Al momento stai visualizzando A otto mesi dalla tragedia, la famiglia di Marianna Bello chiede giustizia

A otto mesi dalla tragedia, la famiglia di Marianna Bello chiede giustizia

  • Autore dell'articolo:
  • Categoria dell'articolo:Cronaca
  • Commenti dell'articolo:0 commenti

A otto mesi dalla tragedia, la famiglia di Marianna Bello chiede giustizia. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

Cosa sta succedendo

⏱️Tempo di lettura: 4 min

Sono trascorsi otto mesi dalla tragedia in cui perse la vita la favarese Marianna Bello, sposata e madre di tre figli in tenera età. La donna che venne inghiottita dal collettore idrico nel centro di Favara, durante il nubifragio che lo scorso 1 ottobre si era abbattuto, provocando una alluvione. A chiedere giustizia è da allora il marito Renato Salamone il quale ha affidato all’avvocato, Salvatore Cusumano le chiavi per cercare di avere la verità. Marianna non si è suicidata, Marianna è morta per cause da accertare. La Procura di Agrigento ha avviato le indagini, ma non ha ancora prodotto alcun atto ufficiale, in ogni direzione. L’1 ottobre 2025 sul territorio comunale di Favara la Protezione Civile Regionale aveva diramato una allerta gialla, per un evento meteorologico avverso e di straordinaria intensità, caratterizzato da precipitazioni intense e persistenti che hanno rapidamente causato un innalzamento dei livelli idrici lungo le vie cittadine con la creazione di veri corsi d’acqua che travolgevano cose ed oggetti. Tale evento, di per sé già potenzialmente dannoso, ha avuto esiti tragici aggravati da una serie di rilevanti carenze e omissioni nella gestione del rischio idraulico e nella comunicazione preventiva. L’allerta gialla indica una criticità ordinaria, con possibili fenomeni localizzati, mentre l’allerta rossa indica una criticità elevata e diffusa, con pericolo di danni ingenti e estesi a cose e persone.

punto ritrovamento marianna bello

Questione di allerta …

Scriveva l’avvocato Cusumano nell’esposto inviato alla Procura: “La principale differenza sta nell’intensità, estensione e livello di rischio: il giallo è una criticità “ordinaria” che richiede attenzione, mentre il rosso è “elevata” e indica scenari di pericolo serio come nel caso verificatosi in data 01/10/2025 a Favara e non solo. Peraltro, l’allerta Rossa indica un livello di criticità elevata, con pericolo grave per la popolazione, possibili danni ingenti e probabile perdita di vite umane come quanto accaduto in Favara con la morte della povera Marianna Bello. L’allerta predetta prevede fenomeni meteorologici o idrogeologici estremi, diffusi e molto pericolosi, che possono includere inondazioni estese, frane di grandi dimensioni, rottura di argini e vento violento con forti raffiche. Di conseguenza, sono necessarie misure di massima precauzione, come rimanere in casa, limitare gli spostamenti e, in alcuni casi, prepararsi a un’evacuazione. Il rischio per la sicurezza delle persone è molto elevato, con possibilità di danni ingenti e perdita di vite umane. Pertanto, se la Protezione Civile Regionale avesse diramato l’allerta Rossa ciò avrebbe comportato, come già accaduto in altre occasioni, la chiusura delle scuole da parte del primo cittadino e la Sig.ra Bello quel fatidico giorno non avrebbe lasciato i figli a scuola ma sarebbe rimasta con quest’ultimi nella propria abitazione”.

Considerato che …

“L’errata emissione dell’allerta meteo gialla anziché rossa rappresenta una grave inadempienza e un comportamento colposo che ha impedito l’attuazione di adeguate misure di protezione civile e prevenzione del rischio, compromettendo la sicurezza della popolazione;  la carenza nella custodia e nella manutenzione del convogliatore idraulico costituisce un evidente caso di negligenza gestionale, che integra la fattispecie di omicidio colposo ai sensi dell’art. 589 c.p., oltre a potenziali violazioni delle norme in materia di sicurezza ambientale e idraulica; le suddette condotte omissive e colpose, in combinazione, hanno prodotto un evento letale, la morte della Sig.ra Bella, che avrebbe potuto e dovuto essere evitato attraverso l’adozione di misure preventive efficaci e da una corretta gestione delle infrastrutture e del sistema di allertamento. Pertanto, è imprescindibile che l’autorità giudiziaria accerti tempestivamente le responsabilità penali, al fine di assicurare giustizia e prevenire il ripetersi di analoghi disastri”.

Cosa chiede la famiglia di Marianna ? Chiede “la punizione dei responsabili delle gravi condotte denunciate riservandosi di costituirsi parte civile nell’eventuale instaurando processo penale. In conclusione, questo è quanto ritiene sia accaduto la famiglia Salamone-Bello quel primo ottobre e che offre all’attenzione della magistratura agrigentina per le valutazioni del caso. Accuse, valutazioni che ovviamente impegneranno gli accusati a difendersi con le modalità che riterranno opportune, specie se venissero convocati dagli inquirenti nell’ambito di una indagine per omicidio colposo che pare ormai un atto dovuto, appunto per accertare eventuali responsabilità o negligenze, come ritenuto dalla famiglia sconvolta da questa immane tragedia”. Una richiesta alla quale la Procura di Agrigento non ha dato ancora alcuna risposta.  Perchè Marianna quella mattina non si è suicidata.

Leggi anche: Altre notizie su Cronaca

Fonte: Report Sicilia

News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.

Lascia un commento