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A Racalmuto la lotta alla mafia si scrive con i libri

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Letteratura come Trincea: a Racalmuto la lotta alla mafia passa per i Libri
Nell’ambito della XVIII Edizione della Festa della Legalità, la Fondazione “Leonardo Sciascia” di Racalmuto è diventata teatro di una riflessione sul ruolo dell’intellettuale di fronte al fenomeno mafioso.
Il convegno Scrittori in trincea: mafia e letteratura nella Sicilia della seconda metà del ‘900” ha mostrato come la parola scritta possa essere un’arma potente contro il malaffare e l’indifferenza.

L’evento è nato dalla collaborazione tra il Centro Studi “Antonio Russello” e l’I.I.S.S. “E. Fermi” di Aragona (sedi di Favara e Racalmuto). Un’unione d’intenti che ha visto dialogare il mondo della scuola con quello della ricerca letteraria, ponendo al centro le figure di due giganti del Novecento siciliano: Leonardo Sciascia e Antonio Russello.

Al tavolo dei relatori, il sindaco di Racalmuto, Calogero Bongiorno, che ha accolto i presenti con lo spirito ospitale tipico della “Regalpetra” sciasciana;

la dirigente dell’I.I.S.S. Fermi, Elisa Maria Enza Casalicchio, che ha ribadito il ruolo cruciale della scuola come primo presidio di legalità; il coordinatore della Festa della Legalità, Gaetano Scorsone.

Il cuore pulsante dell’incontro, moderato da Antonio Liotta,  è stata l’appassionata relazione del Prof. Salvatore Ferlita, docente presso l’Università Kore di Enna.
Con un taglio narrativo capace di incantare la platea, Ferlita ha spiegato perché Sciascia e Russello possano essere definiti scrittori “in trincea”:
Sono autori che hanno avuto il coraggio di “guardare il mostro” negli occhi, denunciando non solo la criminalità organizzata, ma soprattutto il “sentire mafioso”.
“La mentalità mafiosa è più subdola della mafia stessa,” ha ammonito Ferlita, “perché si annida nei gesti quotidiani che minano la convivenza civile.”
Il professore ha elencato con fermezza quei comportamenti che costituiscono una pericolosa “pseudo-mafiosità”: il disprezzo per le regole del codice della strada, l’incapacità di chiedere scusa,
la prevaricazione sistematica del bene comune a favore dell’interesse personale.

L’atmosfera è stata resa vibrante dalle letture di Sara Chianetta, presidente del Centro Studi “Antonio Russello”, che ha dato voce a brani scelti delle opere dei due autori, permettendo al pubblico di immergersi nella potenza del loro linguaggio. Il convegno non è stato però un monologo: la parte conclusiva ha visto i giovani studenti veri protagonisti, con domande rivolte al Prof. Ferlita. Un segnale di speranza che conferma come la letteratura, quando spiegata con passione, resti una bussola fondamentale per formare i cittadini di domani.

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Fonte: Sicilia On Press

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