Minacce asimmetriche: l’analisi di Vincenzo Priolo sulle sfide attuali. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo
L’episodio di Modena, in cui il trentunenne Salim El Koudri ha travolto otto persone e accoltellato un passante, offre importanti spunti di riflessione sulle dinamiche della sicurezza contemporanea e sulla gestione mediatica della cronaca nera.
Abbiamo intervistato un analista che è originario di Naro (Ag) ed è esperto di sicurezza e di politiche per l’integrazione interreligiosa e interculturale e di prevenzione della radicalizzazione eversiva
Si tratta di Vincenzo Priolo, membro dell’Osservatorio d’intelligence sul Mediterraneo (OSSMED) e membro dell’International Committee on Countering Extremism and Hate Speech” (ICCEHS), network internazionale che affronta le sfide poste dall’estremismo e dai discorsi d’odio.
Cosa ci dice l’attacco di Modena?
L’attacco di Modena ci impone delle riflessioni. Prima fra tutte la continua mutazione della minaccia Low-Tech Warfare e Soft Target che evidenzia chiaramente lo spostamento del pericolo dalle grandi metropoli ai centri urbani di medie dimensioni, tradizionalmente considerati sicuri come la nostra Agrigento. La minaccia si configura come detto in attacchi imprevedibili condotti con strumenti comuni (auto e coltelli). Questa modalità azzera i tempi di reazione delle forze dell’ordine e rende quasi impossibile l’intercettazione preventiva.
La narrazione dei media è corretta?
Decisamente no! La narrazione anche in questo caso, a seconda dell’impostazione ideologica, appare distorta. Informare il cittadino è sacrosanto e sicuramente è un lavoro prezioso, ma spesso si cade in degli errori e vista la delicatezza della questione, a mio modesto giudizio, non ce lo possiamo permettere. Il profilo dell’autore non si può di certo ricostruire con un articolo giornalistico. L’aver comunicato nell’immediatezza alla gente che è un giovane italiano di seconda generazione, di origine marocchina, laureato in economia aziendale e con problemi psichiatrici, non fa altro che distogliere lo sguardo dal vero problema. Sebbene la perquisizione domestica fatta dalle forze di polizia, abbia escluso, come qualcuno afferma, la matrice terroristica islamista per assenza di materiale eversivo, l’evento solleva un grave allarme sociale legato anche alla gestione della salute mentale. Il soggetto, affetto da disturbi schizoidi, a quanto pare, aveva interrotto le cure da due anni. Ciò evidenzia un profondo vuoto assistenziale delle strutture pubbliche. Ma rimane aperto il quesito sulla sua “vita digitale”, essenziale per analizzare il caso, poiché la propaganda islamista online sfrutta spesso tali fragilità psichiche per innescare processi di radicalizzazione o fenomeni di emulazione (effetto copycat). Quindi, dire che non si tratti di terrorismo è errato. La prova sta nel fatto che i vicini intervistati hanno affermato che il giovane in questi ultimi mesi era profondamente cambiato.
Un evento così terrificante può insegnarci qualcosa?
La risposta è sì. L’aspetto importante in un qualsiasi attacco terroristico è la capacità di risposta che non necessariamente può avvenire con personale specializzato che si occupa di Ordine e Sicurezza Pubblica. Dopo il contrasto e la prevenzione è bene ricordare l’azzeramento della minaccia. In questo caso possiamo chiamarla “Sicurezza Partecipata” che è stata, piaccia o non piaccia, un elemento decisivo. Il coraggioso intervento del cittadino Luca Signorelli e di altri semplici cittadini, che hanno bloccato l’aggressore ha limitato il numero delle vittime e questo è stato importantissimo. Questo gesto eleva la sicurezza partecipata a pilastro strategico: in scenari così estemporanei, la cittadinanza attiva deve integrarsi con le forze di polizia, agendo come primo moltiplicatore di forze sul territorio per azzerare i tempi di risposta. Il tempo è strategicamente essenziale.
Ci vuole solo consapevolezza. Per essere etichettato come terrorista non ci vuole un patentino abilitante, ed è proprio questo il motivo per cui la minaccia dei “lupi solitari” è la più difficile da contrastare per l’antiterrorismo di tutta Europa. Non servono competenze specifiche, certificazioni o addestramenti complessi, basta la volontà di colpire e un’arma di facile reperibilità.
Andando al nostro territorio, posso solo auspicare l’adozione e il potenziamento di specifiche misure di difesa passiva, di controllo del territorio e di una prevenzione sanitaria attenta. L’evento di Modena, evidenzia la pericolosità di soggetti instabili che utilizzano veicoli come armi e dove c’è un flusso di turismo come nelle nostre zone, questa minaccia è sempre tristemente reale.
Ciò che è successo a Modena potrebbe accadere ad Agrigento?
Modena e Agrigento rappresentano due anime profondamente diverse dell’Italia, la prima con 184.350 abitanti, mentre la seconda con soli 55.000 abitanti, ma c’è una similitudine. I volumi complessivi di flussi turistici tra le due province sono molto simili. Mettendo a confronto i dati ufficiali più recenti, emerge una forte vicinanza nei numeri: 1,7 milioni di turisti per la provincia di Agrigento e 2 milioni per la provincia di Modena. E le aree a forte vocazione turistica sono storicamente considerate obiettivi prioritari per gli attacchi dei cosiddetti “lupi solitari”. Questo accade perché i luoghi turistici offrono ai terroristi una serie di vantaggi strategici e propagandistici precisi.
L’articolo Le nuove minacce asimmetriche: intervista a Vincenzo Priolo proviene da Sicilia ON Press.
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Fonte: Sicilia On Press
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