Quindici condanne richieste per il conflitto tra clan a Villaseta e P. Empedocle. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo

Sfiorati i due secoli di carcere nei confronti delle 15 persone coinvolte nell’ultimo blitz dei carabinieri contro le cosche di Villaseta e Porto Empedocle, con annesso maxi giro di droga. Queste in sintesi le richieste di condanna avanzate questa mattina dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, al termine della requisitoria tenutasi dinanzi la giudice del Tribunale di Palermo Nicoletta Frasca. Le accuse sono associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi.
LE RICHIESTE DI CONDANNA
James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle (20 anni di carcere); Pietro Capraro, 40 anni, di Agrigento (20 anni di reclusione); Salvatore Carlino, 35 anni, di Canicattì(5 anni e 4 mesi); Antonio Crapa, 54 anni, di Favara (10 anni e 8 mesi); Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento (12 anni e 4 mesi di reclusione); Vincenzo Iacono, 48 anni, di Porto Empedocle (14 anni di reclusione); Gaetano Licata, 42 anni, di Agrigento (20 anni di reclusione); Salvatore Lombardo, 37 anni, di Favara (15 anni e 8 mesi di reclusione); Agostino Marrali, 29 anni, di Porto Empedocle (6 anni e 8 mesi di reclusione); Salvatore Prestia, 45 anni, di Porto Empedocle (20 anni di reclusione); Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento (16 anni di reclusione); Calogero Segretario, 30 anni, di Agrigento; Cristian Terrana, 32 anni, di Agrigento (12 anni di reclusione); Alessandro Trupia, 37 anni, di Agrigento (11 anni e 4 mesi di reclusione); Andrea Sottile, 27 anni, di Agrigento (4 anni e 4 mesi di reclusione); Antonio Guida,19 anni, di Agrigento (4 anni e 4 mesi di reclusione). Le posizioni di altri due imputati seguiranno strade diverse: Danilo Barbaro, 40 anni, di Agrigento, ha patteggiato la pena, mentre Calogero Segretario, 30 anni, di Agrigento, verrà giudicato separatamente. L’inchiesta ipotizza l’esistenza di due gruppi – uno a Villaseta e uno a Porto Empedocle. L’inchiesta su fatti deflagratati alla fine del 2024 racconta l’elettricità scattata tra i clan di Villaseta e Porto Empedocle e, in seguito, una sorta di pace resa possibile dalla costituzione di quello che in gergo si chiama “cartello”. L’accordo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, prevedeva la suddivisione del mercato di spaccio (Agrigento e Porto Empedocle) con lo stupefacente acquistato dalle due consorterie, in base al territorio di competenza.
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Fonte: Report Sicilia
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