Agrigento – Massimiliano Canta e il suo libro: «Akragas, passeggiata nella città più bella dei mortali». Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
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AGRIGENTO – Ci sono passioni che nascono durante l’infanzia e che, anche quando la vita prende altre direzioni, continuano a custodire un posto speciale nel cuore. Quella di Massimiliano Canta per la storia di Agrigento è una di queste. Aveva appena nove anni quando visitò per la prima volta la Valle dei Templi. Fu un incontro destinato a lasciare il segno, una scoperta che negli anni si è trasformata in curiosità, studio e, infine, in un libro: «Akragas. Passeggiata nella città più bella dei mortali», con le illustrazioni di Sergio Criminisi e Giuseppa Vita.
Un viaggio nella storia e nell’immaginario dell’antica polis greca, illustrato con disegni originali, nel quale l’autore accompagna il lettore alla scoperta di una delle città più straordinarie del Mediterraneo. Non soltanto date, vicende storiche e testimonianze archeologiche, ma soprattutto il desiderio di restituire la vita a una città che, per un periodo della sua storia, rappresentò un modello di ricchezza, cultura e splendore.
Massimiliano, che nella vita professionale si occupa di tutt’altro e che ha maturato anche una significativa esperienza nel mondo della ristorazione, racconta questa sua avventura con l’entusiasmo di chi ha realizzato un sogno coltivato a lungo.
Massimiliano o Massimo?
«Massimiliano, ma tra amici Massimo è più comodo».
Partiamo dall’inizio. Come nasce la passione per Akragas e per la storia della tua città?
«La prima volta che sono andato alla Valle dei Templi avevo nove anni. Sono rimasto impressionato dalla bellezza e dalla cultura che appartengono ad Agrigento. Ho sempre pensato che ci fossero tutti gli elementi per realizzare qualcosa di straordinario, persino un grande film ambientato nell’antica Akragas. Mi sarebbe piaciuto scriverne la sceneggiatura. Sono stati due secoli straordinari quelli vissuti dalla città, tanto che Pindaro la definì la più bella dei mortali. E io credo che non fosse un’esagerazione: aveva conosciuto le grandi corti e le città più importanti della Grecia, e sapeva di cosa stava parlando».
Da un film immaginato è nato un libro. Come è avvenuto questo passaggio?
«La sceneggiatura cinematografica non è proprio nelle mie corde. A un certo punto è venuta fuori l’idea del libro e ho deciso di dedicarmi a questo progetto, nonostante il mio lavoro sia completamente diverso. È stato un modo per dare forma a un desiderio che avevo dentro da tanti anni».
Il libro ha una particolarità: dopo il racconto storico, accompagni il lettore in una vera e propria passeggiata nell’antica città. Quasi una sceneggiatura cinematografica.
«È proprio così. Ho voluto realizzare, almeno con l’immaginazione, quel viaggio indietro nel tempo che avrei sempre desiderato fare. Non potendo camminare realmente nell’Akragas di 2.500 anni fa, ho scritto una passeggiata virtuale. Mi sono immaginato di percorrere le sue strade, indossare gli abiti dell’epoca, incontrare i personaggi e osservare da vicino la vita quotidiana. Non mi interessava soltanto raccontare la storia, ma provare a riviverla».
Un lavoro di fantasia, ma sostenuto da una documentazione storica accurata. Come ti sei preparato?
«Una parte delle conoscenze l’avevo acquisita già da ragazzo, grazie alla mia passione. Durante la stesura, però, ho approfondito molto, frequentando le biblioteche e consultando i testi disponibili alla Lucchesiana, alla Biblioteca comunale e alla Biblioteca della Valle dei Templi, oltre al materiale del Museo Griffo. Ho attinto soprattutto a Diodoro Siculo, che considero uno degli storici più importanti per ricostruire le vicende della nostra città. Ho cercato di documentarmi il più possibile, anche sui particolari della vita quotidiana, sugli abiti, sulle abitudini e sulle tradizioni».
Nel racconto emerge un’Akragas ricca, vivace, elegante. Una città nella quale sembra quasi possibile entrare e camminare.
«Era proprio questo il mio obiettivo. Ho cercato di descrivere non soltanto i monumenti, ma la vita che si poteva vivere in quel periodo. Una vita che immagino bella, agiata e serena. Nel libro, però, racconto anche il declino. Quella stessa ricchezza e quello splendore, a un certo punto, si trasformano in un elemento di debolezza. A volte troppa ricchezza porta alla decadenza e alla chiusura di una grande esperienza storica. Akragas ha vissuto un’avventura straordinaria, ma nulla è eterno».
