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Crollo della falesia a Zingarello: Agrigento deve affrontare la realtà

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Crollo della falesia a Zingarello: Agrigento deve affrontare la realtà. Ultime notizie da Agrigento e provincia: aggiornamenti in tempo reale su Cronaca.

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Falesia di Zingarello, un crollo annunciato

Il nuovo crollo della falesia di Zingarello non è una sorpresa, non è una fatalità e non può essere liquidato come l’ennesimo episodio naturale da osservare con rassegnazione. È il risultato di un processo noto, documentato, ripetuto: erosione alla base del versante, arretramento progressivo del costone, instabilità dei materiali argillosi e lapidei, azione del mare, acque meteoriche non governate e assenza di una strategia pubblica credibile.

La denuncia di Mareamico, attraverso Claudio Lombardo, riapre una questione che Agrigento trascina da anni: la fragilità del suo litorale sud-orientale, da Zingarello a Drasy, fino ai tratti più delicati della costa agrigentina. Qui non basta più mettere una transenna, scrivere un’ordinanza, fare un sopralluogo e poi attendere il prossimo distacco. Questa non è gestione del territorio: è contabilità del danno.

Erosione costiera e responsabilità pubbliche

Dal punto di vista geologico, una falesia che cede ripetutamente va trattata come un sistema instabile. Bisogna studiare il piede della scarpata, il deflusso delle acque a monte, le fratture, la litologia, la distanza delle abitazioni dal ciglio, la dinamica delle mareggiate e l’evoluzione della linea di costa. Senza questi dati, ogni intervento è propaganda edilizia o rattoppo emergenziale.

L’amministrazione comunale, presente e futura, ha un dovere elementare: chiedere subito l’intervento della Struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico, coinvolgere Regione, Autorità di Bacino, Genio Civile, Capitaneria e Protezione civile, pretendere un progetto esecutivo e non l’ennesimo fascicolo destinato a dormire in qualche ufficio.

Cosa fare subito per mettere in sicurezza il litorale

Le misure urgenti sono chiare: interdizione effettiva dell’area a rischio, cartellonistica visibile, controlli durante la stagione balneare, rilievo con droni e laser scanner, monitoraggio periodico dopo mareggiate e piogge intense, regimazione delle acque superficiali, verifica statica delle case più vicine, aggiornamento delle carte di pericolosità e piano di arretramento dove la natura non consente difese rigide.

Difendere Zingarello non significa cementare la costa. Significa conoscere il fenomeno, ridurre il rischio e impedire che il mare e l’incuria si mangino spiagge, paesaggio e sicurezza pubblica. La natura fa il suo corso; le amministrazioni, invece, dovrebbero fare il loro lavoro.

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Fonte: Report Sicilia

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