Rottamazione dei tributi locali ad Agrigento: il rischio è perderla per i ritardi. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Sport.
Cosa sta succedendo

L’iniziativa definita nel dibattito pubblico come “rottamazione” dei tributi locali ad Agrigento si colloca dentro due binari distinti: (a) la rottamazione-quinquies statale (Legge di bilancio 2026), che consente di estinguere alcuni carichi affidati all’agente della riscossione 2000–2023 pagando capitale e spese, con domande entro il 30 aprile 2026 e rate fino a 54 bimestri; (b) la nuova facoltà, sempre introdotta dalla Legge di bilancio 2026, per Regioni ed enti locali di adottare regolamenti propri di “definizione agevolata” delle entrate tributarie e patrimoniali, con riduzione o esclusione di interessi e (anche) sanzioni, a condizione di rispettare vincoli di bilancio e principi costituzionali.
Quest’ultima facoltà però i contribuenti agrigentini rischiano i perderla. La scommessa sulla pace fiscale locale potrebbe arenarsi negli ingranaggi della burocrazia e le responsabilità politiche sono adesso tutte le consiglio comunale.
A due mesi dall’avvio formale dell’iter, la tanto attesa rottamazione delle cartelle esattoriali per tributi locali come IMU, TARI e TOSAP siamo ancora alla fase dello studio, delle limature del regolamento attuativo, delle firme necessarie per renderla operativa e dell’approvazione definitiva del testo da parte del consiglio comunale.
D’altra parte cosa ci si poteva aspettare da un consiglio comunale che non ha certamente brillato in questi cinque anni per impegno e ha fatto registrare un numero notevole di sedute andate deserte e rinviate?
Si tratta di una manovra di vitale importanza strategica per le asfittiche casse di Palazzo dei Giganti.
Il Consiglio comunale di Agrigento ha formalmente approvato l’adesione alla definizione agevolata dei tributi locali lo scorso 24 febbraio, recependo un atto di indirizzo che il sindaco Francesco Miccichè aveva già avviato il 30 gennaio. La delibera, accolta con favore dall’Amministrazione, prevede la possibilità per i contribuenti di “rottamare” le cartelle relative a Imu, Tari e Tosap, estinguendo il debito con il pagamento del solo capitale, con conseguente azzeramento di sanzioni e interessi.
L’iter previsto però va vanti con una tale lentezza che le associazioni di categoria sono intervenute sollecitando tempi certi. L’Amministrazione ha assicurato che i lavori procedono spediti con l’obiettivo di approvare il provvedimento entro la prima settimana di aprile, ma i fatti sono diversi; tanto la Confcommercio Agrigento, in una nota ufficiale indirizzata al sindaco lo scorso 10 marzo, ha espresso soddisfazione per il via libera politico, ma ha lanciato un vero e proprio monito affinché l’iniziativa “non resti paralizzata dalla burocrazia” .
“Apprezziamo la volontà politica espressa dalle assise cittadina – ha dichiarato il presidente Francesco Picarella – ma senza un regolamento tecnico che definisca tempi certi e modalità di adesione, la rottamazione resta inoperativa. Le imprese del territorio, che affrontano una fase economica ancora complessa, hanno bisogno di strumenti immediati per ritrovare equilibrio finanziario”
Un soggetto economico gravato da iscrizioni a ruolo definitive, infatti, si trova preclusa l’opportunità di partecipare a bandi pubblici, non può ottenere il rilascio del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva) necessario per incassare i pagamenti dalla Pubblica Amministrazione, e si vede rifiutare nuove autorizzazioni commerciali o finanziamenti bancari. La “pace fiscale” agisce quindi come un defribillatore per l’economia locale stagnante. Per la moltitudine di commercianti, artigiani e operatori turistici locali, regolarizzare le complesse posizioni pregresse, specialmente quelle relative ai pesantissimi carichi della TARI e ai canoni della TOSAP per l’occupazione del suolo pubblico, rappresenta spesso la condicio sine qua non per mantenere attive le preziose licenze commerciali, per non farsi revocare gli affidamenti bancari o per avere i requisiti base di partecipazione ai bandi per le forniture della Pubblica Amministrazione.
L’iter attuativo della rottamazione ad Agrigento ha subito una brusca, inattesa e controversa frenata nel mese di marzo. Il delicato e ineludibile passaggio dalla mera espressione della volontà politica (la delibera di indirizzo) all’effettiva operatività normativa e contabile richiede, per dettato normativo, la redazione e l’approvazione di un rigoroso regolamento tecnico comunale. In totale assenza di tale regolamento, il quale ha l’onere di specificare i modelli di istanza, le finestre temporali di adesione, il numero massimo di rate concesse e le esatte annualità oggettivamente sanabili, la delibera consiliare rimane pura astrazione politica, priva di qualsiasi efficacia verso i terzi.
Ebbene solo nella giornata del 15 marzo, la sesta commissione consiliare si è riunita per avviare l’analisi della bozza del regolamento, con un confronto che ha coinvolto gli uffici comunali, l’assessore al Bilancio Patrizia Lisci, e i rappresentanti dell’Ordine dei dottori commercialisti, di Confcommercio e della Camera degli avvocati tributaristi di Agrigento. Sono trascorsi quasi altri dieci giorni e la commissione consiliare si è riunita solo nuovamente ieri (ma non abbiamo a riguardo comunicati ufficiali) per limare ulteriormente il regolamento.
La rottamazione comunale non è un’estensione automatica della sanatoria statale: senza una delibera specifica, la rottamazione locale non si attiva.
Il rischio che i tempi per approvare il regolamento in questi giorni è alto perché molto presto il consiglio comunale dovrà sospendere i propri lavori e tutto deve passare anche dal dirigente comunale che deve dare il pare sull’atto e dai revisori dei conti. Senza un testo regolamentare di natura squisitamente tecnica che stabilisca tempi certi, parametri di inclusione e rigorose modalità di adesione formale, la tanto sbandierata rottamazione resta “di fatto non operativa”, una mera enunciazione di principi inapplicabile agli sportelli comunali.
Le motivazioni alla base di questo rallentamento istituzionale non sono da ricercarsi esclusivamente in limitazioni di natura burocratica, nella carenza di personale o nei fisiologici tempi tecnici di redazione da parte degli uffici del Settore Finanziario. Esse affondano le radici in un profondo e lacerante ripensamento politico emerso all’interno degli stessi gangli della maggioranza consiliare e dell’esecutivo Miccichè.
Arrivano comunicati e post sui social di consiglieri comunali dell’opposizione soprattutto che assicurano che faranno tutto il necessario per portare in aula il testo entro la prima settimana di aprile, per consentire al Consiglio comunale di deliberare nei tempi utili prima della fine della consiliatura. Ma talune dichiarazioni hanno il sapore di propaganda elettorale.
Le elezioni amministrative si terranno il 24 maggio, pertanto fino all’8 aprile il Consiglio Comunale manterrà la pienezza dei propri poteri ordinari e di indirizzo politico.
Dal 9 aprile (45° giorno antecedente al voto), con la convocazione dei comizi si aprirà il cosiddetto “periodo bianco”. Da questa data, l’assise civica potrà riunirsi e deliberare esclusivamente per adottare atti urgenti e improrogabili.
Fonte: Report Sicilia
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