Intolleranza alle domande: la questione arriva a Prefetto e Questore. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.
Cosa sta succedendo
C’è un passaggio che merita una riflessione più profonda rispetto alla stessa vicenda di Piazza Ravanusella.
Per mesi una parte del mondo politico agrigentino ha parlato di “rivoluzione gentile”.
Una rivoluzione che avrebbe dovuto portare dialogo, partecipazione, rispetto delle istituzioni e delle regole.
Eppure basta osservare quanto accaduto nelle ultime ore per comprendere come, dietro gli slogan, la realtà possa apparire molto diversa.
Report Sicilia pubblica un articolo.
Non accusa nessuno.
Non contesta alcuna violazione accertata.
Non emette sentenze.
Si limita a fare ciò che un giornale dovrebbe sempre fare: porre domande.
L’evento svoltosi in Piazza Ravanusella era stato comunicato agli enti competenti?
Erano state richieste le eventuali autorizzazioni previste?
Erano stati assolti gli adempimenti relativi alle esibizioni musicali e ai diritti d’autore?
Domande semplici.
Domande legittime.
Domande alle quali sarebbe stato facilissimo rispondere attraverso documenti, autorizzazioni, comunicazioni o ricevute.
Invece è accaduto altro.
Sono arrivati gli insulti.
Sono arrivati gli attacchi personali.
Sono arrivati i tentativi di delegittimare il giornale.
Sono arrivati decine di commenti nei quali il problema non sembra essere la regolarità dell’evento ma il fatto che qualcuno abbia osato porre delle domande.
Particolarmente significativo appare il lungo post pubblicato dallo Scaro Cafè, tra gli organizzatori della manifestazione.
Un intervento rivolto direttamente a “Peppe”, cioè all’editore di Report Sicilia.
Un intervento che, anziché chiarire pubblicamente quali autorizzazioni fossero state richieste o quali comunicazioni fossero state effettuate, preferisce spostare il confronto sul piano personale e politico.
Il risultato è paradossale.
Un giornale pone quesiti.
Gli organizzatori non producono documentazione pubblica.
I sostenitori attaccano il giornale.
E il dibattito si trasforma in una sorta di processo contro chi esercita il diritto di cronaca.
Ma c’è un aspetto che probabilmente molti commentatori non hanno considerato.
L’articolo di Report Sicilia, il post pubblicato dagli organizzatori e l’intera raccolta dei commenti comparsi sui social network verranno trasmessi alle autorità competenti.
La documentazione sarà inoltrata al Prefetto di Agrigento, al Questore di Agrigento e agli uffici territorialmente competenti della SIAE affinché possano valutare, ciascuno per quanto di propria competenza, i fatti rappresentati, le dichiarazioni pubbliche rese e gli eventuali profili amministrativi collegati alla manifestazione.
Non per accusare qualcuno.
Non per sostituirsi agli organi competenti.
Ma perché in uno Stato di diritto i chiarimenti non vengono forniti attraverso gli insulti sui social network bensì, eventualmente, attraverso la documentazione amministrativa e le verifiche delle autorità competenti.
Ed è qui che emerge il vero tema politico della vicenda.
Chi parla di cambiamento dovrebbe essere il primo a pretendere il rispetto delle regole.
Chi parla di trasparenza dovrebbe essere il primo a favorire i controlli.
Chi parla di rivoluzione gentile dovrebbe essere il primo ad accettare il confronto e le domande.
Perché il rispetto delle regole rappresenta il primo banco di prova per chiunque voglia amministrare una città.
Non esistono regole per gli altri e deroghe per gli amici.
Non esistono controlli da pretendere quando riguardano gli avversari e da rifiutare quando riguardano il proprio ambiente.
Non esistono giornalisti da applaudire quando denunciano ciò che piace e da insultare quando raccontano ciò che dà fastidio.
La vera rivoluzione gentile si misura proprio qui.
Nella capacità di accettare il controllo democratico.
Nella capacità di rispondere ai fatti.
Nella capacità di dimostrare la propria correttezza senza trasformare ogni domanda in un’aggressione personale.
Per questo la vicenda di Piazza Ravanusella va ben oltre una serata di musica.
Perché racconta una città che si trova davanti a una scelta.
Quella tra il rispetto delle regole e la pretesa di esserne esonerati.
Quella tra la trasparenza e l’intolleranza verso chi controlla.
Quella tra la forza degli argomenti e la violenza verbale dei social.
E quando una semplice domanda genera una tale reazione, forse la domanda era più che legittima.
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Fonte: Report Sicilia
News Agrigento continua a seguire la vicenda e fornirà aggiornamenti in tempo reale.





