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Giovanni Brusca torna a Cannatello dopo trent’anni di silenzio

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Oggi 20 maggio 2026 sono trascorsi 30 anni dallo storico arresto di Giovanni Brusca ad Agrigento, in una villetta a Cannatello, in via Papillon.

Oggi 20 maggio 2026 sono trascorsi esattamente 30 anni dallo storico arresto di Giovanni Brusca ad Agrigento, in una villetta a Cannatello, in via Papillon, il 20 maggio del 1996. La cattura dell’ex boss di San Giuseppe Jato, boia di Capaci e del piccolo Giuseppe Di Matteo, poi collaboratore della giustizia e uomo libero dal maggio 2025 sotto falsa identità e in una località protetta, la ricorda l’allora capo della Squadra Mobile di Palermo, Luigi Savina, originario di Chieti, che coordinò l’operazione: “Il telefono cellulare intercettato ce lo faceva localizzare in una certa zona, ma con le schede sim Gsm era impossibile fare la localizzazione.

Individuata l’ipotetica casa, un ragazzo della Mobile propose di bucare la marmitta di una moto in maniera che facesse un rumore particolare. Quando c’era una telefonata di Brusca in corso, il motociclista è passato e ha dato due accelerate e il rumore si è sovrapposto. Era la certezza che Brusca era lì, in quella villetta a Cannatello, e quindi lo abbiamo catturato”. Non vi è mai stato un pentimento più discusso di quello di Giovanni Brusca. Lui, infatti, ha ottenuto la patente di pentito solo dopo quattro anni, nel marzo del 2000. Appena fu arrestato progettò invece un depistaggio per screditare l’antimafia. Si accordò a gesti con il fratello Enzo in aula durante un processo e accusò Luciano Violante di avere organizzato, con l’aiuto dei pentiti, un complotto. Poi fu tradito dallo stesso fratello Enzo che raccontò tutto ai magistrati e così anche lui, Giovanni, ammise di avere raccontato falsità.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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Fonte: Sicilia24h

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