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Intercettazioni rivelano dettagli sugli arresti a Corleone

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Altri particolari emergono dall’inchiesta sfociata nell’arresto dei presunti vertici della famiglia mafiosa di Corleone tra cui un nipote di Riina.

I Carabinieri della Compagnia di Corleone hanno arrestato tre indagati di associazione mafiosa. Uno è un nipote diretto di Totò Riina, Mario Grizzaffi, 60 anni. Gli altri due sono Mario Gennaro, 53 anni, e Pietro Maniscalco, 62 anni. Per altri tre indagati non è stata disposta alcuna misura cautelare: Giovanni Gennaro, 47 anni, Francesco Spatafora, 77 anni, e suo figlio Liborio, 47 anni. Dalle indagini, coordinate dalla Procura di Palermo, sono emersi i vertici della locale famiglia mafiosa, e le attività privilegiate, tra estorsioni, intimidazioni, danneggiamenti, incendi e furti di mezzi in aziende agricole.

E poi gli inquisiti avrebbero esercitato il controllo del territorio intervenendo nella risoluzione di controversie private, nella gestione dei confini dei terreni agricoli e nella compravendita degli stessi terreni, assurgendo a riferimento per tanti cittadini. In una conversazione con la moglie intercettata, Mario Gennaro ricorda che al suo battesimo mafioso avrebbe partecipato personalmente Totò Riina: “Quando era vivo lui è venuto a farmi entrare nella società, io avevo diciotto anni”. E poi aggiunge: “Mi bucarono lui e mio zio Lillo”, che sarebbe lo zio Liborio Spatafora.

Poi Mario Gennaro vanta i propri meriti: “Ho accontentato a tutti quando sono stati in galera… a disposizione. Mario sempre a disposizione. Mario non ha sbagliato mai. Né a comportarsi con la gente… né a comportarsi: con nessuno!”. Poi sottolinea di essersi sempre affiancato a Mario Grizzaffi: “Con questo, sono tutti discorsi che noi altri sappiamo tutto quello che abbiamo fatto nella vita… quello che sa di me… e la stessa cosa io di lui…”. Tuttavia la disponibilità di Gennaro non sarebbe stata sempre ricambiata. Infatti la moglie lo invita a non contribuire più perché poi avrebbe rischiato di addossarsi la responsabilità al posto loro. Le parole della donna al marito: “… che poi tu ti consumi e gli altri sono belli freschi”. Poi Gennaro, ancora intercettato, racconta al figlio che la sua affiliazione non avrebbe dovuto essere la rituale “punciuta” ma un omicidio. E al figlio rivela: “La prima operazione che c’era da fare era tirarci in testa a uno, capito?”. Poi l’omicidio non avvenne, e si decise di agire in altra maniera.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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Fonte: Sicilia24h

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