La scrittura, dunque, è una passione parallela alla tua attività professionale. Ma c’è un altro mondo che ti appartiene: quello della cucina.
«La cucina mi ha appassionato fin da giovane. Sono andato a lavorare a Milano e ho avuto la possibilità di conoscere e lavorare con chef di grande esperienza. Da lì è cresciuto il mio interesse per la ristorazione. È un mondo che considero parallelo a quello della scrittura, ma che mi piacerebbe un giorno far incontrare proprio attraverso un libro».
Un libro di cucina siciliana?
«Assolutamente sì. Mi piacerebbe scriverne uno, magari raccontando anche le origini più antiche di alcuni prodotti e delle nostre tradizioni gastronomiche. Nel libro su Akragas accenno già alla cucina dell’antica Grecia, che era naturalmente diversa da quella di oggi. Eppure ritroviamo elementi che ci sono familiari: le olive, i formaggi, il miele. Gli Agrigentini erano particolarmente amanti di questi prodotti e sono ingredienti che ancora oggi ritroviamo nella cucina siciliana. Sarebbe bello raccontare questo legame attraverso la storia e il cibo».
Oltre alla cucina e alla scrittura, quali sono le tue passioni?
«Il calcio, il cinema e le moto. Per quanto riguarda il cinema, mi piacciono molto i film storici e quelli ambientati nell’antichità. Sono opere che mi hanno sempre affascinato e che, in qualche modo, alimentano anche la mia immaginazione».
Se dovessi consigliare a un turista un itinerario per scoprire l’antica Akragas, da dove lo faresti partire?
«Consiglierei di iniziare dall’ingresso della Valle dei Templi nella zona della clinica Sant’Anna, per poi risalire verso il Tempio di Giunone, che in realtà è dedicato a Era. Noi agrigentini siamo abituati a chiamarlo Giunone, ma la sua denominazione greca è Era. E poi suggerirei assolutamente una visita alla chiesa di Santa Maria dei Greci, un luogo davvero unico, costruito sui resti di un antico tempio greco, tradizionalmente identificato con quello di Atena. È una testimonianza straordinaria di come la storia della nostra città si sia stratificata nel corso dei secoli».
Sei anche uno di quei giovani che, a un certo punto della vita, hanno lasciato Agrigento per cercare altrove nuove opportunità. Oggi, da cittadino e da studioso, che cosa cambieresti della tua città?
«Come tanti giovani, sono andato via molto presto per lavorare fuori. Quando sono partito vedevo soprattutto gli aspetti negativi: i problemi della città, la sporcizia, l’acqua e tante altre difficoltà che conosciamo bene. Poi, vivendo altrove, ho imparato a guardare Agrigento in maniera diversa. Ho cominciato ad apprezzare tutto ciò che prima davo per scontato: la tranquillità, la bellezza, la cultura, la storia e soprattutto il clima. Quando sei lontano riesci a riconoscere meglio il valore di quello che hai lasciato. Naturalmente i problemi restano e bisogna affrontarli, ma non possiamo dimenticare le straordinarie risorse che questa città possiede».
C’è qualcosa che non ti ho chiesto e che vorresti aggiungere?
«Forse soltanto che sono passato dalla padella alla penna! (sorride). Mi emoziono ancora quando parlo del libro. Una volta ho partecipato anche a un programma di cucina e mi sono bloccato davanti alle telecamere. Evidentemente devo ancora abituarmi a raccontare le mie passioni davanti a un microfono».
E forse è proprio questa spontaneità a rendere interessante la storia di Massimiliano Canta. Un uomo che ha attraversato mondi apparentemente lontani, dalla cucina alla ricerca storica, dalla ristorazione alla scrittura, trovando nella propria città il filo conduttore di un percorso personale.
Il suo libro non è soltanto un omaggio alla grandezza di Akragas, ma anche un invito a guardare Agrigento con occhi nuovi. Perché dietro ogni pietra, ogni tempio e ogni testimonianza archeologica c’è una storia fatta di uomini, abitudini, passioni e sogni.
E mentre il lettore cammina idealmente tra le strade dell’antica polis, Massimiliano continua a coltivare il suo desiderio più grande: raccontare la Sicilia, la sua cultura e le sue tradizioni. Magari, la prossima volta, partendo proprio da un piatto.
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Fonte: Scrivo Libero
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