chiusura cancella un po’ di fiducia. I turisti non tornano dove trovano un lucchetto. I cittadini che avevano creduto nel recupero si sentono beffati.
Sindaco Sodano, in campagna elettorale lei ha promesso di valorizzare i beni culturali della città. San Vito è il banco di prova. Servono risorse certe, un tavolo con Demanio e Invitalia, una concessione di lunga durata. Anche Demanio e Regione devono dire da che parte stanno. Il tempo delle attese è finito. Agli operatori diciamo: non mollate. Il rischio è perdere un bene che Agrigento sembrava aver finalmente ritrovato. Ritrovarlo è costato fatica. Perderlo costerebbe soltanto indifferenza.
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Fonte: Report Sicilia
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