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Una madre lancia un appello: “Basta luci blu, è un problema per l’autismo”

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“Spegnete le luci blu”: il grido di una madre nel giorno dell’autismo

Il 2 aprile si accendono i monumenti, si moltiplicano i messaggi, si riempiono le piazze. Ma c’è un silenzio che resta. È quello delle famiglie. È quello di chi vive l’autismo ogni giorno, lontano dai riflettori.

A raccontarlo è Angela Rancatore, madre di Ruben, quasi 24 anni. Una lettera aperta che non celebra, ma denuncia. Non consola, ma scuote.

«Mio figlio non è più il bambino della diagnosi – scrive –. Oggi è un uomo. Eppure, per lo Stato, è come se non esistesse più».

Il punto è tutto qui: il dopo i 18 anni. Un confine che segna, troppo spesso, l’inizio dell’invisibilità. Finisce la scuola e si apre il vuoto: servizi assentiprogetti lavorativi mai realizzatispazi sociali inesistenti.

«Siamo stanchi di simboli – continua –. Abbiamo bisogno di sostanza».

La denuncia è chiara: si parla di autismo quando si tratta di bambini, ma si dimenticano gli adulti. E così Ruben, con le sue capacità e la sua voglia di vivere, resta ai margini.

«Dov’è il diritto al lavoro? Non chiediamo assistenza passiva, ma dignità. Mio figlio vuole sentirsi parte del mondo».

E ancora: «Dove sono gli spazi per la vita sociale? La solitudine non può essere l’unico destino».

Parole che pesano, soprattutto nel giorno della Giornata Mondiale della Consapevolezza sull’Autismo, spesso trasformato in una vetrina di buone intenzioni.

«Non chiamatelo festeggiamento – scrive ancora –. Non basta accendere una luce blu se dal giorno dopo tutto torna come prima».

Il passaggio più forte arriva nel finale:
«Mio figlio non è un colore. Ruben è un cittadino. Chiediamo diritti, non favori».

Una richiesta precisa: strutturepercorsi di autonomia, una rete stabile che accompagni queste persone anche nel “dopo di noi”.

Perché il tempo scorre. E ogni giorno senza risposte è, per queste famiglie, «un furto alla vita».

Il messaggio è netto, senza filtri:
«Spegnete le luci blu e accendete i servizi».

E, soprattutto:
non lasciate sole le famiglie quando cala il sipario.

La vignetta è di Sergio Criminisi

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Fonte: AgrigentoOggi

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