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AGRIGENTO, TRADIZIONI CALPESTATE E IDENTITÀ SMARRITA: L’ALLARME DI DISPENZA DOPO LE PAROLE DI PADRE PONTILLO

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AGRIGENTO, TRADIZIONI CALPESTATE E IDENTITÀ SMARRITA: L’ALLARME DI DISPENZA DOPO LE PAROLE DI PADRE PONTILLO. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Politica.

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nuccio dispenza

AGRIGENTO – Non è solo una riflessione, ma un vero e proprio atto d’accusa quello che arriva da Nuccio Dispenza, giornalista ed esponente dell’area progressista agrigentina, che rilancia e rafforza le parole di padre Giuseppe Pontillo, direttore dell’Ufficio Beni Ecclesiastici e Culturali della Diocesi.

Al centro, ancora una volta, c’è Agrigento. O meglio, ciò che sta diventando.

“Volgarmente, potremmo dire che la politica dominante in questi anni ha pure imbarbarito e mortificato l’animo della città”, afferma Dispenza senza mezzi termini. Parole pesanti, che fotografano una realtà sempre più evidente: una città che sembra aver perso il contatto con la propria identità più profonda.

Il riferimento è chiaro e diretto. Da un lato le antiche tradizioni, il “sacro emozionante” che per secoli ha rappresentato l’anima autentica di Agrigento; dall’altro, manifestazioni moderne sempre più svuotate di significato, spesso accompagnate da spese ingenti e da una gestione che appare distante anni luce dalla valorizzazione culturale.

“Le tradizioni – continua Dispenza – appaiono sopraffatte da manifestazioni senz’anima, sempre più dispendiose, gonfiate ad hoc per interessi che nulla hanno a che vedere con la tutela delle radici popolari”.

Una denuncia che si inserisce perfettamente nel solco già tracciato da padre Pontillo, che aveva parlato apertamente di una perdita di senso e di rispetto verso momenti identitari profondi come quelli legati alla spiritualità e alla tradizione religiosa della città.

Ma il passaggio più significativo è forse quello finale, dove la riflessione si trasforma in proposta – o meglio, in necessità.

“Serve un processo di profondo cambiamento etico, politico e culturale”, sottolinea Dispenza. Un cambiamento che non può più essere rimandato, soprattutto alla luce di quello che viene definito senza mezzi termini “il terribile 2025”.

Un anno che, secondo l’analisi, non solo non ha rilanciato l’immagine della città, ma ne avrebbe addirittura compromesso la credibilità, esponendo Agrigento a una figuraccia nazionale e internazionale, proprio mentre avrebbe dovuto rappresentare un modello culturale.

Il punto, dunque, è chiaro: Agrigento rischia di perdere sé stessa.

Tra eventi costruiti più per interessi che per cultura, tra tradizioni svuotate e una politica incapace di custodire l’identità del territorio, emerge una città ferita, disorientata e sempre più distante da ciò che l’ha resa unica nel tempo.

E allora la domanda, inevitabile, resta sospesa:
si vuole davvero recuperare l’anima di Agrigento, o si continuerà a svenderla pezzo dopo pezzo?

Fonte: reportsicilia.it

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