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Giovanni Di Leo: “Spargiamo il profumo della Giustizia tra i giovani

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“Non me ne voglia il dott. Giovanni Di Leo, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, se mi sono fatto ispirare dalle sue straordinarie riflessioni in occasione del centenario della nascita del consigliere istruttore di Palermo Rocco Chinnici- dichiara Aldo Mucci – dirigente nazionale SGS scuola- Il 20 gennaio 2025, nei locali della Fondazione Leonardo Sciascia a Racalmuto, il Procuratore Di Leo ha condiviso un intervento profondo e personale, partendo dal suo ricordo giovanile della strage di via Pipitone Federico del 29 luglio 1983. Quel giorno segnò per molti siciliani, e per lui in particolare, l’inizio di una presa di coscienza che avrebbe orientato scelte di vita e di professione.

Rileggendo le parole che lo stesso Rocco Chinnici rilasciò pochi mesi prima di essere ucciso nell’intervista a “I Siciliani” del marzo 1983, Di Leo ha ricordato con lucidità come la mafia non sia solo criminalità comune, ma un modo di fare politica mediante la violenza, una “tragica, forsennata, crudele vocazione alla ricchezza” sterile, che cerca alleanze con il potere e si nutre di conservazione e sopraffazione: dai feudi agli appalti, fino ai grandi traffici internazionali.

In un’epoca in cui tanti servitori dello Stato – da Chinnici a Falcone e Borsellino, da Livatino a Piersanti Mattarella e a tanti altri – hanno pagato con la vita il loro impegno per la legalità, il Procuratore ha sottolineato un punto essenziale: tutti abbiamo il dovere di tenere viva la memoria. Non una memoria retorica o commemorativa, ma una memoria attiva, che non tradisce il lascito di quegli uomini liberi. Una memoria che si traduce in impegno quotidiano, nella scuola come nei tribunali, nella politica come nella società civile. Chinnici fu pioniere del lavoro di squadra e del “pool” antimafia: una visione unitaria e coordinata che rappresentò una svolta storica nella lotta a Cosa Nostra. Oggi, ha ricordato Di Leo, non possiamo ancora dire di aver definitivamente sconfitto la “malapianta”, ma possiamo affermare di aver combattuto e di continuare a combattere, senza arrenderci all’omertà o all’indifferenza. Al centro delle sue riflessioni c’è il concetto di libertà, intesa non in senso astratto ma concreto, come la intendeva Amartya Sen: libertà dal timore, dalla violenza, dalla sopraffazione, ma anche libertà positiva di realizzare una vita dignitosa. La mafia corrode proprio queste libertà, quando la politica cessa di essere officium – servizio per il bene comune, come la intendeva Cicerone – e si trasforma in esercizio sterile del potere o, peggio, in saccheggio. Per questo il messaggio rivolto soprattutto ai giovani è chiaro e urgente: esiste una correlazione profonda e negativa tra mafia e libertà. Più la prima arretra, più la seconda avanza. La mafia guarda solo alla ricchezza abusiva e al dominio, non alla persona e al suo futuro. In un tempo in cui la memoria rischia di essere diluita o normalizzata, riprendere e condividere riflessioni come queste significa compiere un atto di responsabilità civile. Significa contribuire, ciascuno nel proprio piccolo, a non lasciare che il sangue versato sia versato invano. Significa educare le nuove generazioni a riconoscere che la lotta alla mafia passa anche dalla coscienza quotidiana, dal rifiuto di ogni forma di compromesso e dall’affermazione dei diritti costituzionali contro ogni abuso. La celebrazione del centenario della nascita di Rocco Chinnici non è stata soltanto un momento di ricordo: è stata un invito a continuare il cammino, con la stessa determinazione e lo stesso senso di giustizia che animavano quel magistrato “scomodo” e libero. Grazie al Procuratore Di Leo per averlo ricordato con tanta lucidità e passione. E grazie a Rocco Chinnici per averci insegnato che, anche di fronte alla barbarie, è possibile scegliere la parte giusta della storia” – conclude Mucci.

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Fonte: Sicilia24h

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