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Elezioni ad Agrigento: anomalie e illusioni che bloccano il cambiamento

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Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 3 min

Chi oggi guarda il quadro delle candidature ad Agrigento con un minimo di lucidità non può non accorgersi di un dato evidente: questa non è una competizione normale.

Non siamo davanti a un confronto tra idee, visioni o programmi per la città. Siamo davanti a un intreccio di alleanze contraddittorie, divisioni interne e operazioni politiche difficili da spiegare ai cittadini.

Centrodestra: tre candidati, una sola certezza – la divisione

Partiamo da quello che dovrebbe essere uno schieramento compatto.

  • Dino Alonge sostenuto da MPA, Forza Italia, Fratelli d’Italia e UDC
  • Luigi Gentile sostenuto da Lega, DC e liste civiche
  • Domenico Incardona con una lista civica

Tre candidati nello stesso campo politico.

Qui emerge la prima grande anomalia: partiti che a livello nazionale governano insieme, ad Agrigento si fanno la guerra tra loro.

  • Fratelli d’Italia e Lega sono divisi
  • UDC e DC, storicamente vicini, sono su fronti opposti
  • pezzi dello stesso elettorato si contendono voti tra loro

Non è competizione, è frammentazione pura.

E in tutto questo, la posizione di Incardona appare sempre più debole e incerta. Sempre più insistenti sono le voci che lo vedrebbero fare un passo indietro per confluire in una lista legata a Gentile.

Se ciò accadesse, sarebbe l’ennesima conferma: non c’è un progetto, ci sono solo spostamenti tattici.


Il “campo largo”: tutto e il contrario di tutto

Dall’altra parte troviamo Michele Sodano, sostenuto da:

  • Partito Democratico
  • Movimento 5 Stelle (senza simbolo)
  • Italia Viva
  • Verdi e Sinistra Italiana
  • Controcorrente

Qui l’anomalia è ancora più evidente.

Si tratta di una coalizione che mette insieme forze che, fino a poco tempo fa, erano in netto contrasto tra loro.

  • il Movimento 5 Stelle che rinuncia persino al simbolo
  • Italia Viva e PD insieme, ma con storie recenti di scontro
  • movimenti “antisistema” dentro un’alleanza di sistema

Non è un progetto politico coerente, è un’operazione elettorale.

Un contenitore ampio, ma fragile, dove il rischio non è vincere o perdere, ma non riuscire a governare.


La realtà: stessi schemi, stessi risultati

Se si guarda con onestà, il quadro è chiaro:

  • coalizioni costruite a tavolino
  • partiti divisi e ricomposti per convenienza
  • candidati che entrano ed escono dagli schemi

E i cittadini?
Chiamati ancora una volta a scegliere dentro logiche che non controllano.

La domanda vera è:
quante volte Agrigento ha già visto questo film?

L’unica alternativa fuori da questo sistema

In questo scenario, una sola candidatura rompe realmente lo schema: quella di Giuseppe Di Rosa.
Sostenuto esclusivamente da liste civiche, rappresenta una proposta che non nasce da accordi tra partiti, ma da un percorso autonomo. Questo significa una cosa semplice ma decisiva:

  • nessun vincolo di coalizione
  • nessuna spartizione preventiva
  • nessuna dipendenza da equilibri esterni

In una città dove le alleanze si fanno e si disfano in base alla convenienza, questa è oggi l’unica proposta che non risponde a logiche di partito.

Il rischio non è teorico, è concreto, infatti se gli elettori continueranno a scegliere:

  • coalizioni incoerenti
  • schieramenti divisi
  • accordi costruiti per vincere e non per governare

il risultato sarà lo stesso di sempre: instabilità, immobilismo, delusione.

…e quindi proprio in fondo in fondo…

Queste elezioni non sono come le altre. Non si tratta solo di scegliere un sindaco, ma di decidere se continuare a restare dentro dinamiche che hanno già fallito oppure provare una strada diversa.
Agrigento ha davanti una scelta chiara. Continuare con i partiti e le loro contraddizioni, oppure scegliere una proposta libera da questi meccanismi.

Il resto, ormai, è già stato visto.

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Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

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