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Bertolone celebra Livatino e Puglisi: simboli di una Sicilia libera

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Bertolone celebra Livatino e Puglisi: simboli di una Sicilia libera. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Attualità.

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Nel cuore delle commemorazioni dedicate a Rosario Livatino e Pino Puglisi, emerge con forza il legame tra due figure che hanno segnato la storia civile e religiosa della Sicilia. A sottolinearlo è l’arcivescovo emerito Vincenzo Bertolone, postulatore delle cause di beatificazione di entrambi, che invita a leggere le loro testimonianze come parte di un unico percorso contro la cultura mafiosa.

A pochi giorni dal quinto anniversario della beatificazione del giudice Livatino e alla vigilia del tredicesimo anniversario della beatificazione di don Puglisi, la Conferenza Episcopale Italiana si prepara a discutere la proposta di proclamare il magistrato agrigentino patrono dei magistrati italiani. Un passaggio che, secondo Bertolone, assume un significato ancora più profondo se collegato alla figura del sacerdote palermitano ucciso da Cosa Nostra nel quartiere Brancaccio.

Per l’arcivescovo, Livatino e Puglisi rappresentano due volti della stessa battaglia: il primo ha incarnato il senso della giustizia vissuta con rigore e fede, il secondo la missione educativa e pastorale portata avanti tra i giovani in un territorio dominato dalla mafia. “Non sono due storie separate – osserva Bertolone – ma due testimonianze complementari”.

Il magistrato assassinato nel 1990 lungo la strada statale Agrigento-Caltanissetta viene indicato come esempio di libertà morale davanti alla legge. Don Puglisi, ucciso tre anni dopo nel giorno del suo compleanno, è invece ricordato come il sacerdote che attraverso il sorriso, l’ascolto e l’impegno quotidiano sottraeva i ragazzi all’influenza mafiosa.

Bertolone insiste soprattutto sul valore spirituale della loro eredità. La mafia, spiega, non è soltanto un’organizzazione criminale ma una forma di idolatria del potere che sostituisce Dio con il dominio dei clan. Per questo motivo la Chiesa riconosce nel sacrificio di Puglisi un autentico martirio “in odio alla fede”, una definizione che lega profondamente anche la figura di Livatino.

Nel ricordo collettivo restano impresse le ultime parole attribuite ai due beati. Da una parte il “Picciotti, che vi ho fatto?” rivolto dal giudice ai killer durante l’agguato; dall’altra il celebre “Me l’aspettavo” pronunciato da don Puglisi davanti al suo assassino. Frasi diverse ma accomunate, secondo Bertolone, dalla stessa forza interiore e dalla stessa libertà di coscienza.

La possibile proclamazione di Livatino come patrono dei magistrati viene così letta non solo come un riconoscimento simbolico alla magistratura italiana, ma anche come un richiamo alla necessità di costruire una società fondata sulla legalità e sull’educazione. In questo percorso, conclude Bertolone, la figura di Puglisi resta il punto di riferimento per chi ogni giorno opera accanto ai giovani e nelle periferie più difficili.

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Fonte: Sicilia24h

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