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Agrigento: il Comune obbligato ad acquisire terreni dopo le sentenze del TAR

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Agrigento: il Comune obbligato ad acquisire terreni dopo le sentenze del TAR. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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Ancora una vicenda che riporta al centro dell’attenzione il tema della gestione amministrativa e degli errori del passato che oggi presentano il conto ai cittadini. Con la determina dirigenziale n. 1007 del 1° aprile 2026 Determina+Dirigenziale+2026-1007, il Comune di Agrigento prende atto delle sentenze del TAR Palermo e decide di procedere all’acquisizione sanante di alcune aree occupate illegittimamente decenni fa.

Espropri mai conclusi: il caso Fontanelle-Amagione

La vicenda riguarda terreni di proprietà di Rosa Moncada, Maddalena Moncada e della cooperativa Temenos, occupati tra il 1980 e il 1985 per opere pubbliche, tra cui un centro civico e interventi di urbanizzazione nel quartiere Fontanelle-Amagione.

Il problema? Le procedure espropriative non sono mai state concluse nei termini di legge, rendendo di fatto illegittima l’occupazione dei terreni.

Da qui il ricorso dei proprietari e la doppia condanna del Comune:

  • Sentenza n. 2501/2024: obbligo di restituzione delle aree e risarcimento danni
  • Sentenza n. 2201/2025: nomina di un commissario ad acta per l’inottemperanza dell’Ente

Il Comune sceglie di non restituire (in parte)

Di fronte a opere ormai realizzate e considerate di pubblica utilità, l’Amministrazione ha deciso di non restituire alcune particelle (187, 1181 e 1182), optando per l’acquisizione sanante ai sensi dell’art. 42 bis del DPR 327/2001.

Diverso il caso della particella 191, che non risulta trasformata: questa sarà restituita ai legittimi proprietari.

Il conto degli errori ricade sui cittadini

Questa determina rappresenta l’ennesima conferma di un modello amministrativo che negli anni ha prodotto:

  • occupazioni senza titolo definitivo
  • contenziosi legali
  • condanne e risarcimenti
  • interventi tardivi per “sanare” l’illegittimo

In sostanza, opere pubbliche realizzate senza completare correttamente l’iter amministrativo finiscono oggi per trasformarsi in debiti e responsabilità economiche per l’Ente, e quindi per la collettività.

Una storia che dura da oltre 40 anni

Colpisce soprattutto il dato temporale: parliamo di vicende avviate negli anni ’80 e chiuse solo oggi, dopo sentenze, commissariamenti e obblighi imposti dalla giustizia amministrativa.

Un ritardo che evidenzia:

  • la mancata capacità di programmazione
  • l’assenza di controllo amministrativo
  • la gestione approssimativa delle procedure espropriative

Il nodo politico-amministrativo

La domanda che emerge è inevitabile: chi paga per questi errori?

Perché se è vero che le opere restano alla città, è altrettanto vero che:

  • il danno economico deriva da atti illegittimi
  • la responsabilità è riconducibile a scelte amministrative precise
  • il peso finale ricade sulle casse comunali

E quindi sui cittadini.

Conclusione

Quella che potrebbe sembrare una semplice determina tecnica racconta invece una storia ben più ampia: decenni di gestione discutibile della cosa pubblica, oggi certificata da sentenze e atti ufficiali.

Una vicenda che riapre il tema della responsabilità amministrativa e della necessità, sempre più urgente, di una gestione trasparente, competente e soprattutto rispettosa delle regole.

Perché quando le regole non vengono rispettate, prima o poi il conto arriva. E ad Agrigento, ancora una volta, lo stanno pagando i cittadini.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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