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Agrigentino si conferma capitale delle nidificazioni delle tartarughe marine

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Sei nidi tra Lampedusa, Menfi, Porto Empedocle e Torre Salsa. E oggi, per la Giornata mondiale, il WWF libera in mare un esemplare al largo della costa

Da molti anni ormai, all’alba, gli stessi gesti: operatori e volontari che perlustrano la sabbia in cerca di quelle tracce — due solchi paralleli che salgono dalla battigia e tornano al mare — firma inconfondibile di una femmina di Caretta caretta. E anche la stagione 2026 conferma che il litorale agrigentinotra i preferiti per la  riproduzione della specie nel Mediterraneo.

Il conteggio provinciale è già eloquente. Alla Spiaggia delll’Isola dei Conigli di Lampedusa, gioiello gestito da Legambiente, si contano tre nidi, mentre uno è stato deposto a Menfi e, nei giorni scorsi, altri due ritrovamenti si sono registrati a Porto Empedocle e nella Riserva Naturale di Torre Salsa. La prima deposizione lampedusana, accertata e subito recintata nell’ambito del programma di monitoraggio autorizzato dal Ministero dell’Ambiente, ha aperto la stagione siciliana. Sui nidi del continente vigileranno gli operatori del WWF fino alla schiusa.

Non è un caso che proprio qui converga l’attenzione. La Spiaggia dei Conigli resta l’unico sito italiano in cui le ovodeposizioni sono regolari da decenni, con un numero variabile da uno a sette nidi l’anno: una continuità che fa dell’isola un presidio prezioso per una popolazione mediterranea geneticamente distinta e classificata «vulnerabile» dalla Lista Rossa IUCN.

Il fenomeno è in crescita ovunque: la Sicilia raccoglie da sola circa il 70% dei nidi italiani, e le tecnologie del progetto europeo Life Adapts — eDNA, droni, fototrappole, telemetria satellitare — affiancano ormai il pattugliamento dei volontari nella tutela di habitat minacciati dal cambiamento climatico.

Oggi, 16 giugno, i riflettori tornano sulla nostra costa: l’Oasi di Torre Salsa e il WWF Sicilia Area Mediterranea accompagneranno in mare, al largo di Agrigento, una tartaruga recuperata e curata, mentre l’associazione invita cittadini e turisti a segnalare tracce e avvistamenti alle autorità competenti, a non disturbare le aree di nidificazione e a ridurre luci artificiali e attività invasive sulle spiagge.

Perché proteggere le tartarughe significa proteggere le nostre coste. Su quella sabbia dorata, vegliata un tempo da torri di avvistamento, si gioca oggi una scommessa antica quanto il mare di Akragas.

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Fonte: Report Sicilia

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